Archivio per la categoria ‘Digital Divide

Come diventare un WISP


Riceviamo molte richieste di delucidazioni sulle pratiche buracratiche da espletare per poter diventare WISP.

Abbiamo così deciso di dare il nostro contributo per quanti intendano cimentarsi nel magico mondo della banda larga come fornitori di connettività, un po’ per business ma spesso per necessità di organizzarsi per poter avere una connessione decente.

Questo post non vuole avere alcun valore di consulenza e quindi invitiamo chiaramente a rivolgersi a uno studio legale specializzato prima di procedere con le attività.

Precisando che a valle delle varie autorizzazioni è necessario ottemperare ad una serie di obblighi regolamentari di non poco conto previsti dal codice delle comunicazioni elettroniche come ad esempio sistemi di sicurezza, trattamento dei dati, sistemi di autenticazione, ecc., riportiamo di seguito gli step base necessari.

Prima di tutto consigliamo di leggere con molta attenzione il Codice delle Comunicazioni Elettroniche Dlgs 259/03.

Premesso che per chiedere l’autorizzazione è necessario essere in possesso di regolare iscrizione alla camera di commercio e possessori di P.IVA, è necessario compilare l’Allegato A autorizzazione generale per l’offerta al pubblico dell’accesso radio LAN alla rete ed ai servizi di telecomunicazioni” ai sensi del decreto 28 maggio 2003 e relative modifiche apportate dal decreto del 4 ottobre 2005.

All’autorizzazione generale sarà necessario allegare :

  1. Autorizzazione come ISP ( All.9 del codice delle comunicazioni elettroniche )
  2. Certificato d’ Iscrizione alla C.C.I.A.A. con nulla osta antimafia.
  3. Casellario Giudiziale del rappresentante legale o autocertificazione con relativa fotocopia di un documento di riconoscimento
  4. Richiesta della licenza della Questura

Importante ricordarsi che per la fornitura di connettività Internet pubblica è necessario attenersi a quanto stabilito in materia di prevenzione antiterrorismo dal Dlgs 155/2005 meglio conosciuto come Decreto Pisanu.

Su questo ultimo punto vi è una confusione notevole e una pletora di interpretazioni piu o meno personali e quasi tutte finalizzate a giustificare la non linearità dei sistemi con quanto decretato da questa legge che, per quanto inutile e dannosa, esiste e va rispettata nelle sue linee che in realtà sono piuttosto chiare.

Abbiamo allegato al post, per maggiore comodità, i documenti necessari ma invitiamo ancora a consultare, per conferme ed aggiornamenti eventuali, uno studio legale.

In ultimo consigliamo di valutare molto bene gli obblighi regolamentari, che spesso vengono molto sottovalutati, e riflettere bene sugli investimenti necessari per fonire un servizio di buon livello e un’assistenza post vendita allo stesso livello.

Questi giorni sono stati caratterizzati da una serie di importanti eventi storici, l’elezione del primo Presidente USA di colore, l’incontro avvenuto fra il Papa e i rappresentanti delle comunità mussulmane e soprattutto l’uscita di scena di G.W. Bush, ma ai più è passato inosservata un’importante decisione destinata a cambiare profondamente il futuro delle trasmissioni broadband wireless.

La FCC ha deciso di liberalizzare la porzione di spettro sui 700Mhx conosciuta come White Spaces, ovvero quella parte di spettro adibita a fare da “intercapedine” libera fra due frequenze in uso da altri dispositivi, in questo caso i microfoni wireless e le trasmissioni in analogico delle TV.

La decisione è frutto di un’incessante attività di lobbing portata avanti da compagnie del calibro di Google, Microsoft, Intel e Dell, contrapposti ai grandi broadcaster e ai produttori di apparati microfonici wireless, iniziata subito dopo l’assegnazione della licenza sui 700Mhz assegnata a Verizon per la modica cifra di 4,2 Miliardi di Dollari.

Con questa decisione la FCC ha aperto la strada ad una nuova era delle trasmissioni broadband senza fili, dando vita anche ad un nuovo mercato che potrebbe in termini di volumi e valore generato anche superare il successo del Wi-Fi e questo grazie alla possibilità di avere accesso gratuitamente e liberamente ad una porzione di frequenza in grado di sopperire proprio ai problemi “fisici” del wi-fi e con costi decisamente inferiori ( al netto delle avidità dei singoli produttori ).

Il basso costo dei devices e il libero accesso sono stati i due ingredienti che hanno determinato il successo planetario del Wi-Fi, nonostante appunto i non pochi limiti di questa tecnologia, e si può presupporre che presto vedremo sul mercato statunitense i primi devices in grado di interagire con questa tecnologia, primi fra tutti presumibilmente gli smartphone Android, i laptop Dell, che ha annunciato il giorno stesso della decisione della FCC di avere già in cantiere i primi portatili “White Spaces”, e i router “White Spaces”. ( perché no prodotti da Wi-Next J )

Non sarà una strada facile visti gli interessi in ballo, primo fra tutti Verizon che certo non sarà felice di questa decisione visto l’esborso appena fatto, ma si tratta di una vittoria importante per quelle popolazioni che vivono nelle aree digital divise e che con le tecnologie attuali si fatica a servire.

La speranza adesso è, come accaduto con il Wi-Fi, anche il resto del pianeta decida di aprire a questa opportunità ma i tempi temo saranno comunque lunghi visti gli interessi gravitanti intorno a tecnologie proprietarie come il Wi-Max, appena affacciatosi sul mercato e le tecnologie broadband 3G che stanno guidando in questo periodo la crescita dei ricavi degli operatori mobili.

Spero che questa volta l’Europa non si faccia cogliere impreparata e, cosciente del fatto che siamo d’avanti ad una strada senza ritorno, possa giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo di questo nuovo mercato aperto.

Per approfondimenti :
Intervista a Sascha Meinrath sul blog di Wired
Post su PCWorld

In seguito alla pubblicazione del documento della Commissione Europea per il Digital Dividend dello scorso luglio seguita dalla risoluzione pubblicata  dal Parlamento Europeo in settembre in cui si indica la possibilità di dedicare almeno 100 Mhz del Digital Dividend al mobile broadband per consentire l’accesso alla rete in banda larga alla maggior parte possibile della popolazione europea, la discussione intorno alla riallocazione dello spettro lasciato libero dalle televisioni analogiche si è fatto caldo in tutto il vecchio continente.

A inizio ottobre inoltre il Commissario Europeo Viviane Reding ha ribadito questa posizione del Parlamento Europeo in un’interessante intervento tenuto a Dublino in occasione della conferenza annuale del ComReg.
Le due iniziative più interessanti nate dalle indicazioni di cui sopra  si segnalano  in Inghilterra e in Francia, nazioni da sempre attente alle tecnologie di trasmissione e spesso in prima linea nell’innovazione tecnologica e soprattutto digitale.

In UK la Ofcom, l’Ente regolatore britannico, nello spirito libertario che da sempre la contraddistingue nelle sue scelte, ha lanciato un bando in cui chiede di proporre idee innovative che utilizzino anche bande di frequenza attualmente non liberalizzate.

Non si fa esplicito riferimento al digital dividend ma  ci si spinge più in la presupponendo anche la liberalizzazione di porzioni di frequenze attualmente in uso esclusivo del Governo ( in particolar modo del Ministero della Difesa ).

In pratica la OfCom dice : non siamo sicuri che legiferare prima sia corretto e non sappiamo quale porzione di frequenza sarebbe meglio liberalizzare per consentire dei modelli di business innovativi e quindi in grado di apportare vantaggi economici all’intero paese. Quindi proponeteci, fino al 18 dicembre, delle vostre idee applicative e quelle che verranno selezionate potranno utilizzare le frequenze indicate grazie ad una licenza speciale denominata appunto “Innovation License”.

Potete trovare maggiori informazione e scaricare il modulo per sottoporre la propria proposta dal sito del regolatore britannico.

Dall’altra parte della Manica il Governo francese ha deciso di dedicare una porzione invece del digital dividend alle comunicazioni elettroniche a banda larga così come indicato dal Parlamento Europeo.

La porzione scelta è di 72 Mhz fra i 790 Mhz e gli 862 Mhz e secondo uno studio commissionato dall’Ente regolatore francese ARCEP, l’uso di questa porzione per la creazione di sistemi mobili di trasmissione broadband apporterà  all’economica francese oltre 25 Miliardi di Euro in più rispetto all’esclusiva applicazione per le trasmissione audiovisive.

La riallocazione di queste frequenze dovrà avere luogo entro il 2012, secondo quanto indicato nel piano voluto da Eric Besson, Responsabile dell’innovazione digitale del Governo francese, e si pone l’obiettivo di portare la banda larga mobile al 99% della popolazione francese.

La nota dolente sta nel fatto che nel documento non si fa il minimo riferimento a possibili liberalizzazioni di questa porzione di frequenza facendo specifica menzione al possibile rilascio di una quarta licenza 3G dedicata agli operatori telefonici e assegnata attraverso asta.

Indubbiamente gli interessi intorno al tema del digital dividend sono molto alti e la tentazione dei grandi operatori broadcast di ripetere lo stato di monopolio già ottenuto in precedenza sulle frequenze dell’analogico è molto alta, ma diventa necessario, per garantire  l’accesso alla banda larga alla maggior parte della popolazione e del tessuto produttivo, seguire le indicazioni della Commissione Europea e considerare addirittura la liberalizzazione per consentire un libero accesso a questa opportunità anche da parte dei piccoli operatori, così come proposto da Google durante l’asta per i 700Mhz negli USA.

L’accesso libero a porzioni di frequenza significa aprire il mercato alla vera concorrenza dando la possibilità ai piccoli operatori e vendor di apportare innovazione e creatività indispensabili per una crescita continua dell’economia e fondamentali anche per spronare gli stessi incumbent verso la ricerca e lo sviluppo dei propri prodotti.

L’auspicio è che la decisione presa dal Governo francese trovi un seguito negli altri stati membri, anche dove gli operatori broadcast rappresentano un potere economico e politico forte come in Italia, per consentire una crescita armonica del mercato digitale e per la creazione di una sorta di trattato di Schengen digitale che consenta il libero accesso e la libera circolazione all’interno di una rete mobile broadband europea.

Ma l’augurio profondo è che la Commissione Europea indichi nella possibile liberalizzazione di porzioni di frequenze una strada fortemente auspicabile verso la creazione di un modello economico digitale veramente democratico.

Divario digitale o divario culturale


Riprendo una segnalazione di Stefano Quintarelli riguardo una ricerca rilasciata dalla London School of Economics and Political Science su finanziamento della Comunità Europea che analizza l’utilizzo di Internet da parte dei bambini dall’età prescolare fino ai 17 anni.

Il dato che maggiormente mi ha impressionato è l’assenza di una intermediazione da parte dei genitori che, a dire del rapporto, non educano ad un uso consapevole della rete.

Ad esempio nello schemo di seguito emerge chiaramente come in Italia i genitori definiscano molto poco quelle che sono le regole di utilizzo di Internet mentre invece nei paesi nordici, ad esempio, la presenza dei genitori durante l’uso della rete risulta essere molto forte.

Livello di definizione delle regole in famiglia  per l\'uso di Internet da parte dei minori

Sembra quasi che Internet in Italia stia ereditando l’abitudine dei genitori di utilizzare la TV quasi come una balia in grado di ipnotizzare i propri figli; se così fosse sarebbe molto grave.

Altro dato piuttosto sconfortante è il livello d’uso di Internet da parte dei bambini e dei genitori italiani. Dalla tabella che riporto sotto emerge come i bambini ne facciano un uso prevalentemente domestico e comunque molto basso, ma soprattutto non si può non notare che gli stessi genitori si limitano in genere ad un uso medio della rete.

Livello d\'uso di Internet dei figli e genitori in Italia

Pare quindi che non solo la nostra scuola non sia minimante in grado di preparare le nostra future generazioni all’uso di Internet ma anche gli stessi genitori non abbiano coscienza dell’importanza di un uso consapevole di questo strumento per il futuro dei propri figli.

Bisogna specificare che i dati sono un po datati ma ho la sensazione che lo scenario non sia cambiato molto.

E’ possibile scaricare il report da qui.

Ho letto con grande interesse il discorso che Viviane Reding, Commissario Europeo incaricato della società dell’informazione e dei media, ha tenuto a Dublino il primo ottobre scorso in occasione della Conferenza Annuale del ComReg, l’organismo di controllo e gestione delle telecomunicazioni in Irlanda, dedicata non a caso al tema del digital dividend ovvero l’utilizzo dello spettro liberato dal passaggio delle trasmissioni televisive dall’analogico al digitale.

Viviane Reding pone l’accento da subito sull’importanza di dedicare almeno una parte di questo spettro ad un uso open per lo sviluppo di quelle autostrade di trasmissione a banda larga fondamentali per rimanere al passo con lo sviluppo economico e sociale del Mondo intero.

Il tema è sicuramente di estrema importanza strategica e in molte parti del mondo, con particolare riferimento alla guerra in corso negli USA e capitanata da Google, i governi e le istituzioni delegate al controllo degli spettri di trasmissione si stanno concretamente muovendo verso la destinazione di porzioni di spettro a bassa frequenza a un uso aperto che consentirebbe di coprire vaste aree geografiche a fronte di un utilizzo estremamente ridotto delle potenze di tramissione.

Penso sia molto significativo un passaggio dell’intervento del Commissario lussemburghese che dice :

“I firmly believe that it won’t be long before the high speed internet will be essential for a full participation in society – for social and family networking, for dealing with government on line, for e-commerce, for e-learning and for small rural businesses or getting job opportunities into the villages and hamlets. Can we afford not to take these opportunities, not just in Ireland but in all countries that have a big rural population that will otherwise be consigned to the slow lane of the web economy?”

Ebbene questo tipo di messaggio dovrebbe toccare la sensibilità di ogni governo che abbia a cuore lo sviluppo non solo economico ma soprattutto sociale del proprio paese e che comprenda bene che non si può più prescindere dallo sviluppo di reti wireless a banda larga in grado di pervadere i territori e portare soprattutto nelle zone rurali la possibilità di essere collegati non solo al resto del mondo ma anche al piccolo mondo che ci circonda ogni giorno.

L’Italia prima fra tutti, forse, dovrebbe attivarsi in questo senso ma purtroppo sul tema del Digital Dividend nel bel paese gli interessi in gioco sono troppo alti e prevalgono i poteri forti delle grandi compagnie broadcast e delle telecom a scapito della crescita della nostra società digitale.

E’ da molto tempo ormai che con  Wi-Next portiamo avanti il nostro impegno per cercare di sensibilizzare le istituzioni italiane su un uso alternativo delle frequenze basse liberate dal Digital Dividend e di quelle in realtà già libere,  ma si è preferito dare alle telecom la prioprità su questi spettri per consentirgli forse di accellerare maggiormente il ritorno degli investimenti colossali fatti per l’UMTS.

La Comunità Europea in un interessantissimo documento dello scorso novembre ha riportato le linee guida per un uso consapevole dello spettro liberato e il titolo stesso della pagina sta a significare il forte impegno delle istituzioni europee verso questo obiettivo : trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa:
un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale
.

Se il nostro paese si sotrarrà a questo impegno potrebbe mettere i propri cittadini in una situzione di inferiorità digitale estremamente pericolosa per la nostra crescita economica e sociale prossima futura.

google latest invention comics from geek and poke

Google continua il suo impegno, certo non disinteressato, verso la creazione di un open spectrum che consenta una rapida espansione delle coperture wi-fi e soprattutto una gestione semplice ed economica.

Alla fine del mese scorso il gigante di Mountain View ha depositato un brevetto per la creazione di un sistema di gestione delle connettività e del billing delle comunicazioni che sia trasparente e indipendente rispetto gli operatori.

In pratica Google vuole che in futuro ogni utente sia libero di collegarsi alla rete telefonica mobile o al servizio broadband wireless più conveniente per lui in quel preciso momento e luogo, proponendo di fatto una sorta di asta al ribasso per gli operatori.

Il progetto depositato descrive, senza troppi dettagli, tutti i processi che consentirebbero la gestione di questa piattaforma di billing open ma il fatto che Google la abbia presentata come un proprio brevetto chiaramente fa emergere molti interrogativi.

A una prima analisi, l’idea del motore di ricerca può sembrare sia più finalizzata a provocare rumore che ad una reale fattibilità anche a lungo termine, ma in realtà con l’avvento degli smartphone di nuova generazione come l’iPhone, l’Android ( ormai alle porte con T-Mobile ) o il nuovo device mobile che Nokia pare tenere in serbo per la fine dell’anno, la possibilità di interagire con tecnologie di trasmissione miste può diventare un driver per lo sviluppo di soluzioni open e ibride.

Google comunque conferma il suo impegno nello sviluppo del broadband attraverso la creazione di lobby molto potenti con la FCC da un lato e dall’altro con investimenti decisamente ingenti per la creazione di tecnologie di Backhaul come quella in corso con la Sprint Nextel per lo sviluppo di tecnologie Wi-Max Based o per il progetto ancora più avvenieristico per la creazione di una rete satellitare mondiale per la copertura delle aree digital divise del Mondo.

Premesso che non sono uno dei Google Fan che vedono nel colosso di Page e Bryn la salvezza del genere umano,  continuo a ritenere l’impegno di questa compagnia fondamentale per mantenere alta l’attenzione su un tema di primaria importanza per garantire la possibilità di un accesso alla rete a quanta più popolazione possibile in modo da dare a tutti la possibilità di scegliere se farne un uso o meno.

Perchè, dal mio punto di vista, non è indispensabile essere collegati se si può scegliere di non esserlo.

Fonte : CNET

Comics : Geek and Poke

  • 0 Comments
  • Nella categoria: Digital Divide
  • Google e il white spaces



    Google continua la battaglia contro le reti televisive e i produttori di microfoni wireless per l’utilizzo dello spettro di frequenze conosciuto come white spaces e cioè lo spazio non utilizzato che c’è fra due frequenze utilizzate ( in questo caso le trasmissioni TV e i microfoni wireless ).

    Ne abbiamo parlato qualche tempo fa in questo post

    E’ di questa settimana il lancio diFreetheairwaves.com il sito con cui Google intende promuovere l’importanza di liberalizzare questo spettro per realizzare reti wireless a banda larga a basso costo e soprattutto estremamente pervasive sul territorio perchè utilizzanti frequenze basse ( una porzione dei 700 Mhz ).

    L’utilizzo di queste frequenze per la creazione di reti wireless a banda larga sarebbe  auspicabile se non indispensabile per lo sviluppo di quelle “autostrade digitali” di fondamentale importanza per la lotta al digital divide.

    Via Wireless Weblog

  • 0 Comments
  • Nella categoria: Digital Divide
  • Net Neutrality? Si ma come…..


    Il tema della Net Neutrality riempie sempre le pagine dei principali siti e blog che parlano della rete e delle sue implicazioni sociali ed economiche.

    Dopo la decisione di Comcast di limitare il traffico disponibile per ogni cliente a 250 Gb/mese per evitare congestioni sulla rete, la discussione si è fatta, se possibile, ancora più accesa.

    Sul caso Comcast personalmente penso ci sia stata una reazione un po esagerata perchè non penso che per la maggior parte delle persone collegate 250 Gb/mese sia un limite inaccettabile.

    Diverso il caso in cui l’operatore limita l’uso di alcune funzionalità o l’accesso ad alcuni siti perchè ritenuti “sconvenienti” per ragioni tecniche o ancora peggio politiche o sociali.

    Indubbiamente mantenere la rete libera è fondamentale per incentivare l’innovazione e per dare la possibilità a tutti di poter accedere ai contenuti della rete, ma penso sia necessario riflettere sul fatto che in realtà pochi player sulla rete determinano la maggior parte del traffico determinando così possibili oligopoli che nel tempo potrebbero discriminare di fatto l’accesso alla rete ai player più piccoli.

    Penso sia quindi determinante far si che gli utenti possano accedere alla rete in modo libero e neutrale ma al contempo ritengo necessario riflettere su come scongiurare posizioni di netta predominanza in grado di risucchiare le risorse e rendere l’accesso di nuovi player molto più difficile.

    Si potrebbe pensare ad esempio ad una sorta di impegno da parte dei grandi player ( google, facebook, myspace, yahoo!, ecc. ) ad abbattere il proprio impatto attraverso l’immissione di nuove risorse sulla rete a disposizione dei piccoli che devono crescere.

    Comunque su Opposing Views su può seguire un interessante dibattito fra punti di vista autorevoli ma diversi proprio sul tema della Net Neutrality.

    Via TechCrunch

    Comics by Geek and Poke

  • 0 Comments
  • Nella categoria: Digital Divide
  • The Promise of Municipal Broadband


    Voglio segnalare un bellissimo articolo di Craig Aaron sullo stato dell’arte del Municipal Broadband negli USA.

    L’articolo, molto lungo ma interessante, fa uno spietato ma realistico rapporto non solo sui fallimenti e sui successi del Municipal Broadband ma anche sulla politica fallimentare contro il Digital Divide dell’attuale Governo Bush, le minacce anti Net Neutrality di McCain e lo spirito Broadband For Everyone di Obama.

    Interessante il caso di MAIN ( Mountain Area Information Network ) del North Carolina, un’organizzazione no profit che ha sviluppato una rete wireless mesh per la copertura dell’intera area attraverso il contributo degli stessi abitanti della zona.

    Quello che emerge dal lungo post è una situazione non dissimile a quella che si vive in Italia e per certi aspetti ancora più pericolosa dal punto di vista sociale perchè si è in presenza di un divario digitale ancora più netto fra chi ha accesso e chi non ce l’ha.

    Significativa la frase di chiusura :

    We treat water as a utility. We do the same thing with electricity. We have to take the same attitude here toward broadband.

    Via Sascha’s Blog

    Il digital divide e il ruolo dello Stato


    Ho letto con interesse un articolo di Alfonso Fuggetta del 25 luglio scorso su LaVoce.info

    L’intervento parlava del rapporto fra lo stato e le reti di telecomunicazione con particolare riferimento alle reti geografiche a banda larga che sono alla base della lotta al digital divide.

    Fuggetta ha sintetizzato in 5 punti quella che è la sua, ma certo non solo la sua, visione sull’atteggiamento che lo stato deve tenere rispetto la costruzione di autostrade digitali e dei servizi che vi devono viaggiare sopra :

    1. il pubblico non deve sviluppare né gestire infrastrutture in competizione con un operatore privato.
    2. deve favorire lo sviluppo della concorrenza, gestendo in modo appropriato le situazioni di monopolio naturale, come l’ultimo miglio in fibra o, in prospettiva, le stesse antenne del radiomobile.
    3. non deve fare scelte tecnologiche e normative che possano limitare, condizionare o ostacolare lo sviluppo complessivo del mercato.
    4. deve intervenire per rendere possibile l’uso delle tecnologie e dei servizi di Internet da parte di soggetti economicamente o socialmente deboli.
    5. deve garantire che questi servizi trovino il modo di diffondersi e qualificarsi in tutto il territorio nazionale.

    Sul primo punto c’è poco da dire perchè in realtà esiste una normativa europea che vieta alla pubblica amministrazione di entrare in concorrenza con l’iniziativa privata

    Sul secondo punto mi permetto di dire che si sfiora la retorica perchè in realtà di questo tema si parla da tempo immemore e, per lo meno nel nostro paese, i governi che si sono susseguiti si sono dimostrati incapaci di apporre questo controllo. Sulle reti mobili non sono molto d’accordo perchè essendo state sviluppate a fronte dell’acquisto di una licenza, a carissimo costo, e atrtaverso l’investimento di soldi privati mi sembrerebbe un’ingerenza da stato totalitario.

    Il terzo punto ritengo vada in conflitto con il quarto oltre che con il quinto. Il mio parere è che invece lo stato, quando si parla dello sviluppo di infrastrutture primarie per lo sviluppo della società pubblica, debba intervenire come garante della neutralità delle tecnologie utilizzate proprio per evitare che si creino di fatto situazioni di monopolio che costringano la popolazione a dotarsi di una certa tecnologia brevettata per potersi collegare alla rete.

    Va da se che l’impossibilità di intervenire sulle scelte tecnologiche per assicurarsi che vengano utilizzate soluzioni aperte e a basso costo per il cittadino impedisce proprio la garanzia che le fasce deboli abbiano le stesse opportunità di chi invece può avere accesso a tecnologie anche ad alto costo.

    Il bel articolo di Fuggetta continua con un’affermazione che lo stesso fa ormai da molti mesi e che non mi trova d’accordo quando appunto afferma che le reti wi-fi cittadine sono di fatto concorrenti con le chiavette HSDPA o i telefoni di nuova generaazione.

    Fuggetta è un Professore di prestigio e riconosciuto a livello internazionale e sono sicuro che ai fini della provocazione sorvoli sulla differenza fra una rete pervasiva sul territorio in grado di fornire in modo diffuso e soprattutto libero e condiviso i servizi a banda larga e tante chiavette che si connettono ad una rete mobile di proprietà senza fra di loro poter condividere nulla e soprattutto pagando dazio ad una telecom che, per riprendersi da degli investimenti colossali e forse mal ponderati, deve vendere a caro prezzo il servizio.

    Peraltro, tralsciando i grossi problemi tecnici che potrebbero derivare da un uso massivo del mobile broadband, promuovere l’utilizzo della tecnologia mobile a banda larga per la creazione di reti cittadine potrebbe significare consegnare gli stessi cittadini nelle mani degli operatori telefonici che, visti i costi di gestione di queste reti, sarebbero gli unici a poter offrire il servizio.

    Il Wi-Fi, per quanto periodicamente bistrattato, è l’unica vera tecnologia wireless libera da licenze e veramente standard in tutto il mondo e quindi in grado di consentire la creazione di reti anche dal basso grazie ad iniziative locali che si vanno a sostituire spesso sia allo stato sia agli operatori privati che non vedono business nelle aree rurali.

    Tuttavia sono d’accordo con lui quando afferma che la PA debba farsi carico di fornire la connettività wireless nei luoghi pubblici, biblioteche, scuole, municipi, ecc. aggiungendo però che l’amministrazione locale dovrebbe garantire a tutti i cittadini delle condizioni minime di accesso alla rete per lo meno a bassissimo costo e questo attraverso la definizione di linee commerciali che l’operatore in concessione della rete o che dovesse ricevere investimenti pubblici per realizzare la stessa si impegni a rispettare.

    Penso che questo sarebbe molto più efficace di un voucher o di un buono per utilizzare servizi di rete. In questo caso peraltro l’uso ulteriori di soldi pubblici per finanziare l’accesso ad un servizio che è stato realizzato attraverso un co-finanziamento pubblico o ancora peggio completamente privato mi lascia molto perplesso.

    Fuggetta conclude il suo articolo con :

    In sintesi, una strategia di intervento pubblico dovrebbe basarsi su una serie di passaggi molto semplici: piuttosto che avere un ruolo in prima persona di gestore o operatore, il pubblico dovrebbe preoccuparsi di definire le regole, sostenere la domanda (per esempio, di soggetti deboli e pubbliche amministrazioni) ed eventualmente co-investire in quelle società che possono operare da level-playing field e volano per lo sviluppo del mercato.

    Concordo pienamente con la prima parte del messaggio ribadendo però che l’amministrazione pubblica deve definire anche i criteri tecnologici fini a garantire una neutralità totale di accesso per il cittadino e soprattutto a basso costo.

    Trovo invece difficile auspicare co-investimenti pubblici in società che operino da level-playing field se poi in realtà in tutto l’articolo Fuggetta auspica lo sviluppo di reti su sistemi mobili o wi-max o fibra che presuppongono enormi investimenti che certo i nuovi player non sarebbero in grado di affrontare e che sono naturalmente territorio degli incumbent che al contrario non sono mediamente molto propensi ad atteggiamenti “fair” tipici del level-playing field.

    In definitiva penso che sia importante la condivisione di una strategia di sviluppo delle reti broadband digitali che si basino su tecnologie aperte e che siano in grado di creare veri e propri ecosistemi digitali in grado di utilizzare tutte le frequenze disponibili in base alle reali esigenze del territorio e soprattutto costruite sulle necessità dei cittadini, se parliamo di reti anti digital divide, e non solo dei vendor o delle telecom.

    Nicola

    Foto da Flickr

    • Antonio Cirone@Wi-NextBPD
    • Wi-Next Business Partner Day
    • Mancho in meeting@Wi-NextBPD
    • Indicazioni stradali
    • Wi-fighters all'opera
    • N.A.A.W. Enterprise in preparazione
    • N.A.A.W. nell'area test (e Willi)
    • N.A.A.W. nell'area test
    • Antenne_NAAW
    • Rete_Montiferru_2
    • HPIM1316
    • HPIM1311

    Articoli recenti

    Calendario

    Luglio 2010
    L M M G V S D
    « Mag    
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  

    Seguici


    Icone Segui Twitter


    Link a categoria lanci stampa Wi-Next

    Aggiungi a

    Add to My Yahoo!

    Add to Google

    Add to Technorati Favorites

    http://www.wikio.it


    Baner Wi-Next

    On Google Talk

    Mobile QR RSS