Archivio per la categoria ‘Mobile Broadband

Hotel Chatter ha pubblicato il Report 2010 degli alberghi più o meno virtuosi riguardo la connettività Wi-Fi.

Si sa che ormai la possibilità di connettersi in Wi-Fi negli alberghi è un elemento quasi imprescindibile da verificare nel momento in cui si prenota un albergo in particolar modo per lavoro e questo Report si ripromettere di essere una specie di guida dei più bravi e dei meno bravi per quello che riguarda la promessa di servizi wi-fi e soprattutto la modalità di servizio e i costi.

Da questa guida emergerebbe che le grandi catene padroneggino rispetto la presenza di Wi-Fi nelle camere, ma in realtà questo avviene perchè esistono 3 o 4 operatori, fra cui Quadriga, che fornisce anche contenuti, SwissCom, BT, T-Mobile, che offrono alle grandi catene condizioni estremamente vantaggiose per la creazione del servizio Wi-Fi. In pratica gli operatori si fanno carico dei costi di realizzazione degli impianti a fronte dell’incasso delle somme pagati dai clienti riconoscendo poi una fee agli alberghi ospitanti.

Questo è il principale motivo di tariffe spesso salatissime e apparentemente ridicole come abbonamenti settimanali. Apparentemente perchè per i grandi viaggiattori in effetti può essere utile fare un abbonamento settimanale che mi consente di collegarmi in wi-fi in diversi alberghi che usano però tutti lo stesso operatore.

Esiste però un mondo ad un livello “inferiore” di piccoli e medi alberghi che, non potendo garantire grandi afflusi di clienti, devono in qualche modo arrangiarsi da soli o attraverso operatori locali che in qualche caso usano la stessa logica dei grandi operatori mondiali ma spesso si fanno pagare non solo per la connettività ma anche per l’infrastruttura necessaria.

Così abbiamo moltissimi alberghi sparsi sul territorio europeo che offrono il Wi-Fi a condizioni spesso vantaggiose se non gratuitamente ai propri clienti proprio perchè possono scegliere autonomamente la politica commerciale della propria offerta e non sono soggetti al giogo dell’operatore telefonico che stabilisce anche i costi del servizio.

In Italia abbiamo un ostacolo in più che si chiama Decreto Pisanu, estremamente dibattuto dentro e fuori le aule parlamentari, più fuori che dentro in verità, e che pur non essendo ovviamente un problema invalicabile crea sicuramente spesso una barriera che quantomeno scoraggia la creazione del servizio.

il Report di Chatter Hotel come tutte le ricerche americane in questo settore valorizza molto le offerte sul mercato americano penalizzando quelle del vecchio continenente e facendo sparire completamente il nostro paese fino a dichiarare un solo Hotel a Venezia che chiede quasi 15 dollari per un giorno di connessione.

In realtà in Italia si sta sviluppando un’offerta importante di servizi Internet nelle strutture alberghiere e ricettive che purtroppo presentano il problema di una frammentazione di livelli di servizi molto importante e data appunto dal fatto che si tratta di servizi sviluppati e gestiti spesso dall’iniziativa privata dei proprietari o gestori degli alberghi che si affidano anche a piccole strutture per la creazione della rete o addirittura spesso si improvvisano self made con risultati non sempre all’altezza.

Comunque l’importante è che sia possibile sempre di più connettersi senza fili, poi un giorno penseremo ad armonizzare il tutto ;)

In seguito alla pubblicazione del documento della Commissione Europea per il Digital Dividend dello scorso luglio seguita dalla risoluzione pubblicata  dal Parlamento Europeo in settembre in cui si indica la possibilità di dedicare almeno 100 Mhz del Digital Dividend al mobile broadband per consentire l’accesso alla rete in banda larga alla maggior parte possibile della popolazione europea, la discussione intorno alla riallocazione dello spettro lasciato libero dalle televisioni analogiche si è fatto caldo in tutto il vecchio continente.

A inizio ottobre inoltre il Commissario Europeo Viviane Reding ha ribadito questa posizione del Parlamento Europeo in un’interessante intervento tenuto a Dublino in occasione della conferenza annuale del ComReg.
Le due iniziative più interessanti nate dalle indicazioni di cui sopra  si segnalano  in Inghilterra e in Francia, nazioni da sempre attente alle tecnologie di trasmissione e spesso in prima linea nell’innovazione tecnologica e soprattutto digitale.

In UK la Ofcom, l’Ente regolatore britannico, nello spirito libertario che da sempre la contraddistingue nelle sue scelte, ha lanciato un bando in cui chiede di proporre idee innovative che utilizzino anche bande di frequenza attualmente non liberalizzate.

Non si fa esplicito riferimento al digital dividend ma  ci si spinge più in la presupponendo anche la liberalizzazione di porzioni di frequenze attualmente in uso esclusivo del Governo ( in particolar modo del Ministero della Difesa ).

In pratica la OfCom dice : non siamo sicuri che legiferare prima sia corretto e non sappiamo quale porzione di frequenza sarebbe meglio liberalizzare per consentire dei modelli di business innovativi e quindi in grado di apportare vantaggi economici all’intero paese. Quindi proponeteci, fino al 18 dicembre, delle vostre idee applicative e quelle che verranno selezionate potranno utilizzare le frequenze indicate grazie ad una licenza speciale denominata appunto “Innovation License”.

Potete trovare maggiori informazione e scaricare il modulo per sottoporre la propria proposta dal sito del regolatore britannico.

Dall’altra parte della Manica il Governo francese ha deciso di dedicare una porzione invece del digital dividend alle comunicazioni elettroniche a banda larga così come indicato dal Parlamento Europeo.

La porzione scelta è di 72 Mhz fra i 790 Mhz e gli 862 Mhz e secondo uno studio commissionato dall’Ente regolatore francese ARCEP, l’uso di questa porzione per la creazione di sistemi mobili di trasmissione broadband apporterà  all’economica francese oltre 25 Miliardi di Euro in più rispetto all’esclusiva applicazione per le trasmissione audiovisive.

La riallocazione di queste frequenze dovrà avere luogo entro il 2012, secondo quanto indicato nel piano voluto da Eric Besson, Responsabile dell’innovazione digitale del Governo francese, e si pone l’obiettivo di portare la banda larga mobile al 99% della popolazione francese.

La nota dolente sta nel fatto che nel documento non si fa il minimo riferimento a possibili liberalizzazioni di questa porzione di frequenza facendo specifica menzione al possibile rilascio di una quarta licenza 3G dedicata agli operatori telefonici e assegnata attraverso asta.

Indubbiamente gli interessi intorno al tema del digital dividend sono molto alti e la tentazione dei grandi operatori broadcast di ripetere lo stato di monopolio già ottenuto in precedenza sulle frequenze dell’analogico è molto alta, ma diventa necessario, per garantire  l’accesso alla banda larga alla maggior parte della popolazione e del tessuto produttivo, seguire le indicazioni della Commissione Europea e considerare addirittura la liberalizzazione per consentire un libero accesso a questa opportunità anche da parte dei piccoli operatori, così come proposto da Google durante l’asta per i 700Mhz negli USA.

L’accesso libero a porzioni di frequenza significa aprire il mercato alla vera concorrenza dando la possibilità ai piccoli operatori e vendor di apportare innovazione e creatività indispensabili per una crescita continua dell’economia e fondamentali anche per spronare gli stessi incumbent verso la ricerca e lo sviluppo dei propri prodotti.

L’auspicio è che la decisione presa dal Governo francese trovi un seguito negli altri stati membri, anche dove gli operatori broadcast rappresentano un potere economico e politico forte come in Italia, per consentire una crescita armonica del mercato digitale e per la creazione di una sorta di trattato di Schengen digitale che consenta il libero accesso e la libera circolazione all’interno di una rete mobile broadband europea.

Ma l’augurio profondo è che la Commissione Europea indichi nella possibile liberalizzazione di porzioni di frequenze una strada fortemente auspicabile verso la creazione di un modello economico digitale veramente democratico.

2008 : il mobile broadband e la massa critica


Qualche giorno fa Nielsen Mobile ha rilasciato un’interessante ricerca sullo stato della diffusione e dell’uso del mobile web nel Mondo il cui titolo “Critical Mass, The Worldwide State of the Mobile Web” anticipa bene la sostanza del documento.

Infatti secondo Nielsen il 2008 è l’anno del raggiungimento della massa critica dei navigatori mobili che utilizzano quindi la rete 3G o HSDPA per connettersi al web e accedere ai principali siti di informazione o di servizio.

A dire la verità la ricerca si concentra più sul mercato americano dove vi sarebbero circa 40 milioni di clienti mobile Internet attivi ( che quindi usano il mobile web almeno una volta al mese ) su circa 254 milioni di utenti mobili.

I paesi che seguono sono la Gran Bretagna con il 12,9% rispetto il totale clienti mobili e l’Italia con l’11,9% di penetrazione rispetto il mercato mobile.

Fra i due continenti vi sono anche differenze rispetto i devices utilizzati, negli USA il telefono più utilizzato per i collegamenti al web è il Motorola RAZR, seguito dal fantomatico iPhone, mentre gli europei prediligono il Nokia N95 ma vedremo adesso che il melafonino è sbarcato anche qui cosa accadrà ( ad oggi sono abbastanza scettico sulla presa che il gioiello di Jobs potrà avere in Europa ma aspetto di essere smentito ).

Scorrendo le pagine della ricerca spesso si fa fatica a capire se i dati che si susseguono sono riferiti al solo mercato americano o a quello mondiale e soprattutto non si riesce a capire il quantitativo di Kb che questi utilizzatori consumano e come mai fra le tabelle non compaiono mai dei dati riferiti ai possessori degli USB Modem che stanno in effetti vivendo un momento di crescita esponenziale sia in termini di vendita che di utilizzo ( pur rimanendo chiaramente una nicchia rispetto il totale degli utenti di telefonica cellulare ).

Mi hanno fatto riflettere due dati in particolare :

  • il primo è quello riferito al numero di utenti che pur  pagando un servizio di connettività broadband mobile non lo utilizzano mai e forse non sanno neanche di averlo. Anche qui il dato è solo americano e si parla di 95 milioni di persone. Non mi è sembrato di vedere il dato corrispondente in Europa ma ho la sensazione che la percentuale in Italia salirebbe e forse di molto
  • il secondo è riferito alla definizione di utente attivo ( utente che fa utilizzo del servizio almeno una volta al mese ) e del tipo di utilizzo che questi fanno del mobile broadband. Infatti in riferimento a quest’ultimo aspetto si evidenzia che gli utilizzatori del servizio mobile broadband visitano le versioni mobili dei principali provider, alcuni siti di video e soprattutto la posta elettronica

Questi due aspetti mi lasciano pensare che in realtà non si può parlare di forti utilizzatori del mobile broadband ( utilizzare una connessione a 7,2 Mbps per vedere la pagina WAP di Yahoo non è esattamente sfruttare la potenza della banda larga ) e soprattutto non sono utenti che stazionano su queste pagine o utilizzano i servizi per molto tempo.

Mi trovo quindi d’accordo con l’analisi, un po cinica forse, che Dean Bubley fa sul suo blog e dove, pur accettando come dato di fatto la forte crescita del mobile broadband, contesta  una visione un po distorta dell’utilizzo che i possessori di handset fanno del mobile broadband e del mobile web in generale.

Onestamente sono della stessa opinione e ad oggi personalmente, pur credendo fortemente nella crescita dei servizi mobili a banda larga,  faccio ancora fatica a vedere il pubblico del mobile Internet come una forte opportunità per il mercato pubblicitario e da un certo punto di vista mi preoccupa un po’ la possibilità che i grandi player della pubblicità tentino di imprimere una visione distorta del significato di mobile broadband finalizzandolo alla semplice possibilità di colpire con messaggi promozionali più accattivanti il pubblico in movimento.

Mi piacerebbe invece se il mobile broadband venisse considerato un’importante opportunità per la diffusione di una connettività  ubiqua, composta da un ecosistema di trasmissioni wireless che consenta di garantire un accesso broadband il più diffuso possibile e sempre più a basso costo.

Nicola ( www.winext.eu )

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