Archivio per Luglio, 2008

E’ solo un’antenna?


Antenna Integrata NAAW

Quella nella foto è la nuova antenna Wi-Fi integrata 2,4 e 5 Ghz che abbiamo progettato e realizzato per i nostri nuovi apparati da outdoor.

Ai più chiaramente potrà dire poco ma non mi imbarazza ammettere che per me è un emozione vera vederla dopo settimane di studi e progetti.

Grazie a tutti quelli che ci hanno lavorato in Wi-Next e ai partner esterni che ci hanno supportato.

Nicola

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  • Nella categoria: Wi-Next
  • Paese che vai Wi-Fi che trovi


    Questa volta il paese ( anzi la cittadina ) è proprio in Italia e ho voluto segnalarlo perchè mi è sembrato che sia stata applicata una formula intelligente di costruzione di una rete cittadina, seppur piccola, cresciuta nel tempo e penso con oculatezza di investimento del denaro pubblico.

    Si tratta della rete cittadina di Bra realizzata con tecnologia mesh dal Provider Elsynet e promossa dall’Ascom Bra e dal centro commerciale naturale “La Zizzola” in collaborazione con l’Amministrazione comunale.

    Il servizio è ancora in espansione e viene fornito gratuitamente dallo stesso provider ai cittadini che andranno a registrarsi presso l’ufficio relazioni con il cittadino rilasciando un proprio documento valido ( per fetto del famigerato e a mio parere inutile Decreto Pisanu ).

    Speriamo che il provider e gli attori che hanno creato questa iniziativa sappiano trovare un modello di business in grado di reggere nel tempo. Per adesso il provider annuncia la possibilità di sviluppare servizi che hanno un senso.

    Via i-Dome

    Nicola

    FON e Arezzo….alcune riflessioni


    Leggo che FON e il Comune di Arezzo hanno stretto un accordo per creare una rete wireless cittadina attraverso l’uso di modem router Fonera.

    Pur apprezzando il modello marketing di FON, sicuramente valido se andiamo a vedere i finanziamenti che FON ha acquisito nel tempo, e condividendone pertaltro la visione di una rete che si crea dal basso, mi viene da fare qualche riflessione sulla scelta fatta dal Comune Toscano :

    Il lancio stampa presente sul blog italiano di FON dice “Tutti gli aretini che lo vorranno, potranno diventare Foneros, ovvero membri della community mondiale di FON, e condividere con gli altri la propria connessione a banda larga: in questo modo, con l’installazione di appositi router (le Fonere) nelle proprie abitazioni, ognuno contribuirà alla diffusione del segnale in tutta la città. Inoltre, il municipio farà installare numerosi Hotspot in zone ’strategiche’ del comprensorio, che consentiranno la connessione gratuita al web, garantendo così la ‘copertura’ di tutto il territorio cittadino.

    Cosa significa che andandosi a comprare un router Fonera ogni cittadino contribuirà alla rete cittadina? che ogni cittadino potrà ripetere grazie ai Fonera il segnale messo a disposizione dal Comune di Arezzo e lanciato dai router in outdoor?

    Oppure che ogni cittadino metterà a disposizione la propria banda Internet acquistata da una telecom mettendo così un contratto fra un’azienda privata e un privato cittadino a disposizione della comunità?

    Se così fosse sarebbe doveroso specificare che non si tratta di una rete cittadina ma di una serie di accessi messi a disposizione dai privati. una rete cittadina è un sistema di connessione pervasivo sul territorio, una mappa di accessi è una cosa un po diversa.

    E se così fosse a questo punto l’Assessore all’Innovazione del Comune di Arezzo, Ilario Nocentini, non avrebbe fatto prima a dire ai suoi cittadini di togliere le chiavi Wep e lasciare che tutti ci navighino?

    Ai fini del decreto Pisanu, che io per primo non condivido, il sistema FON, a mio parere, non è a norma per una semplice ragione :

    - non esiste un provider centrale che detenga i log degli utenti che si registrano. I responsabili dei Log e del loro mantenimento per il tempo richiesto dalla Legge rimangono i singoli operatori telefonici che verrebbero chiamati in causa nell’eventualità di un uso fraudolento della linea da parte di terzi. Ma questi non avrebbero la possibilità di sapere l’identità certa di chi si è collegato in quel momento da uno dei loro router perchè l’utente farebbe parte del network FON senza avere un contratto con la telecom di turno.

    Quindi ai fini della Legge vigente, per quanto inutile possa questa essere, mettere un Fonera o aprire la chiave Wep è la stessa cosa.

    Il lancio stampa FON continua con :”I cittadini di Arezzo che vorranno avere accesso gratuito alla rete dovranno semplicemente installare un Router La Fonera nelle proprie abitazioni, condividendo la propria connessione a Internet e creando contemporaneamente un nuovo punto di accesso della rete municipale stessa. I cittadini che non parteciperanno attivamente potranno comunque navigare 15 minuti gratuitamente (previa visione di un video pubblicitario di 15 secondi) o acquistare un pass giornaliero al costo di soli 3,00 euro.

    Cosa significa? che ogni cittadino per poter partecipare alla cosidetta rete cittadina di Arezzo deve comprarsi a spese sue un router obbligatoriamente FON? Se così fosse, una pubblica amministrazione può mettere un’azienda privata, peraltro estera, nella condizione di creare una situazione di monopolio per quello che dovrebbe essere un servizio pubblico?

    Inoltre i cittadini che non acquisteranno un router FON non potranno navigare se non per 15 minuti ( non è specificato nell’arco di quanto tempo) e sorbendosi la pubblicità o pagando “solo” 3 Euro al giorno.

    I soli 3 Euro al giorno e i proventi pubblicitari a chi vanno? Se andassero a FON penso sarebbe un fatto piuttosto grave perchè di fatto si stanno usando mezzi pubblici per promuovere un’azienda privata e aumentare il suo business.

    Il lancio cita ancora : “In una prima fase il Comune di Arezzo installerà i primi HotSpot FON in zone ad alta affluenza: Piazza Grande, Parco Giotto, Piazza della Badia, Parco via Mecenate, Piazza Guido Monico, Parco del Pionta, Piazza S.Agostino, Parco Villa Severi, Foro Boario e altre in fase d’identificazione.

    Se gli hot spot sono stati installati a spese di FON ben venga come iniziativa e FON ha il diritto di fornire il servizio in base alle sue regole commerciali.

    Se gli hot spot invece sono stati acquistati dal Comune di Arezzo e installati a costo della municipalità allora penso dovrebbe essere doveroso far si che tutti i cittadini abbiano la stessa opportunità di accesso alla rete perchè quest’ultima realizzata con soldi pubblici.

    Questo ad oggi non è dato saperlo ma sicuramente in futuro i responsabili del progetto renderanno pubblici i dettagli dell’iniziativa.

    In definitiva pur essendo un grande sostenitore di politiche che consentano la generazione di reti wireless dal basso, ritengo che quest’ultime, se promosse da amministrazioni pubbliche, debbano essere progettare nel solo interesse del cittadino e delle reali esigenze del territorio e soprattutto delle zone digitalmente svantaggiate ( se mi limito ad invitare quelli che hanno l’ADSL a metterla in condivisione avrò delle grandi bolle dove l’ADSL già c’è e continuerò a mantenere divise quelle zone che non hanno le connessioni attivate ).

    L’amministrazione locale, dove necessario, deve farsi carico di promuovere la creazione di reti digitali o direttamente, attraverso la creazione di società di scopo miste pubblico-private, o attraverso la promozione dell’iniziativa privata fornendo però tutti gli strumenti necessari per consentire alle imprese che volessero partecipare di fare la migliore proposta per il territorio e vigilando alchè non si creino situazioni di monopolio che consentano in futuro all’azienda aggiudicatrice di dettare le regole di accesso.

    In ultimo, per evitare che con il tempo le reti wireless cittadine diventino più un modo per ottenere visibilità sui media che per risolvere concretamente il digital divide, sarebbe utile, da parte delle pubbliche amministrazioni, non farsi prendere dalla fretta del lancio stampa e sincerarsi che vengano sempre fornite ai cittadini tutte le informazioni utili e di dettaglio dei servizi che vengono a loro offerti.

    Wi-Next su RaiNews24


    Essere all’interno dell’incubatore delle imprese del Politecnico di Torino ha da subito rappresentato per noi un’importante opportunità per rimanere in contatto con il mondo della ricerca da cui è nato il nostro progetto e per avere una finestra di eccellenza sul mercato della tecnologia e in particolare di quella che si basa sulle politiche opensource.

    La ricerca che ci ripromettiamo ogni giorno di fare è mirata non solo all’individuzione di nuove soluzioni tecnologiche a medio e lungo termine ma anche e soprattutto all’identificazione dei modelli applicativi che queste tecnologie possono abilitare con concreto vantaggio per la comunità.

    Di seguito ho voluto riportare un breve estratto di un servizio andato in onda la scorsa settimana su RAINews24 in cui ho lasciato oltre all’intervista a Giampaolo Mancini ( Mancho ) anche una breve descrizione dell’incubatore rilasciata dal Prof. Cantamessa Direttore della struttura.

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  • Nella categoria: Wi-Next
  • Hot Spot che crescono


    Secondo una recente ricerca rilasciata dalla ABI Research il numero di hot spot nel Mondo nel 2008 è cresciuto del 40% rispetto lo stesso periodo del 2007.

    Il tasso di crescita varia a seconda delle zone, ad esempio la Gran Bretagna fa da padrona in Europa, ma soprattutto l’incremento si accompagna a importanti cambiamenti dei modelli di business che le società che forniscono i servizi di hot spot stanno adottando.

    Infatti l’hot spot wi-fi sembra stia passando da una percezione di costo o al massimo di servizio accessorio per attirare i clienti ad un’opportunità per aumentare le entrate economiche attraverso ad esempio, come in molti aeroporti, la fornitura di connettività wi-fi gratuita a fronte dell’acquisto di film o musica per il proprio viaggio.

    Starbucks invece ha creato un programma di loyalty che premia i clienti più fedeli con minuti di comunicazione gratuiti.

    Questo è sicuramente un fatto positivo, segno che il wi-fi è vissuto sempre più come un vero e proprio asset aziendale in particolar modo per il mercato retail.

    Per un piccolo approfondimento clicca qui

    Per chiudere due segnalazioni che dovrebbero stare nella rubrica “Paese che vai Wi-Fi che trovi” :

    A Gangneung City cittadina di 250.000 abitabti circa nella Corea del Sud, la compagnia Korea Telecom ha realizzato una rete wireless cittadina dedicata alla sicurezza del territorio con telecamere e sensori per il rilevamento di elementi chimici, Co2, ecc.

    La rete è stata realizzata con tecnologia mesh.

    La rete è utilizzabile anche dagli operatori di sicurezza e fornisce connettività gratuita nella zona adiacente alla spiaggia ( Gangneung City è una località balneare piuttosto famosa nella zona ).

    Vedi articolo

    In Estonia invece esiste un progetto per la creazione di una rete wi-fi gratuita su tutto il territorio con una banda minima di 128 Kbps.

    La formula è molto interessante perchè appunto garantirebbe una connessione minima per un uso nomadico e di servizi della rete all’occorrenza senza però interferire con il business degli operatori telefonici della zona.

    Vedi articolo

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  • Nella categoria: Reti Cittadine
  • Una rete Wireless nel Montiferru ( Oristano )


    Foto di Giuseppe con antenne NAAWWi-Next è nata sulla convinzione che le reti wireless debbano nascere dal basso in modo democratico come l’accesso che devono garantire.

    A dire la verità il primo anno è stato abbastanza difficile farsi ascoltare senza vedere dei sorrisi, forse più soghigni, spuntare sulle facce dei grandi esperti di rete che ci ascoltavano.

    Ma il tempo, nel nostro piccolo, ci sta dando ragione e sempre più il concetto di reti bottom up sta uscendo dalla sfera della visione da topi di laboratorio o di garage, ad una realtà sempre più concreta in grado di rispondere alle esigenze sempre più importanti di connettività a banda larga.

    Penso che il progetto che abbiamo e stiamo tuttora continuando a sviluppare in Sardegna nella zona del Montiferru sia la miglior testimonianza possibile di questo spirito che si basa sempre più spesso sulla volontà ferrea di chi decide di non fermarsi davanti alla burocrazia del paese e soprattutto davanti alle motivazioni delle grandi telecom e dei vendor che interpretano le reti cittadine a misura del proprio business plan più che sulle esigenze del territorio e dei cittadini ( e le due cose non obbligatoriamente vanno in contrasto una con l’altra ).Ripetitore NAAW in Montiferru

    Oggi un grappolo di paesini della Sardegna fra cui Scano di Montiferro, Cuglieri, Tresnuraghes, Sennariolo, possono avere accesso alla banda larga grazie alla visione e soprattutto alla tenacia di una persona che ha deciso appunto di creare progetti importanti per la collettività, Giuseppe Rosa.

    Giuseppe ha il merito soprattutto di aver dato vita a Montiferru, paesino di meno di 2.000 abitanti in provincia di Oristano, il primo corso di laurea di primo livello in Ingegneria Informatica creando un vero e proprio distaccamento del Politecnico di Torino sotto il nome di Centro Multimediale Montiferru.

    Non soddisfatto di questo risultato, che lascio solo immaginare quanto è stato importante per i giovani residenti, e conscio della necessità di fornire un collegamento serio alla rete per promuovere la crescita di realtà imprenditoriali nella propria zona, si è rivolto qualche mese fa a noi per capire come poter creare a basso costo un’infrastruttura di rete Wireless in grado di coprire inizialmente un gruppo di paesi e poi di espandersi anche grazie al reinvestimento degli introiti che sarebbero giunti dai servizi erogati sul territorio.

    Ad oggi la rete Wireless di Giuseppe, così mi piace chiamarla, sta espandendo con successo la sua copertura e l’unico freno ad uno sviluppo molto più veloce sia in termini di copertura che di clienti è la cronica scarsità di fibra in quella parte di Sardegna.

    Ma Giuseppe non si è fermato neanche d’avanti all’assenza di corrente elettrica alimentando alcuni apparati con sistemi fotovoltaici ed eolici, dando anche un esempio piccolo ma concreto di utilizzo delle energie alternative per alimentare sistemi di telecomunicazione.

    Sfruttare le risorse naturali e inesauribili del territorio, come aria e sole, per dar vita ad una rete che consenta di abbattere i confini di quel territorio. ( ditemi se non è affascinante )

    La perspicacia, il lavoro, la tenacia e soprattutto l’umilta di persone come Giuseppe sono in grado di dare vita a quello che mille annunci di governanti e di grandi aziende non sono spesso in grado di fare, perchè vanno molto oltre i proclami e mirano alla reale soluzioni di un problema che chi governa sembra non riuscire a prendere in considerazione e cioè la pericolosità del divario sociale e culturale.

    L’auspicio e soprattutto il nostro impegno è quello di aiutare Giuseppe e tutte le persone che hanno il suo spirito, a dare vita a questo tipo di iniziativa, orgogliosi di farne parte con i nostri apparati e con il nostro lavoro a cui questi risultati danno un senso.

    Nicola ( www.winext.eu )

    2008 : il mobile broadband e la massa critica


    Qualche giorno fa Nielsen Mobile ha rilasciato un’interessante ricerca sullo stato della diffusione e dell’uso del mobile web nel Mondo il cui titolo “Critical Mass, The Worldwide State of the Mobile Web” anticipa bene la sostanza del documento.

    Infatti secondo Nielsen il 2008 è l’anno del raggiungimento della massa critica dei navigatori mobili che utilizzano quindi la rete 3G o HSDPA per connettersi al web e accedere ai principali siti di informazione o di servizio.

    A dire la verità la ricerca si concentra più sul mercato americano dove vi sarebbero circa 40 milioni di clienti mobile Internet attivi ( che quindi usano il mobile web almeno una volta al mese ) su circa 254 milioni di utenti mobili.

    I paesi che seguono sono la Gran Bretagna con il 12,9% rispetto il totale clienti mobili e l’Italia con l’11,9% di penetrazione rispetto il mercato mobile.

    Fra i due continenti vi sono anche differenze rispetto i devices utilizzati, negli USA il telefono più utilizzato per i collegamenti al web è il Motorola RAZR, seguito dal fantomatico iPhone, mentre gli europei prediligono il Nokia N95 ma vedremo adesso che il melafonino è sbarcato anche qui cosa accadrà ( ad oggi sono abbastanza scettico sulla presa che il gioiello di Jobs potrà avere in Europa ma aspetto di essere smentito ).

    Scorrendo le pagine della ricerca spesso si fa fatica a capire se i dati che si susseguono sono riferiti al solo mercato americano o a quello mondiale e soprattutto non si riesce a capire il quantitativo di Kb che questi utilizzatori consumano e come mai fra le tabelle non compaiono mai dei dati riferiti ai possessori degli USB Modem che stanno in effetti vivendo un momento di crescita esponenziale sia in termini di vendita che di utilizzo ( pur rimanendo chiaramente una nicchia rispetto il totale degli utenti di telefonica cellulare ).

    Mi hanno fatto riflettere due dati in particolare :

    • il primo è quello riferito al numero di utenti che pur  pagando un servizio di connettività broadband mobile non lo utilizzano mai e forse non sanno neanche di averlo. Anche qui il dato è solo americano e si parla di 95 milioni di persone. Non mi è sembrato di vedere il dato corrispondente in Europa ma ho la sensazione che la percentuale in Italia salirebbe e forse di molto
    • il secondo è riferito alla definizione di utente attivo ( utente che fa utilizzo del servizio almeno una volta al mese ) e del tipo di utilizzo che questi fanno del mobile broadband. Infatti in riferimento a quest’ultimo aspetto si evidenzia che gli utilizzatori del servizio mobile broadband visitano le versioni mobili dei principali provider, alcuni siti di video e soprattutto la posta elettronica

    Questi due aspetti mi lasciano pensare che in realtà non si può parlare di forti utilizzatori del mobile broadband ( utilizzare una connessione a 7,2 Mbps per vedere la pagina WAP di Yahoo non è esattamente sfruttare la potenza della banda larga ) e soprattutto non sono utenti che stazionano su queste pagine o utilizzano i servizi per molto tempo.

    Mi trovo quindi d’accordo con l’analisi, un po cinica forse, che Dean Bubley fa sul suo blog e dove, pur accettando come dato di fatto la forte crescita del mobile broadband, contesta  una visione un po distorta dell’utilizzo che i possessori di handset fanno del mobile broadband e del mobile web in generale.

    Onestamente sono della stessa opinione e ad oggi personalmente, pur credendo fortemente nella crescita dei servizi mobili a banda larga,  faccio ancora fatica a vedere il pubblico del mobile Internet come una forte opportunità per il mercato pubblicitario e da un certo punto di vista mi preoccupa un po’ la possibilità che i grandi player della pubblicità tentino di imprimere una visione distorta del significato di mobile broadband finalizzandolo alla semplice possibilità di colpire con messaggi promozionali più accattivanti il pubblico in movimento.

    Mi piacerebbe invece se il mobile broadband venisse considerato un’importante opportunità per la diffusione di una connettività  ubiqua, composta da un ecosistema di trasmissioni wireless che consenta di garantire un accesso broadband il più diffuso possibile e sempre più a basso costo.

    Nicola ( www.winext.eu )

    Quando l’auto diventa una bolla mesh


    La Chrysler ha annunciato qualche giorno fa una nuova linea di accessori Wi-Fi based  ( ne ho accennato in un post precendente ).

    L’iniziativa si chiama U-Connect ed è finalizzato alla creazione di un vero e proprio eco-sistema di trasmissione multimediale wireless all’interno e all’esterno della vettura attraverso una proposta di 5 soluzioni che possono essere fra di loro combinate.

    La novità più importante è la U-Connect Web ovvero un sistema di connettività wireless che sfrutta il Bachaul 3G o HSDPA combinato ad una radio Wi-Fi per la creazione della bolla wireless all’interno e all’esterno dell’auto.

    Ed è proprio in questo modo che a mio parere vanno considerate queste auto dal punto di vista della trasmissione wireless, delle bolle di segnale che sono in grado di fornire connettività a banda larga e trasportare quindi quantitativi di dati abbastanza importanti ( il limite rimane un po il Backaul HSDPA ).

    Queste bolle però potrebbero anche comunicare fra di loro grazie a particolari tecnologie mesh e comunicare con gli oggetti sulla strada e, se all’interno di un sistema di rete che prevede dello storage intelligente distributo,  interagire con sistemi di geotagging in grado ad esempio di dare direttamente indicazioni alle auto sullo stato della strada o sul traffico in tempo reale.

    Vi sono anche i primi esperimenti di infrastruttura Wi-Fi sulle autostrade come ad esempio in Korea dove una Società americana specializzata in sistemi mesh, la Strix Systems, ha realizzato una rete Wireless su una prima area test di 31 Kilometri.

    Secondo i realizzatori della rete il primo obiettivo è il monitoraggio video del traffico e la trasmissione in tempo reale ai veicoli appunto dotati di un’antenna Wi-Fi mesh che secondo le intenzioni della Strix dovrebbero poter ripetere il segnale alle auto vicine collaborando così all’ampliamento della rete sulla strada.

    Pur essendo i primi sostenitori in Italia della reti mesh e avendone fatto la base del nostro business, mi sento di dubitare sull’effettivo utilizzo che si potrà fare di questo tipo di rete perchè inutile negare che esistano forti problemi di switch off del segnale con oggetti in movimento ad una velocità superiore ai 50 Km orari e sulle autostrade mediamente queste velocità vengono superate.

    Personalmente ritengo molto utili queste applicazioni in ambito cittadino e finalizzate a rendere ad esempio gli autobus e i tram dei nodi di rete in grado di trasmettere i dati necessari al servizio ma anche di ampliare la copertura della rete sul territorio.

    Venendo invece al ludico, fra gli accessori U-Connect, Chrysler ha presentato un sistema di trasmissione audio con hard disc da 30 Gb in grado di interagire via Wi-Fi con il lettore MP3 ( incluso l’iPhone, che potrebbe anche navigare su Web grazie al Backaul HSDPA ).

    Questo vuol dire che se siete abbastanza fortunati da vivere in una villa con garage a fianco casa, potete rendere la vostra auto una risorsa della rete domestica e aggiornare il vostro archivio musicale direttamente in Wireless comodamente seduto sulla poltrona e semplicemente copiando i brani dal vostro hard disc domestico a quello dell’auto.

    Chiaramente se sarete dotati di una scatoletta multimediale che monitora i movimenti della vostra auto, questa potrà trasmetterli alla centrale della vostra assicurazione o del vostro noleggio che vi addebiterà solo la quota di costo riferita all’effettivo spostamento che avete fatto. Non il massimo per la vostra privacy ma con i tempi che corrono un bel risparmio grazie al fatto di pagare il reale utilizzo.

    Nicola ( www.winext.eu )

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  • Terra di Santi, poeti……..e innovatori


    immagine naaw enterpriseQualche settimana fa abbiamo presentato i nostri nuovi apparati N.A.A.W. Wi-Fi Mesh per la creazione di reti wireless geografiche, di seguito riporto il link sul sito di Wi-Next.

    In questo post più che sulle caratteristiche tecniche di trasmissione e le peculiarità mesh dei prodotti, vorrei soffermarmi sul processo che ha portato alla loro progettazione e realizzazione e su quello per cui andiamo particolarmente orgogliosi ovvero che, a eccezione delle schede madri, sia stato tutto ideato, progettato e realizzato in Italia e in particolar modo in quello che una volta era uno dei grandi poli dell’innovazione tecnologica, Ivrea e l’Olivetti.

    Ci sono voluti molti mesi di studio, passione e tanta pazienza per realizzare quelle scatole a forma di casco di Darth Vader ma vedere che i vari pezzi e particolari prendono forma, prima come idea, poi il disegno e poi fisicamente nelle proprie mani è sicuramente un’esperienza che vale la fatica.

    Il guscio, Darth Vader appunto, è stato completamente disegnato al nostro interno e realizzato da un’azienda del varesotto che detiene un particolare brevetto per la produzione in un unico blocco del polietilene. Questo ha consentito di creare un guscio piuttosto articolato in un unico pezzo e quindi in grado di resistere maggiormente agli agenti atmosferici e alle escursioni termiche.

    Le antenne integrate sono state disegnate, direi quasi cesellate, da un vero e proprio artista ingegnere che ha dedicato molte ore alla progettazione e alla realizzazione dei primi prototipi che fossero in grado di funzionare a 2,4 e 5 Ghz in modalità combinata. ( cosa che gli addetti sanno non essere cosi semplice ).

    Il tutto, compresa una speciale meccanica in grado di rendere modulabile il numero di schede interne, è stato ingegnerizzato e reso possibile grazie alla profonda conoscenza tecnologica ancora viva e pulsante che permea Ivrea, ovvero uno dei posti storici dove nacque quella che poteva essere la più grande avventura tecnologica italiana e che ha dato i natali ai grandi manager delle telecomunicazioni oggi seduti sulle poltrone di comando di mezzo mondo tecnologico.

    L’Olivetti è stata per anni bistrattata e sottovalutata nei confronti dei colossi come la IBM ma in realtà ha rappresentato per questo paese un’occasione mancata per essere a livello dei grandi paesi digitali e che hanno fatto della ricerca e sviluppo un pilastro della propria economia.

    Ma l’Olivetti, come altri poli di eccellenza che oggi praticamente non esistono più, ha lasciato evidenti tracce nel tessuto produttivo e tecnologico di questo paese e ancora oggi esistono interi distretti che continuano a produrre innovazione e business grazie a un bagaglio di conoscenza preservato da singoli uomini che ne hanno impedito la dispersione.

    E nel nostro piccolo abbiamo la fortuna di farne parte, umilmente con i nostri prodotti che sono nati come idea, da alcuni ritenuta folle, e che oggi sono realtà grazie all’unione di piccole eccellenze che contribuiscono però a rendere questo paese una terra non solo di santi e di poeti ma anche di scienza e innovazione che fa la differenza nel mondo.

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  • Nella categoria: Wi-Next
  • Paese che vai Wi-Fi che trovi


    Si sa la Spagna vive un momento economico, oltre che sportivo, piuttosto felice e l’iniziativa non manca neanche per lo sviluppo di reti wireless a banda larga.

    Oggi parleremo di due città nel paese iberico che stanno adottando un approccio decisamente diverso verso lo sviluppo della propria rete Wireless cittadina.

    La prima è Malaga che ha deciso di non cimentarsi direttamente nella costruzione di una rete ma di limitarsi a realizzare una mappa degli hot spot liberi che vi sono sul territorio come ad esempio fanno  WeFi e Jiwire due start up che hanno come missione la condivisione degli hot spot fra tutti i propri iscritti.

    Tale decisione pare sia stata presa anche in conseguenza all’esperienza piuttosto controversa della città di Praga che dopo aver realizzato una rete wi-fi gratuita per i propri cittadini si è vista notificare una diffida da parte della UE che ha costretto a limitare l’utilizzo della rete alle sole attività della PA locale.

    Infatti esiste una regolamentazione della UE che impedisce alla pubblica amministrazione di entrare in concorrenza con le imprese private fornendo servizi di telefonia voce e dati alla comunità in maniera gratuita.

    Per questo motivo è sempre necessario, dove la municipalità volesse intervenire per risolvere un gap digitale e sociologico grave, creare società miste pubblico-privato o co-finanziare lo sviluppo di una rete attraverso bando pubblico.

    La seconda città è Girona dove la rete Wireless realizzata ad oggi è limitata ad un’area all’interno della quale si stanno effettuando test per l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, per la copertura di edifici pubblici e l’offerta di connettività gratuita nella aree pubbliche e nei pressi delle Università.

    In base ai risultati del test la copertura wireless verrà espansa all’intera cittadina con modalità e tempi ancora da definire.

    I risultati del test diranno inoltre quali potranno essere le applicazioni più interessanti sul territorio cittadino oltre alla connettività, come ad esempio reti di sensori, controllo del traffico e sistemi VOIP per gli operatori pubblici.

    Personalmente ritengo questo approccio molto corretto perchè finalizzato alla creazione di una rete Wireless veramente disegnata sull’esigenza del territorio e non, come invece spesso accade, sulle caratteristiche della tecnologia utilizzata.

    Nicola (www.winext.eu)

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