Archivio per la categoria ‘Digital Divide

Paese che vai Wi-Fi che trovi


Questa volta il paese ( anzi la cittadina ) è proprio in Italia e ho voluto segnalarlo perchè mi è sembrato che sia stata applicata una formula intelligente di costruzione di una rete cittadina, seppur piccola, cresciuta nel tempo e penso con oculatezza di investimento del denaro pubblico.

Si tratta della rete cittadina di Bra realizzata con tecnologia mesh dal Provider Elsynet e promossa dall’Ascom Bra e dal centro commerciale naturale “La Zizzola” in collaborazione con l’Amministrazione comunale.

Il servizio è ancora in espansione e viene fornito gratuitamente dallo stesso provider ai cittadini che andranno a registrarsi presso l’ufficio relazioni con il cittadino rilasciando un proprio documento valido ( per fetto del famigerato e a mio parere inutile Decreto Pisanu ).

Speriamo che il provider e gli attori che hanno creato questa iniziativa sappiano trovare un modello di business in grado di reggere nel tempo. Per adesso il provider annuncia la possibilità di sviluppare servizi che hanno un senso.

Via i-Dome

Nicola

FON e Arezzo….alcune riflessioni


Leggo che FON e il Comune di Arezzo hanno stretto un accordo per creare una rete wireless cittadina attraverso l’uso di modem router Fonera.

Pur apprezzando il modello marketing di FON, sicuramente valido se andiamo a vedere i finanziamenti che FON ha acquisito nel tempo, e condividendone pertaltro la visione di una rete che si crea dal basso, mi viene da fare qualche riflessione sulla scelta fatta dal Comune Toscano :

Il lancio stampa presente sul blog italiano di FON dice “Tutti gli aretini che lo vorranno, potranno diventare Foneros, ovvero membri della community mondiale di FON, e condividere con gli altri la propria connessione a banda larga: in questo modo, con l’installazione di appositi router (le Fonere) nelle proprie abitazioni, ognuno contribuirà alla diffusione del segnale in tutta la città. Inoltre, il municipio farà installare numerosi Hotspot in zone ’strategiche’ del comprensorio, che consentiranno la connessione gratuita al web, garantendo così la ‘copertura’ di tutto il territorio cittadino.

Cosa significa che andandosi a comprare un router Fonera ogni cittadino contribuirà alla rete cittadina? che ogni cittadino potrà ripetere grazie ai Fonera il segnale messo a disposizione dal Comune di Arezzo e lanciato dai router in outdoor?

Oppure che ogni cittadino metterà a disposizione la propria banda Internet acquistata da una telecom mettendo così un contratto fra un’azienda privata e un privato cittadino a disposizione della comunità?

Se così fosse sarebbe doveroso specificare che non si tratta di una rete cittadina ma di una serie di accessi messi a disposizione dai privati. una rete cittadina è un sistema di connessione pervasivo sul territorio, una mappa di accessi è una cosa un po diversa.

E se così fosse a questo punto l’Assessore all’Innovazione del Comune di Arezzo, Ilario Nocentini, non avrebbe fatto prima a dire ai suoi cittadini di togliere le chiavi Wep e lasciare che tutti ci navighino?

Ai fini del decreto Pisanu, che io per primo non condivido, il sistema FON, a mio parere, non è a norma per una semplice ragione :

- non esiste un provider centrale che detenga i log degli utenti che si registrano. I responsabili dei Log e del loro mantenimento per il tempo richiesto dalla Legge rimangono i singoli operatori telefonici che verrebbero chiamati in causa nell’eventualità di un uso fraudolento della linea da parte di terzi. Ma questi non avrebbero la possibilità di sapere l’identità certa di chi si è collegato in quel momento da uno dei loro router perchè l’utente farebbe parte del network FON senza avere un contratto con la telecom di turno.

Quindi ai fini della Legge vigente, per quanto inutile possa questa essere, mettere un Fonera o aprire la chiave Wep è la stessa cosa.

Il lancio stampa FON continua con :”I cittadini di Arezzo che vorranno avere accesso gratuito alla rete dovranno semplicemente installare un Router La Fonera nelle proprie abitazioni, condividendo la propria connessione a Internet e creando contemporaneamente un nuovo punto di accesso della rete municipale stessa. I cittadini che non parteciperanno attivamente potranno comunque navigare 15 minuti gratuitamente (previa visione di un video pubblicitario di 15 secondi) o acquistare un pass giornaliero al costo di soli 3,00 euro.

Cosa significa? che ogni cittadino per poter partecipare alla cosidetta rete cittadina di Arezzo deve comprarsi a spese sue un router obbligatoriamente FON? Se così fosse, una pubblica amministrazione può mettere un’azienda privata, peraltro estera, nella condizione di creare una situazione di monopolio per quello che dovrebbe essere un servizio pubblico?

Inoltre i cittadini che non acquisteranno un router FON non potranno navigare se non per 15 minuti ( non è specificato nell’arco di quanto tempo) e sorbendosi la pubblicità o pagando “solo” 3 Euro al giorno.

I soli 3 Euro al giorno e i proventi pubblicitari a chi vanno? Se andassero a FON penso sarebbe un fatto piuttosto grave perchè di fatto si stanno usando mezzi pubblici per promuovere un’azienda privata e aumentare il suo business.

Il lancio cita ancora : “In una prima fase il Comune di Arezzo installerà i primi HotSpot FON in zone ad alta affluenza: Piazza Grande, Parco Giotto, Piazza della Badia, Parco via Mecenate, Piazza Guido Monico, Parco del Pionta, Piazza S.Agostino, Parco Villa Severi, Foro Boario e altre in fase d’identificazione.

Se gli hot spot sono stati installati a spese di FON ben venga come iniziativa e FON ha il diritto di fornire il servizio in base alle sue regole commerciali.

Se gli hot spot invece sono stati acquistati dal Comune di Arezzo e installati a costo della municipalità allora penso dovrebbe essere doveroso far si che tutti i cittadini abbiano la stessa opportunità di accesso alla rete perchè quest’ultima realizzata con soldi pubblici.

Questo ad oggi non è dato saperlo ma sicuramente in futuro i responsabili del progetto renderanno pubblici i dettagli dell’iniziativa.

In definitiva pur essendo un grande sostenitore di politiche che consentano la generazione di reti wireless dal basso, ritengo che quest’ultime, se promosse da amministrazioni pubbliche, debbano essere progettare nel solo interesse del cittadino e delle reali esigenze del territorio e soprattutto delle zone digitalmente svantaggiate ( se mi limito ad invitare quelli che hanno l’ADSL a metterla in condivisione avrò delle grandi bolle dove l’ADSL già c’è e continuerò a mantenere divise quelle zone che non hanno le connessioni attivate ).

L’amministrazione locale, dove necessario, deve farsi carico di promuovere la creazione di reti digitali o direttamente, attraverso la creazione di società di scopo miste pubblico-private, o attraverso la promozione dell’iniziativa privata fornendo però tutti gli strumenti necessari per consentire alle imprese che volessero partecipare di fare la migliore proposta per il territorio e vigilando alchè non si creino situazioni di monopolio che consentano in futuro all’azienda aggiudicatrice di dettare le regole di accesso.

In ultimo, per evitare che con il tempo le reti wireless cittadine diventino più un modo per ottenere visibilità sui media che per risolvere concretamente il digital divide, sarebbe utile, da parte delle pubbliche amministrazioni, non farsi prendere dalla fretta del lancio stampa e sincerarsi che vengano sempre fornite ai cittadini tutte le informazioni utili e di dettaglio dei servizi che vengono a loro offerti.

Una rete Wireless nel Montiferru ( Oristano )


Foto di Giuseppe con antenne NAAWWi-Next è nata sulla convinzione che le reti wireless debbano nascere dal basso in modo democratico come l’accesso che devono garantire.

A dire la verità il primo anno è stato abbastanza difficile farsi ascoltare senza vedere dei sorrisi, forse più soghigni, spuntare sulle facce dei grandi esperti di rete che ci ascoltavano.

Ma il tempo, nel nostro piccolo, ci sta dando ragione e sempre più il concetto di reti bottom up sta uscendo dalla sfera della visione da topi di laboratorio o di garage, ad una realtà sempre più concreta in grado di rispondere alle esigenze sempre più importanti di connettività a banda larga.

Penso che il progetto che abbiamo e stiamo tuttora continuando a sviluppare in Sardegna nella zona del Montiferru sia la miglior testimonianza possibile di questo spirito che si basa sempre più spesso sulla volontà ferrea di chi decide di non fermarsi davanti alla burocrazia del paese e soprattutto davanti alle motivazioni delle grandi telecom e dei vendor che interpretano le reti cittadine a misura del proprio business plan più che sulle esigenze del territorio e dei cittadini ( e le due cose non obbligatoriamente vanno in contrasto una con l’altra ).Ripetitore NAAW in Montiferru

Oggi un grappolo di paesini della Sardegna fra cui Scano di Montiferro, Cuglieri, Tresnuraghes, Sennariolo, possono avere accesso alla banda larga grazie alla visione e soprattutto alla tenacia di una persona che ha deciso appunto di creare progetti importanti per la collettività, Giuseppe Rosa.

Giuseppe ha il merito soprattutto di aver dato vita a Montiferru, paesino di meno di 2.000 abitanti in provincia di Oristano, il primo corso di laurea di primo livello in Ingegneria Informatica creando un vero e proprio distaccamento del Politecnico di Torino sotto il nome di Centro Multimediale Montiferru.

Non soddisfatto di questo risultato, che lascio solo immaginare quanto è stato importante per i giovani residenti, e conscio della necessità di fornire un collegamento serio alla rete per promuovere la crescita di realtà imprenditoriali nella propria zona, si è rivolto qualche mese fa a noi per capire come poter creare a basso costo un’infrastruttura di rete Wireless in grado di coprire inizialmente un gruppo di paesi e poi di espandersi anche grazie al reinvestimento degli introiti che sarebbero giunti dai servizi erogati sul territorio.

Ad oggi la rete Wireless di Giuseppe, così mi piace chiamarla, sta espandendo con successo la sua copertura e l’unico freno ad uno sviluppo molto più veloce sia in termini di copertura che di clienti è la cronica scarsità di fibra in quella parte di Sardegna.

Ma Giuseppe non si è fermato neanche d’avanti all’assenza di corrente elettrica alimentando alcuni apparati con sistemi fotovoltaici ed eolici, dando anche un esempio piccolo ma concreto di utilizzo delle energie alternative per alimentare sistemi di telecomunicazione.

Sfruttare le risorse naturali e inesauribili del territorio, come aria e sole, per dar vita ad una rete che consenta di abbattere i confini di quel territorio. ( ditemi se non è affascinante )

La perspicacia, il lavoro, la tenacia e soprattutto l’umilta di persone come Giuseppe sono in grado di dare vita a quello che mille annunci di governanti e di grandi aziende non sono spesso in grado di fare, perchè vanno molto oltre i proclami e mirano alla reale soluzioni di un problema che chi governa sembra non riuscire a prendere in considerazione e cioè la pericolosità del divario sociale e culturale.

L’auspicio e soprattutto il nostro impegno è quello di aiutare Giuseppe e tutte le persone che hanno il suo spirito, a dare vita a questo tipo di iniziativa, orgogliosi di farne parte con i nostri apparati e con il nostro lavoro a cui questi risultati danno un senso.

Nicola ( www.winext.eu )

2008 : il mobile broadband e la massa critica


Qualche giorno fa Nielsen Mobile ha rilasciato un’interessante ricerca sullo stato della diffusione e dell’uso del mobile web nel Mondo il cui titolo “Critical Mass, The Worldwide State of the Mobile Web” anticipa bene la sostanza del documento.

Infatti secondo Nielsen il 2008 è l’anno del raggiungimento della massa critica dei navigatori mobili che utilizzano quindi la rete 3G o HSDPA per connettersi al web e accedere ai principali siti di informazione o di servizio.

A dire la verità la ricerca si concentra più sul mercato americano dove vi sarebbero circa 40 milioni di clienti mobile Internet attivi ( che quindi usano il mobile web almeno una volta al mese ) su circa 254 milioni di utenti mobili.

I paesi che seguono sono la Gran Bretagna con il 12,9% rispetto il totale clienti mobili e l’Italia con l’11,9% di penetrazione rispetto il mercato mobile.

Fra i due continenti vi sono anche differenze rispetto i devices utilizzati, negli USA il telefono più utilizzato per i collegamenti al web è il Motorola RAZR, seguito dal fantomatico iPhone, mentre gli europei prediligono il Nokia N95 ma vedremo adesso che il melafonino è sbarcato anche qui cosa accadrà ( ad oggi sono abbastanza scettico sulla presa che il gioiello di Jobs potrà avere in Europa ma aspetto di essere smentito ).

Scorrendo le pagine della ricerca spesso si fa fatica a capire se i dati che si susseguono sono riferiti al solo mercato americano o a quello mondiale e soprattutto non si riesce a capire il quantitativo di Kb che questi utilizzatori consumano e come mai fra le tabelle non compaiono mai dei dati riferiti ai possessori degli USB Modem che stanno in effetti vivendo un momento di crescita esponenziale sia in termini di vendita che di utilizzo ( pur rimanendo chiaramente una nicchia rispetto il totale degli utenti di telefonica cellulare ).

Mi hanno fatto riflettere due dati in particolare :

  • il primo è quello riferito al numero di utenti che pur  pagando un servizio di connettività broadband mobile non lo utilizzano mai e forse non sanno neanche di averlo. Anche qui il dato è solo americano e si parla di 95 milioni di persone. Non mi è sembrato di vedere il dato corrispondente in Europa ma ho la sensazione che la percentuale in Italia salirebbe e forse di molto
  • il secondo è riferito alla definizione di utente attivo ( utente che fa utilizzo del servizio almeno una volta al mese ) e del tipo di utilizzo che questi fanno del mobile broadband. Infatti in riferimento a quest’ultimo aspetto si evidenzia che gli utilizzatori del servizio mobile broadband visitano le versioni mobili dei principali provider, alcuni siti di video e soprattutto la posta elettronica

Questi due aspetti mi lasciano pensare che in realtà non si può parlare di forti utilizzatori del mobile broadband ( utilizzare una connessione a 7,2 Mbps per vedere la pagina WAP di Yahoo non è esattamente sfruttare la potenza della banda larga ) e soprattutto non sono utenti che stazionano su queste pagine o utilizzano i servizi per molto tempo.

Mi trovo quindi d’accordo con l’analisi, un po cinica forse, che Dean Bubley fa sul suo blog e dove, pur accettando come dato di fatto la forte crescita del mobile broadband, contesta  una visione un po distorta dell’utilizzo che i possessori di handset fanno del mobile broadband e del mobile web in generale.

Onestamente sono della stessa opinione e ad oggi personalmente, pur credendo fortemente nella crescita dei servizi mobili a banda larga,  faccio ancora fatica a vedere il pubblico del mobile Internet come una forte opportunità per il mercato pubblicitario e da un certo punto di vista mi preoccupa un po’ la possibilità che i grandi player della pubblicità tentino di imprimere una visione distorta del significato di mobile broadband finalizzandolo alla semplice possibilità di colpire con messaggi promozionali più accattivanti il pubblico in movimento.

Mi piacerebbe invece se il mobile broadband venisse considerato un’importante opportunità per la diffusione di una connettività  ubiqua, composta da un ecosistema di trasmissioni wireless che consenta di garantire un accesso broadband il più diffuso possibile e sempre più a basso costo.

Nicola ( www.winext.eu )

Paese che vai Wi-Fi che trovi


Si sa la Spagna vive un momento economico, oltre che sportivo, piuttosto felice e l’iniziativa non manca neanche per lo sviluppo di reti wireless a banda larga.

Oggi parleremo di due città nel paese iberico che stanno adottando un approccio decisamente diverso verso lo sviluppo della propria rete Wireless cittadina.

La prima è Malaga che ha deciso di non cimentarsi direttamente nella costruzione di una rete ma di limitarsi a realizzare una mappa degli hot spot liberi che vi sono sul territorio come ad esempio fanno  WeFi e Jiwire due start up che hanno come missione la condivisione degli hot spot fra tutti i propri iscritti.

Tale decisione pare sia stata presa anche in conseguenza all’esperienza piuttosto controversa della città di Praga che dopo aver realizzato una rete wi-fi gratuita per i propri cittadini si è vista notificare una diffida da parte della UE che ha costretto a limitare l’utilizzo della rete alle sole attività della PA locale.

Infatti esiste una regolamentazione della UE che impedisce alla pubblica amministrazione di entrare in concorrenza con le imprese private fornendo servizi di telefonia voce e dati alla comunità in maniera gratuita.

Per questo motivo è sempre necessario, dove la municipalità volesse intervenire per risolvere un gap digitale e sociologico grave, creare società miste pubblico-privato o co-finanziare lo sviluppo di una rete attraverso bando pubblico.

La seconda città è Girona dove la rete Wireless realizzata ad oggi è limitata ad un’area all’interno della quale si stanno effettuando test per l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, per la copertura di edifici pubblici e l’offerta di connettività gratuita nella aree pubbliche e nei pressi delle Università.

In base ai risultati del test la copertura wireless verrà espansa all’intera cittadina con modalità e tempi ancora da definire.

I risultati del test diranno inoltre quali potranno essere le applicazioni più interessanti sul territorio cittadino oltre alla connettività, come ad esempio reti di sensori, controllo del traffico e sistemi VOIP per gli operatori pubblici.

Personalmente ritengo questo approccio molto corretto perchè finalizzato alla creazione di una rete Wireless veramente disegnata sull’esigenza del territorio e non, come invece spesso accade, sulle caratteristiche della tecnologia utilizzata.

Nicola (www.winext.eu)

Howard Rheingold e il nostro futuro tecnologico


Ieri durante l’evento Frontiers of Interaction che si è svolto a Torino, è stata trasmessa un’interessante intervista di Robin Good ad Howard Rheingold, uno dei pionieri e visionario dell’era della partecipazione, autore di Smart Mobs, Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura, un libro che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la cultura della generazione bottom up.

Ritengo molto interessante la riflessione di Rheingold sul significato di Digital Divide che deve essere considerato ormai un divario sociale prima che tecnologico.

Condizione imprescindibile per la crescita economica e sociale del Mondo è l’accesso dei popoli all’informazione nel modo più neutrale possibile e per questo motivo non avere accesso alla rete per i prossimi anni potrebbe significare per le zone interessate vedere il prorio divario sociale aumentare in modo irreversibile rispetto le aree digitalizzate.

In questo contesto sicuramente le tecnologie di comunicazione mobile possono giocare un ruolo fondamentale ma sono sfortunatamente soggette ad un controllo dall’alto degli operatori telefonici che certo non possono essere considerati delle Onlus.

La vera sfida quindi continua a giocarsi su due binari paralleli : da un lato la costruzione di tecnologie di accesso pervasive e a bassissimo costo per garantire un accesso il più democratico possibile e dall’altro una costate azione di educazione per imprimere nella società i presupposti per un uso consapevole delle tecnologie.

Nicola ( www.winext.eu )

Paese che vai Wi-Fi che trovi


Inauguriamo stasera una rubrica dedicata alla nascita, ai successi, ai fallimenti e alle chiusure delle tante reti wireless cittadine che prolificano in giro per il mondo.

Non è un semplice esercizio per riportare notizie che già sono pubblicate sui vari siti online specializzati, ma vuole essere un modo per poter analizzare insieme i vari modelli di business per capire il perchè le reti falliscono e cosa c’è alla base del successo di altre.

Beijing in occasione delle Olimpiadi lancerà la propria rete cittadina servita dall’operatore CECT.Chinacomm.

Il progetto prevede un’implementazione su tre fasi con una copertura di circa 100 Miglia quadrate con accesso gratuito durante le Olimpiadi per finire nel 2010 con la copertura completa in banda larga Wi-Fi.

Non è dato sapere il costo dell’accesso quando il servizio sarà a pagamento ne’ è dato sapere quanto sarà libera la navigazione sulla rete wireless o wired che sia.

La speranza è che facciano scelte illuminate come a Singapore con il progetto Wireless@SG nato anche in questo caso gratis per i primi tre anni ma già con un progetto di sviluppo che prevede costi di accesso a bassissimo costo, fortemente diffusi sul territorio e differenziati sulla base delle esigenze della popolazione e del tessuto produttivo.

Chi invece pare non si sia mosso in modo illuminato è il governo locale di Oakland in Michigan e l’operatore Pontiac-based MichTel Communications che stanno per chiudere la rete wireless cittadina costata fino ad oggi circa 6 milioni di dollari e che, a causa della difficoltà di creare un modello di business concreto, fatica a trovare i rimanenti 60 milioni di Dollari necessari secondo il progetto ideato dall’operatore.

C’è da chiedersi cosa pensavano di fare con 70 milioni di dollari.

Una visione forse anche peggiore di quella che ha guidato il progetto Milano Wireless che prevedeva 16 mila access point come prolunghe della rete in fibra di MetroWeb.

E’ veramente necessario per il successo delle reti wireless metropolitane che ci sia una stretta e fattiva collaborazione fra gli operatori privati e l’amministrazione pubblica locale che non deve sostituirsi al primo ma deve impegnarsi da un lato per mettere a disposizione le proprie risorse infrastrutturali e dall’altro imporre dei criteri di servizio che tengano conto delle reali esigenze del territorio oltre che di quelle del business del provider.

Nicola ( www.winext.eu )

Una finanziaria anti digital divide?


La settimana scorsa il Governo ha approvato la manovra finanziaria per i prossimi 3 anni dando ampio spazio al tema del digital divide e prevedendo 800 milioni di Euro per il periodo 2007-2013 per lo sviluppo di reti a banda larga di nuova generazione.

Non è dato sapere ancora come questi soldi verranno stanziati e in base a quali criteri verranno assegnati e a chi, ma ci sono alcuni passaggi che sembrano interessanti come ad esempio una serie di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate e soprattutto l’impegno entro un anno per il rilascio di una serie di decreti legislativi finalizzati alla definizione di un quadro normativo che faciliti e incentivi lo sviluppo delle nuove reti di trasmissione anche attraverso l’abbattimento di una serie di trafile burocratiche.

Ma il tema più caldo e sicuramente attuale è quello riferito alla razionalizzazione dello spettro radio finalizzato a favorire lo sviluppo e l’utilizzo di sistemi di trasmissione senza fili a larghissima banda.

Il comunicato fa un rapido accenno a possibili liberalizzazioni di frequenze attualmente in utilizzo presso l’amministrazione civile e militare al fine di creare i presupposti per l’utilizzo di frequenze molto utili per lo sviluppo di sistemi avanzati di telecomunicazione.

Qualche mese fa avevamo proposto all’AGCom la liberalizzazione, se pure parziale, di alcune frequenze e in particolar modo dei 700 e dei 900 Mhz per lo sviluppo di reti di telecomunicazioni wireless, in particolar modo nelle aree rurali, facendo notare che tali frequenze, per il cui riutilizzo l’AGCom aveva appunto lanciato una consultazione pubblica, sarebbero la soluzione ideale per la copertura di vaste aree geografiche a bassissimo costo.

Chiaramente all’epoca il tutto cadde nel silenzio, ma chissa se ci hanno ripensato? Noi restiamo allerta.

Peccato non si faccia accenno alcuno ad iniziative per la sensibilizzazione e l’incentivazione all’utilizzo di sistemi opensource in modo da evitare di spendere soldi pubblici a favore di costosissimi brevetti, magari anche stranieri, e ottimizzare gli investimenti utilizzando soluzioni aperte a basso costo e in grado di scalare in base alle reali esigenze del territorio senza rendere le pubbliche amministrazioni locali ostaggi dei vendor e della loro tecnologia.

Chiaramente da buoni italiani scettici seguiremo con molta attenzione l’evolversi delle attività, ma per adesso non possiamo non notare con rammarico che anche questa volta il Governo ha perso l’occasione di fare una cosa semplice, giusta, saggia e soprattutto a costo zero per incentivare lo sviluppo di reti di accesso broadband wireless : eliminare il Decreto Pisanu.

Ma noi non demordiamo e torneremo imperterriti a chiederlo ancora, fin quando non troveremo il modo di farci ascoltare.

Per chi fosse interessato alla lettura allego il documento che avevamo portato all’attenzione dell’AGCom con la proposta di una politica per la lotta al divario digitale attraverso l’uso di sistemi wireless. ( è u po datato come documento ma in certi passaggi penso purtroppo ancora attuale ).

risposta_consultazione_pubblica_agcom_343_07_cons

  • 1 Comment
  • Nella categoria: Digital Divide
  • Internet for Everyone


    Ieri a New York si è tenuta una conferenza di presentazione di una campagna di sensibilizzazione chiamata Internet for Everyone, lanciata da alcuni dei più significativi esponenti della rete a livello mondiale come Jonathan Zittrain, Larry Lessig, Yochai Benkler e che si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione di un accesso democratico ad Internet sul territorio americano.

    Il gruppo di lavoro, partendo dalla triste considerazione che la patria che ha dato praticamente i natali ad Internet si ritrova al 15° posto a livello mondiale come penetrazione di Internet perdendo di fatto 11 posizioni dal 2001, tenta di creare i presupposti per la lotta al digital divide americano basando l’iniziativa su 4 principi base :

    1. L’accesso a banda larga in ogni casa
    2. Possibilità di scelta grazie ad un mercato competitivo
    3. Innovazione e quindi crescita economica e creazione di posti di lavoro grazie ad un maggior accesso alla rete
    4. Open Spectrum e quindi accesso libero e soprattutto democratico

    Quanto riportato nella sezione Why Internet Matters è riconducibile a quanto stiamo vivendo in Italia, come sfortunatamente in buona parte del pianeta, e rappresenta un vero e proprio manifesto adottabile in ogni paese che voglia promuovere seriamente una crescita sostenibile dell’accesso alla rete.

    Quanto dichiarato da Robin ChaseInternet non è essenziale come l’acqua ma sicuramente è essenziale come l’acqua calda” fa scattare un sorriso, anche se un po amaro, ma soprattutto deve far riflettere sull’importanza dell’accesso alla rete per un’ampia partecipazione alla vita sociale e produttiva del paese.

    Il Digital Divide o meglio sarebbe chiamarlo Social Divide, non è solo una piaga che divide il nord dal sud del mondo ma una frattura strutturale all’interno degli stessi paesei, degli stessi popoli, in grado di creare in alcuni casi un vero baratro culturale e sociale che lascia sempre più isolati quanti non hanno accesso alla rete.

    Qui potete trovare un bel post su ARSTechnica riferito all’evento di NY

    Provo a lanciare un appello. Perchè non creare un Internet for Everyone in Italia? Diffondere la cultura digitale e soprattutto difendere il diritto ad un accesso democratico della rete è un dovere di tutti noi che ogni giorno la abitiamo.

    La crescita di un paese passa anche attraverso la sua capacità di diffondere nella popolazione l’uso delle tecnologie di comunicazione e in particolar modo di Internet.

    Questo assioma però stenta a essere preso in considerazione in paesi come il nostro che pur facendo parte delle Nazioni più potenti del Mondo rimangono ciechi alla necessità di dotare i propri cittadini, il tessuto produttivo e il mondo didattico di un accesso alla banda larga equamente e democraticamente distribuito sul territorio e in particolar modo nelle aree rurali.

    Nel frattempo molti paesi in via di sviluppo o quelli più genericamente identificati come “del terzo mondo” prendono coscienza di questa primaria necessità, come ad esempio il Bangladesh in cui il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, una sorta di nostra AGCOM ma pare molto più illuminata, ha lanciato una massiccia campagna di diffusione dell’accesso alla banda larga nelle aree rurali in cui vivono oltre il 70% dei 144 milioni di abitanti.

    Il piano della BTRC consiste nel collegamento di tutte le scuole pubbliche alla banda larga in modalità gratuita e l’abbattimento di oltre il 60% delle tariffe di collegamento per ogni tipo di utenza broadband.

    In Italia chiaramente non possiamo aspettarci annunci di questo genere perchè sarebbero sproporzionati ma sarebbe già un ottimo risultato la cancellazione del Decreto Pisanu e l’introduzione di agevolazioni per la creazione di reti wireless geografiche da parte di iniziative private li dove le telecom non ritengono profittevole realizzare reti a banda larga.

    Il Prof. Brewer dell’Università di Berkeley, da sempre impegnato nella realizzazione di reti wi-fi nelle aree in via di sviluppo come il sud Africa, in una recente intervista ha dichiarato quello che a nostro parere sta alla base dell’importanza delle reti Wi-Fi :

    il bello delle reti Wi-Fi è che non c’è bisogno del carrier per poterle realizzare e le aree rurali non possono aspettare il carrier

    Ed è quello che anche noi stiamo vivendo non solo in Italia ma anche in altre paesi dove nelle aree rurali cresce sempre di più l’iniziativa privata fatta di persone che si “consorziano”, in alcuni casi con l’aiuto della pubblica amministrazione locale, per creare quell’infrastruttura di rete minima che consenta un accesso democratico alla banda larga.

    Reti che devono necessariamente costare molto meno di quello a cui siamo ormai abituati e soprattutto che siano in grado di crescere con il crescere delle reali esigenze e siano sotto il controllo di chi le utilizza e non di chi ha la proprietà degli apparati che la compongono.

    Grazie al Wi-Fi mesh persone come il Prof. Brewer realizzano reti a banda larga e a bassissimo costo in grado di consentire anche nelle aree più isolate del Mondo la telemedicina, di portare l’informazione e soprattutto di dare una possibilità di futuro produttivo indipendente rispetto i paesi occidentali.

    Solitamente, parlando dell’importanza delle reti a banda larga nelle aree disagiate, mi sento dire che forse sarebbe meglio cercare di dar da mangiare a quelle popolazioni prima che Internet, ma la mia riflessione è che limitando i nostri interventi alla semplice sussistenza, senza creare i presupposti per una crescita economica e produttiva autosufficiente di queste aree, non faremo altro che continuare a tenere in ostaggio intere popolazioni senza dargli una via verso la propria indipendenza.

    Foto da Flickr

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