Google ha rilasciato una nuova versione di Google Map che presenta tutte le caratteristiche di un WiKi abbinato alle mappe geografiche.
Con Google Map Maker infatti è possibile inserire punti di proprio interesse sulla mappa e condividerli con gli altri utilizzatori che potranno a loro volta editare quanto voi avete inserito, aggiungendo commenti, eventi, ecc.
Il Geo Tagging è una frontiera molto interessante in particolar modo grazie allo sviluppo esponenziale di device mobili sempre più potenti dal punto di vista della capacità di calcolo e dotati di diverse possibilità di connessione alla rete a banda larga, dal HSDPA al Wi-Fi.
Le applicazioni che possiamo immaginare sono molteplici, pensate ad esempio alla possibilità di collegarsi da un Pub grazie al vostro smartphone Wi-Fi e inserire nella mappa il Tag del locale in cui vi trovate scrivendo un vostro commento e dei suggerimenti per dei luoghi da visitare nelle vicinanze.
Chi verrà dopo di voi, grazie ad applicativi di Social Graph di cui il vostro social network preferito sarà dotato, potrà leggere e magari modificare o commentare a sua volta quanto da voi lasciato, magari aggiungendo delle foto ricordo del posto.
Poi magari attraverso Yahoo FireEagle, potrà condividere istantaneamente l’informazione con tutti i componenti del proprio social network anche attraverso Twitter trasmettendo la propria posizione in quel momento e dando la possibilità a chi lo volesse di salvare l’informazione nel proprio itinerario virtuale che sta organizzando per le prossime vacanze.
Magari lo stesso Pub potrebbe incentivare la pubblicazione di foto e commenti facilitando la ricerca dell’indirizzo del proprio Tag su Google Map esponendo un QR Code ( o codice bidimensionale ) fotografando il quale con il proprio smartphone sarà possibile collegarsi direttamente.
Ad esempio nella colonna di destra del nostro blog potete trovare un QR Code attraverso cui potete registrarvi direttamente al nostro RSS sul vostro telefono cellulare.
E’ solo ormai un problema di fantasia…..
Nicola ( www.winext.eu )
La settimana scorsa il Governo ha approvato la manovra finanziaria per i prossimi 3 anni dando ampio spazio al tema del digital divide e prevedendo 800 milioni di Euro per il periodo 2007-2013 per lo sviluppo di reti a banda larga di nuova generazione.
Non è dato sapere ancora come questi soldi verranno stanziati e in base a quali criteri verranno assegnati e a chi, ma ci sono alcuni passaggi che sembrano interessanti come ad esempio una serie di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate e soprattutto l’impegno entro un anno per il rilascio di una serie di decreti legislativi finalizzati alla definizione di un quadro normativo che faciliti e incentivi lo sviluppo delle nuove reti di trasmissione anche attraverso l’abbattimento di una serie di trafile burocratiche.
Ma il tema più caldo e sicuramente attuale è quello riferito alla razionalizzazione dello spettro radio finalizzato a favorire lo sviluppo e l’utilizzo di sistemi di trasmissione senza fili a larghissima banda.
Il comunicato fa un rapido accenno a possibili liberalizzazioni di frequenze attualmente in utilizzo presso l’amministrazione civile e militare al fine di creare i presupposti per l’utilizzo di frequenze molto utili per lo sviluppo di sistemi avanzati di telecomunicazione.
Qualche mese fa avevamo proposto all’AGCom la liberalizzazione, se pure parziale, di alcune frequenze e in particolar modo dei 700 e dei 900 Mhz per lo sviluppo di reti di telecomunicazioni wireless, in particolar modo nelle aree rurali, facendo notare che tali frequenze, per il cui riutilizzo l’AGCom aveva appunto lanciato una consultazione pubblica, sarebbero la soluzione ideale per la copertura di vaste aree geografiche a bassissimo costo.
Chiaramente all’epoca il tutto cadde nel silenzio, ma chissa se ci hanno ripensato? Noi restiamo allerta.
Peccato non si faccia accenno alcuno ad iniziative per la sensibilizzazione e l’incentivazione all’utilizzo di sistemi opensource in modo da evitare di spendere soldi pubblici a favore di costosissimi brevetti, magari anche stranieri, e ottimizzare gli investimenti utilizzando soluzioni aperte a basso costo e in grado di scalare in base alle reali esigenze del territorio senza rendere le pubbliche amministrazioni locali ostaggi dei vendor e della loro tecnologia.
Chiaramente da buoni italiani scettici seguiremo con molta attenzione l’evolversi delle attività, ma per adesso non possiamo non notare con rammarico che anche questa volta il Governo ha perso l’occasione di fare una cosa semplice, giusta, saggia e soprattutto a costo zero per incentivare lo sviluppo di reti di accesso broadband wireless : eliminare il Decreto Pisanu.
Ma noi non demordiamo e torneremo imperterriti a chiederlo ancora, fin quando non troveremo il modo di farci ascoltare.
Per chi fosse interessato alla lettura allego il documento che avevamo portato all’attenzione dell’AGCom con la proposta di una politica per la lotta al divario digitale attraverso l’uso di sistemi wireless. ( è u po datato come documento ma in certi passaggi penso purtroppo ancora attuale ).

Ieri a New York si è tenuta una conferenza di presentazione di una campagna di sensibilizzazione chiamata Internet for Everyone, lanciata da alcuni dei più significativi esponenti della rete a livello mondiale come Jonathan Zittrain, Larry Lessig, Yochai Benkler e che si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione di un accesso democratico ad Internet sul territorio americano.
Il gruppo di lavoro, partendo dalla triste considerazione che la patria che ha dato praticamente i natali ad Internet si ritrova al 15° posto a livello mondiale come penetrazione di Internet perdendo di fatto 11 posizioni dal 2001, tenta di creare i presupposti per la lotta al digital divide americano basando l’iniziativa su 4 principi base :
Quanto riportato nella sezione Why Internet Matters è riconducibile a quanto stiamo vivendo in Italia, come sfortunatamente in buona parte del pianeta, e rappresenta un vero e proprio manifesto adottabile in ogni paese che voglia promuovere seriamente una crescita sostenibile dell’accesso alla rete.
Quanto dichiarato da Robin Chase ” Internet non è essenziale come l’acqua ma sicuramente è essenziale come l’acqua calda” fa scattare un sorriso, anche se un po amaro, ma soprattutto deve far riflettere sull’importanza dell’accesso alla rete per un’ampia partecipazione alla vita sociale e produttiva del paese.
Il Digital Divide o meglio sarebbe chiamarlo Social Divide, non è solo una piaga che divide il nord dal sud del mondo ma una frattura strutturale all’interno degli stessi paesei, degli stessi popoli, in grado di creare in alcuni casi un vero baratro culturale e sociale che lascia sempre più isolati quanti non hanno accesso alla rete.
Qui potete trovare un bel post su ARSTechnica riferito all’evento di NY
Provo a lanciare un appello. Perchè non creare un Internet for Everyone in Italia? Diffondere la cultura digitale e soprattutto difendere il diritto ad un accesso democratico della rete è un dovere di tutti noi che ogni giorno la abitiamo.
La crescita di un paese passa anche attraverso la sua capacità di diffondere nella popolazione l’uso delle tecnologie di comunicazione e in particolar modo di Internet.
Questo assioma però stenta a essere preso in considerazione in paesi come il nostro che pur facendo parte delle Nazioni più potenti del Mondo rimangono ciechi alla necessità di dotare i propri cittadini, il tessuto produttivo e il mondo didattico di un accesso alla banda larga equamente e democraticamente distribuito sul territorio e in particolar modo nelle aree rurali.
Nel frattempo molti paesi in via di sviluppo o quelli più genericamente identificati come “del terzo mondo” prendono coscienza di questa primaria necessità, come ad esempio il Bangladesh in cui il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, una sorta di nostra AGCOM ma pare molto più illuminata, ha lanciato una massiccia campagna di diffusione dell’accesso alla banda larga nelle aree rurali in cui vivono oltre il 70% dei 144 milioni di abitanti.
Il piano della BTRC consiste nel collegamento di tutte le scuole pubbliche alla banda larga in modalità gratuita e l’abbattimento di oltre il 60% delle tariffe di collegamento per ogni tipo di utenza broadband.
In Italia chiaramente non possiamo aspettarci annunci di questo genere perchè sarebbero sproporzionati ma sarebbe già un ottimo risultato la cancellazione del Decreto Pisanu e l’introduzione di agevolazioni per la creazione di reti wireless geografiche da parte di iniziative private li dove le telecom non ritengono profittevole realizzare reti a banda larga.
Il Prof. Brewer dell’Università di Berkeley, da sempre impegnato nella realizzazione di reti wi-fi nelle aree in via di sviluppo come il sud Africa, in una recente intervista ha dichiarato quello che a nostro parere sta alla base dell’importanza delle reti Wi-Fi :
“il bello delle reti Wi-Fi è che non c’è bisogno del carrier per poterle realizzare e le aree rurali non possono aspettare il carrier”
Ed è quello che anche noi stiamo vivendo non solo in Italia ma anche in altre paesi dove nelle aree rurali cresce sempre di più l’iniziativa privata fatta di persone che si “consorziano”, in alcuni casi con l’aiuto della pubblica amministrazione locale, per creare quell’infrastruttura di rete minima che consenta un accesso democratico alla banda larga.
Reti che devono necessariamente costare molto meno di quello a cui siamo ormai abituati e soprattutto che siano in grado di crescere con il crescere delle reali esigenze e siano sotto il controllo di chi le utilizza e non di chi ha la proprietà degli apparati che la compongono.
Grazie al Wi-Fi mesh persone come il Prof. Brewer realizzano reti a banda larga e a bassissimo costo in grado di consentire anche nelle aree più isolate del Mondo la telemedicina, di portare l’informazione e soprattutto di dare una possibilità di futuro produttivo indipendente rispetto i paesi occidentali.
Solitamente, parlando dell’importanza delle reti a banda larga nelle aree disagiate, mi sento dire che forse sarebbe meglio cercare di dar da mangiare a quelle popolazioni prima che Internet, ma la mia riflessione è che limitando i nostri interventi alla semplice sussistenza, senza creare i presupposti per una crescita economica e produttiva autosufficiente di queste aree, non faremo altro che continuare a tenere in ostaggio intere popolazioni senza dargli una via verso la propria indipendenza.
Ogni giorno Google Reader ci riporta la notizia di una rete wireless metropolitana che chiude o un’altra che fatica a tirare avanti a causa non di fattori tecnologici particolari ma semplicemente di business plan completamente campati per aria e finalizzati la maggior parte delle volte a far aumentare il valore dell’azienda che ha installato la rete e fornisce il servizio piuttosto che quello del territorio che serve.
L’ultimo caso è quello dell’operatore Metro-Fi in California che dal 2002 ha scelto come modello di business la copertura di vaste aree in città come Illinois, Portland, San Francisco Bay Area, ecc. e la fornitura di connettività gratuita ai cittadini del luogo.
In questi giorni la compagnia ha annunciato la chiusura progressiva delle reti in alcune di queste città avvisando i cittadini di prepararsi allo shutdown della rete nei prossimi giorni.
Questa scelta non è tanto maturata in seguito allo scarso utilizzo della rete ma soprattutto per l’incapacità della compagnia di trovare un modello di business che consenta di ricavare revenues.
In realtà compagnie come questa non si preoccupano di trovare un modello di ricavi dalle reti wireless metropolitane perchè in realtà il loro modello di business si basa sulla speranza, tipica della vecchia new economy, che poi qualcun altro si compri le reti togliendoli dall’impiccio e consentendogli di fare le valigie per andare a vivere di rendita alle Bahamas.
Come questo esistono almeno una decina di altri casi in giro per il nuovo ma anche per il vecchio continente e il danno derivante da questo tipo di iniziative è molteplice perchè non solo crea un disservizio sul territorio ma mina alle fondamenta la credibilità pubblica rispetto uno strumento invece imprescindibile per la lotta al digital divide e per la creazione di reti di telecomunicazioni efficaci e soprattutto a basso costo sia per le città che per le zone cosi dette rurali.
Il nostro gruppo di lavoro da anni ormai sostiene con forza e in ogni occasione la necessità di rivedere drasticamente le logiche costruttive che stanno alla base della progettazione e della creazione di reti wireless geografiche sia dal punto di vista tecnologico che culturale.
Dal punto di vistra tecnologico riteniamo indispensabile rivedere i modelli realizzativi delle reti prevedendo l’utilizzo di tecnologie che consentano una costruzione scalabile dal basso delle reti attraverso l’uso di soluzioni mesh based e soprattutto open source per evitare di utilizzare soldi pubblici per pagare brevetti privati con il risultato non solo di spendere molto di più ma anche di rendere di fatto l’amministrazione pubblica, centrale o locale che sia, schiava di quel dato fornitore.
Dal punto di vista culturale invece si rende necessario un cambio di atteggiamento che porti ad una progettazione delle reti che prenda in considerazione le esigenze reali del territorio, della popolazione residente e del tessuto produttivo.
Un progetto che non tenga conto della densità di popolazione e del reddito della stessa nelle varie zone, delle aziende presenti sul territorio e che soprattutto non collabori in modo stretto con la pubblica amministrazione locale per la ricerca di un rapporto di scambio di servizi nel comune interesse di aumentare il valore delle proprie attività, è un progetto destinato a morire nell’arco di breve tempo ma non prima aver fatto magari la fortuna del fornitore di apparati che nel frattempo ha venduto i suoi prodotti risultando così l’unico ad aver fatto l’affare.
Non può esistere una rete gestita esclusivamente da privati che hanno preso l’appalto dall’amministrazione pubblica o hanno semplicemente pagato una concessione. Deve essere creato un progetto di sviluppo in cui la PA locale metta a disposizione ad esempio le sue strutture a fronte della garanzia da parte del provider, proprietario della rete, di fornire un determinato livello di servizio per le strutture pubbliche o per zone particolarmente disagiate a costi estremamente contenuti o addirittura gratuitamente.
Deve esser previsto un piano di sensibilizzazione sui cittadini che, a fronte di un servizio a basso costo, si rendano disponibili a collaborare “dal basso” alla creazione di una rete che si espanda con l’espansione delle esigenze del territorio.
Abbiamo sempre ritenuto inutile utilizzare subito migliaia di access point sparsi in modo piu o meno indiscriminato sul territorio, ma al contrario crediamo fermamente in uno sviluppo modulare della rete in grado di farla crescere secondo le reali esigenze della popolazione e delle imprese presenti e non in base alle esigenze di budget degli hardware vendor e dei loro distributori.
In questo modo pensiamo che lo stesso provider privato possa trovare un modello di business sano che veda giungere gli introiti da un modello di servizio modulare in cui possano coesistere tariffe “popolari” senza particolari garanzie di servizio, insieme a tariffe “professionali” per quegli utenti che invece necessitano di livelli di servizio garantiti.
Nel nostro piccolo abbiamo creato e stiamo creando reti in Italia basate su questo modello con una certa soddisfazione da parte di tutti gli attori coinvolti e vediamo che ultimamente città importanti stanno lanciando bandi di gara basati su questo modello come ad esempio quello da poco pubblicato dalla città di Bologna per l’espansione del progetto Iperbole.
A conferma dell’efficacia di questo tipo di modello c’è la case history di Singapore in cui grazie ad un lavoro congiunto fra l’autorità di Governo locale e un gruppo di provider è stata creata una rete wireless cresciuta nel tempo ( oggi conta circa 7.200 hotspots ) e che oggi conta oltre 850.000 utilizzatori felici.
Wireless@SG , questo il nome del progetto, è nata infatti dall’accordo fra pubblica amministrazione e impresa privata in cui la prima ha dettato le regole per assicurare un servizio minimo a zero costo per i primi 3 anni e poi a costo molto basso, si parla di 1,5$/mese per il collegamento Internet e 3,6$/mese per il servizio VOIP, per gli anni successivi.
Inoltre il Governo di Singapore si è garantito il servizio nei luoghi pubblici mettendo sulla bilancia la disponibilità delle proprie strutture e dei propri mezzi.
Dal nostro punto di vista continueremo a condividere questa nostra visione nella decisa convinzione che sia l’unico approccio possibile verso la costruzione di strumenti di comunicazione senza fili veramente efficaci per l’abbattimento progressivo del divario digitale prima che diventi un divario sociale.
Di seguito riporto una nostra presentazione in cui descriviamo più nel dettaglio quanto ho provato a sintetizzare in questo post.
Questo video lo abbiamo realizzato un po di mesi fa ma continua ad essere attuale e soprattutto efficace per condividere la nostra esperienza e il nostro modo di interpretare le reti wireless mesh.
Fino a qualche tempo fa esisteva una mappa che identificava e separava in modo più o meno netto le diverse tecnologie di trasmissione Wireless partendo dalle PAN ( Personal Area Network ) in cui vengono allocati ad esempio il Bluetooth e lo Zigbee, le LAN ( Local Area Network ) dove trovano posto i protocolli Wi-Fi, le MAN ( Metropolitan Area Network ) venute alla ribalta negli ultimi tempi con il Wi-Max e per ultime le WAN ( Wide Area Network ) più comunemente conosciute come le tecnologie cellulari.
In realtà i confini in particolare fra le PAN e le LAN si stanno sempre più assottigliando a favore del Wi-Fi che seppur continuamente bistrattato continua a dimostrarsi l’unico standard wireless veramente stabile a livello internazionale tanto da essere preso sempre più in considerazione anche per la creazione di sistemi di trasmissione wireless a banda larga a corto raggio.
Capita sempre più spesso infatti di vedere progetti in cui il Wi-Fi sta alla base delle Wireless Sensor Networks ( WSN ) o ne costituisce parte integrante con sensori wireless ZigBee based.
Ultimamente anche il nostro team è impegnato nella progettazione di WSN ZigBee e WiFi mesh based ad esempio per il monitoraggio di campi agricoli o per applicazioni automotive che consentano soprattutto l’integrazione di apparati ad esempio di videosorveglianza e forniscano contemporaneamente connettività hot spot agli operatori o in caso di reti geografiche o metropolitane agli stessi cittadini.
Nelle ultime settimane però si stanno susseguendo diversi lanci stampa da parte di alcuni importanti produttori di microchip come Broadcom e Intel che annunciano l’imminente rilascio di soluzioni PAN basate su microchip Wi-Fi integrabili all’interno di apparati consumer come tastiere, lettori DVD, impianti audio wireless, ecc.
Questo tipo di applicazione oggi è possibile con l’utilizzo di tecnologie wireless sicuramente più raffinate ma anche molto più di nicchia come le WirelessHD e le WirelessHDI che consentono la trasmissione di grandi quantitativi di dati che le normali PAN non possono garantire ma presentano alti costi e non sono facilmente reperibili.
L’utilizzo del Wi-Fi potrebbe di fatto massificarne la diffusione e aprire così il mercato grazie al basso costo e ad un uso sostanzialmente semplice.
La presenza di microprocessori Wi-Fi diffusi nell’ambiente potrebbero altresì dare il via a quelle che possiamo identificare come Wireless Content Mesh Network ovvero delle vere e proprie reti di contenuti che all’interno dell’ambiente domestico sarebbero in grado di rendersi automaticamente disponibili da qualsiasi device nell’area.
La presenza di microchip Wi-Fi in apparati di elettronica di consumo è sempre più diffusa come ad esempio negli iPhone, nella serie N dei telefoni Nokia, nei Nintendo DS, in alcune macchine fotografiche digitali e addirittura in alcune memorie flash, ma i prodotti annunciati da questi due colossi potrebbero portare importanti novità all’interno delle nostre case, dei nostri uffici e, perchè no, delle nostre auto.
Immaginate ad esempio la possibilità di avere una rete Wi-Fi all’interno della propria auto in grado di collegarsi con il vostro iPhone o con la vostra memory card o il navigatore satellitare e che consenta al vostro elettrauto ad esempio di fare un check completo e rapido completamente Wireless.
Ma l’altra grande novità potrebbe arrivare nei prossimi mesi da due gruppi di studio della IEEE che stanno sviluppando nuovi protocolli Wi-Fi Gbit-Class funzionanti sulla frequenza di 60 Ghz per applicazioni PAN. Il primo gruppo è il VHT ( Very High Troughput ) e il secondo è il .3c e, se riusciranno a trovare un accordo per l’uso comune della frequenza, potrebbero cambiare sensibilmente lo scenario delle tecnologie wireless a corto raggio.
Per avere maggiori info potete leggere questo articolo su EETIMES.com
La possibilità di distribuire l’intelligenza di routing su tutti questi apparati wi-fi based, a prescindere dalla frequenza di utilizzo, rappresenta un’opportunità unica per la creazione di reti wireless diffuse, autoconfiguranti e soprattutto in grado di garantire la scalabilità per un’ottimizzazione degli investimenti iniziali.
Mi fa piacere segnalare il podcast dell’intervista rilasciata a Radio Emilia Romagna durante la manifestazione Research 2 Business a Bologna.
Ci tengo a ringraziare per la sua simpatia e cortesia Federico Lacche di Radio Città del Capo
Sono stati due giorni piuttosto intensi a Bologna compresa la sorpresa del primo premio ricevuto nell’ambito del Forum degli Investimenti Start2B.
Non posso negare sia stato piacevole e seppure mi renda conto che di questi premi ne esistono un po in giro per le varie manifestazioni devo ammettere che la leggerezza con cui il tutto si è svolto, l’assoluta sorpresa del risultato e soprattutto le condizioni in cui è avvenuto lo hanno reso un’esperienza nel suo piccolo piacevole e perchè no motivo di orgoglio e un pizzico di soddisfazione.
Orgoglio e soddisfazione non tanto per il premio in se, anche se devo dire è stata occasione per conoscere l’Assessore Campagnoli che mi è sembrato persona preparata, attenta e soprattutto veramente disponibile verso le novità, ma perchè penso per noi tutti sia stata una conferma che l’idea alla base della nascita di Wi-Next, seppur evoluta nel tempo, non era sbagliata ne’ tantomeno priva di ogni senso sia tecnologico che di mercato come molti si ostinavano a ripeterci.
Wi-Next vuol dire Andrea, Giampaolo, Francesco, Michele, Gabriele, Andrea ( Snof ), Paola e poi Stefano ed Elena che seppur in IPWorld danno ogni giorno il loro contributo con le loro idee e a volte le bombolette spray per dare un tocco d’arte anche alle piantane. ( il premio aveva una citazione speciale per la bellissima piantana colorata di Blu “Wi-Next” da Elena ).
Wi-Next vuol dire anche altre persone che non sono direttamente coinvolte in prima linea come noi ma che ogni giorno hanno a che fare con i numeri che devono far quadrare per consentirci di andare avanti in questa che è stata forse un’intuizione, magari a metà o forse solo un incontro fortunato di quelli che capitano una volta nella vita ( qualcuno potrebbe dire meno male ) ma sicuramente è stata ed è una bella e faticosa iniziativa che porta l’impronta di ognuno di noi.
Son passati quasi 3 anni dalla prima riunione nell’ufficio del Prof. Angelo Raffaele Meo ( persona che ha lasciato sicuramente un’impronta profonda nel mio modo di intendere la ricerca ) ed è passato ormai un anno e mezzo da quando ci siamo detti che potevamo provarci che l’idea non solo era giusta ma era quasi doveroso portarla avanti perchè non si trattava solo di tecnologia innovativa ma di promuovere un nuovo approccio culturale alle reti wireless e un nuovo modo di vedere l’accesso a quella che ormai possiamo definire la nuova utility e non più una comodity.
Si trattava poi di applicarci un po di creatività e fantasia e questo forse è stato il passaggio più difficile ma che alla lunga, grazie anche al mitico Michele, applicate a piccole dosi ma continuative, hanno contributo a mio parere in modo tangibile a fare di Wi-Next un piccola finestra che consente uno sguardo su un orizzonte diverso.
Come sempre accade le nuove imprese vivono di momenti di grande entusiasmo e passione alternati a momenti, anche più frequenti, di sconforto e anche demoralizzazione che, per chi tenta di fare innovazione, anche se nel piccolo come noi, in Italia a volte sono all’ordine del giorno.
Non contiamo più ad esempio quante volte ci siamo sentiti fare le domande di quelli che dovrebbero fare finanza innovativa ma usano il “manuale dei giovani investitori” ( chi sono i vostri concorrenti, qual’è il vostro mercato, previsioni a 5 anni, ecc.ecc.) e che esordiscono affermando “e sai noi investiamo in società innovative a basso rischio e che abbiano tassi di crescita elevati……”
Allora….. innovazione e basso rischio sono due termini che non vanno proprio d’accordo….. e poi se avessi per le mani una società innovativa a basso rischio e con tassi di crescita elevati……avrei bisogno dei tuoi soldi?!!
Non contiamo più le mille presentazioni e il tempo profuso a spiegare e illustrare il perchè la nostra visione ( non solo nostra chiaramente ) non è solo accettabile ma a volte imprescindibile per disegnare un futuro digitale che consenta un accesso democratico alle reti di telecomunicazioni.
E come noi penso molti altri “imprenditori della ricerca” vivono lo stesso alternarsi di stati d’animo che ruotano però intorno ad una determinazione di ferro.
Ma in questi due giorni a Bologna ci si poteva rendere conto che tutte le difficoltà del caso non possono fermare una marea di entusiasmo e passione per il nuovo che anima un esercito di gente giovane e meno giovane accomunata da un credo tecnologico e scientifico, anche se non sempre condivisibile nei risultati, ma che rappresenta la linfa dell’innovazione che specialmente in Italia penso scorra sempre più grazie all’impegno dei privati più che delle istituzioni.
Voglio chiudere ringraziando l’organizzazione di Research 2 Business non per il premio ma per la cura con cui ha gestito l’evento e perchè per la prima volta mi è sembrato di vedere trattare le start up non come ragazzini che vogliono fare i soldi ma con il rispetto e la cura che si deve a chi ci prova veramente.
Vorrei anche approfittare per ringraziare quanti credendo in Wi-Next ci danno ogni giorno un contributo fondamentale come il team responsabile dell’incubatore delle imprese innovative del Politecnico di Torino.
Questo post non l’ho voluto scrivere per celebrare Wi-Next e i suoi risultati ma è per me un tributo al team con cui ogni giorno ho il piacere di lavorare.
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