Negli ultimi mesi si fanno sempre più frequenti i dibattiti sull’efficacia di una tecnologia wireless rispetto un’altra e spesso addirittura si levano voci che invitano quasi ad abbandonare soluzioni come il Wi-Fi perchè rese obsolete dalle tecnologie WAN ovvero le HSDPA o le HSUPA.
Più volte abbiamo cercato di portare il nostro contributo esprimendo un’opinione che non vuole contrapporre le WAN alle MAN o addirittura alle PAN ma che vede la necessità di immaginare e progettare degli ecosisitemi di trasmissione in grado di sfruttare al massimo tutte le caratteristiche dei vari protocolli a disposizione.
In questo contesto abbiamo disegnato delle ipotesi che vedevano dei sistemi di trasmissione in grado di accedere al backHaul attraverso le reti mobili HSDPA e poi diffondere a livello locale il segnale attraverso sistemi basati su 802.11 ovvero il Wi-Fi in modo da renderli facilmente accessibili ai devices più comunemente diffusi come banalmente il proprio portatile.
Se fossimo infine in presenza di una soluzione Wi-Fi mesh potremmo anche pensare che ogni oggetto presente all’interno dell’area possa ripetere il segnale e creare magari una rete di contenuti in grado di rendere disponibili informazioni, servizi e appunto contenuti in modalità push senza bisogno di effettuarne una ricerca.
Chiaramente la prima applicazione possibile è quella della connessione al web in mobilità sulla propria auto o su un autobus, treno, ecc.
Fa piacere leggere così la notizia che in Svezia la compagnia di autobus Swebus da qualche giorno fornisce la connettività Internet gratuita sui suoi 80 autobus in servizio verso la Norvegia e la Danimarca.
Il backhaul è “garantito” dalla banda HSPA e la rete locale è servita attraverso Wi-Fi per i passeggeri e cablatura Ethernet per gli apparati degli autobus, sia quelli utili per il funzionamento dello stesso sia quelli dedicati all’intrattenimento dei passeggeri.
Chiaramente il primo dubbio sorge sulla capacità di reggere una comtemporaneità di connessioni sufficiente per servire un certo numero di utenti, ma come dico sempre, cominciamo a portare il segnale e poi per i miglioramenti abbiamo tempo e con l’aiuto degli stessi utilizzatori facciamo prima.
Altra notizia interessante, su cui vorrò tornare nei prossimi giorni, è quella che è rimbalzata la scorsa settimana in tutto il Mondo e che vedeva al centro dell’attenzione la Chrysler e l’annuncio del lancio di una serie di automobili provviste di connettività HSDPA e router Wi-Fi per la fornitura di servizi professionali ma anche ludici durante il viaggio.
Questo è un tema sicuramente molto interessante su cui noi stessi stiamo lavorando da qualche tempo e che promette scenari applicativi estremamente promettenti grazie ad applicazioni di portable mesh che sarebbero in grado di trasformare ognuna di queste auto in veri e propri nodi di rete in grado di ottimizzare ad esempio le stesse reti wireless cittadine.
Impossibile? Giochetto da visionari? vedremo, perchè quello che abbiamo capito in questi anni di lotte e di discussioni infinite sui modelli delle reti wireless è che solo il tempo e la pazienza sono quello che serve per poter vedere chi aveva ragione
Nicola ( www.winext.eu )
Ieri durante l’evento Frontiers of Interaction che si è svolto a Torino, è stata trasmessa un’interessante intervista di Robin Good ad Howard Rheingold, uno dei pionieri e visionario dell’era della partecipazione, autore di Smart Mobs, Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura, un libro che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la cultura della generazione bottom up.
Ritengo molto interessante la riflessione di Rheingold sul significato di Digital Divide che deve essere considerato ormai un divario sociale prima che tecnologico.
Condizione imprescindibile per la crescita economica e sociale del Mondo è l’accesso dei popoli all’informazione nel modo più neutrale possibile e per questo motivo non avere accesso alla rete per i prossimi anni potrebbe significare per le zone interessate vedere il prorio divario sociale aumentare in modo irreversibile rispetto le aree digitalizzate.
In questo contesto sicuramente le tecnologie di comunicazione mobile possono giocare un ruolo fondamentale ma sono sfortunatamente soggette ad un controllo dall’alto degli operatori telefonici che certo non possono essere considerati delle Onlus.
La vera sfida quindi continua a giocarsi su due binari paralleli : da un lato la costruzione di tecnologie di accesso pervasive e a bassissimo costo per garantire un accesso il più democratico possibile e dall’altro una costate azione di educazione per imprimere nella società i presupposti per un uso consapevole delle tecnologie.
Nicola ( www.winext.eu )
Inauguriamo stasera una rubrica dedicata alla nascita, ai successi, ai fallimenti e alle chiusure delle tante reti wireless cittadine che prolificano in giro per il mondo.
Non è un semplice esercizio per riportare notizie che già sono pubblicate sui vari siti online specializzati, ma vuole essere un modo per poter analizzare insieme i vari modelli di business per capire il perchè le reti falliscono e cosa c’è alla base del successo di altre.
Beijing in occasione delle Olimpiadi lancerà la propria rete cittadina servita dall’operatore CECT.Chinacomm.
Il progetto prevede un’implementazione su tre fasi con una copertura di circa 100 Miglia quadrate con accesso gratuito durante le Olimpiadi per finire nel 2010 con la copertura completa in banda larga Wi-Fi.
Non è dato sapere il costo dell’accesso quando il servizio sarà a pagamento ne’ è dato sapere quanto sarà libera la navigazione sulla rete wireless o wired che sia.
La speranza è che facciano scelte illuminate come a Singapore con il progetto Wireless@SG nato anche in questo caso gratis per i primi tre anni ma già con un progetto di sviluppo che prevede costi di accesso a bassissimo costo, fortemente diffusi sul territorio e differenziati sulla base delle esigenze della popolazione e del tessuto produttivo.
Chi invece pare non si sia mosso in modo illuminato è il governo locale di Oakland in Michigan e l’operatore Pontiac-based MichTel Communications che stanno per chiudere la rete wireless cittadina costata fino ad oggi circa 6 milioni di dollari e che, a causa della difficoltà di creare un modello di business concreto, fatica a trovare i rimanenti 60 milioni di Dollari necessari secondo il progetto ideato dall’operatore.
C’è da chiedersi cosa pensavano di fare con 70 milioni di dollari.
Una visione forse anche peggiore di quella che ha guidato il progetto Milano Wireless che prevedeva 16 mila access point come prolunghe della rete in fibra di MetroWeb.
E’ veramente necessario per il successo delle reti wireless metropolitane che ci sia una stretta e fattiva collaborazione fra gli operatori privati e l’amministrazione pubblica locale che non deve sostituirsi al primo ma deve impegnarsi da un lato per mettere a disposizione le proprie risorse infrastrutturali e dall’altro imporre dei criteri di servizio che tengano conto delle reali esigenze del territorio oltre che di quelle del business del provider.
Nicola ( www.winext.eu )
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