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Laptop si ma con la Rete


Secondo un recente studio della Enderle Group i laptop continuano la loro inarrestabile crescita sia in termini di diffusione che di incremento delle funzionalità e capacità multimediali.

Tuttavia pare che un freno significativo sia la mancanza di connettività a banda larga “nomadica” che di fatto limita significativamente l’efficacia di questi apparati.

Sempre secondo la Enderle Group il Wi-Max dovrebbe essere in questo senso la killer application, peccato però che ad oggi non si trovi un laptop Wi-Max “inside” e gli annunci di operatori che abbandonano questo tipo di tecnologia si susseguono.

Il Wi-Max a mio parere è un’ottima tecnologia trasmissiva ma, come sempre più spesso capita, è vittima della sua notorietà, sacrifica all’altare del mercato per alimentare le speranze di speculazione.

Forse sarebbe stato meglio presentarla per quello che in realtà è una tecnologia wireless a media distanza ( semplicemente perchè può usare potenze tramissive nettamente superiori al Wi-Fi ), efficace per la creazione di dorsali, facilmente integrabile al Wi-Fi o ad altre tecnologie wireless ma costosa sia per gli apparati necessari sia perchè richiede una licenza governativa, al contrario del Wi-Fi che è una risorsa libera.

Via ITNews

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  • La portabilità ADSL


    Non sei soddisfatto della tua ADSL? da oggi dovresti poterla cambiare. Il “dovresti” è d’obbligo trattandosi di portabilità fra le varie telecom, ma grazie alla Delibera 274/07/CONS entrata in vigore dopo un lungo tavolo di trattative tecniche fra i provider, i clienti insoddisfatti potranno richiedere la portabilità della propria linea di accesso dati.

    Si tratta sicuramente di una buona opportunità per i piccoli provider nella speranza che da un lato sappiano cogliere l’occasione e dall’altra possano operare in un meccanismo sano e senza intoppi.

    Su i-dome potete trovare maggiori informazioni.

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  • Il Wi-Fi in auto con Microsoft


    Continua il fermento intorno allo sviluppo di soluzioni Wi-Fi per l’automotive. Dopo l’annuncio di Chrysler e del suo sistema U-Connect, Microsoft rilancia presentando una nuova tecnologia di trasmissione wireless Vi-Fi ( Vehicle Wi-Fi ).

    La tecnologia sviluppata in collaborazione con l’Università del Massachusetts e quella di Washington promette la possibilità di rimanere connessi in movimento anche a velocità superiori ai 50 km/h risolvendo di fatto, a detta loro, il problema dell’Handoff ovvero della caduta di connettività che avviene nel passaggio da una cellula all’altra. ( problema che a volte accade anche con la telefonica cellulare ).

    Non è dato sapere come funzioni esattamente questo nuovo protocollo ma dalle poche informazioni che stanno circolando sembra che la tecnologia sviluppata consenta al client di parlare contemporaneamente con più celle Wi-Fi che a loro volta sono in grado di trasmettere i pacchetti anche separatamente verso il gateway centrale che possiede l’intelligenza per ricomporre la sequenza dei pacchetti e invarla verso la rete ( e viceversa ).

    La promessa di Microsoft e dei ricercatori sembrerebbe quindi essere una via di mezzo fra le tecnologie mesh e il network coding anche se in realtà le risicate informazioni non fanno riferimento alla comunicazione car2car e quindi alla possibilità di rendere ogni auto un nodo di rete attivo a sua volta.

    Il sistema è stato sperimentato, sembra con successo, in un’area limitata ma i ricercatori coinvolti dal progetto hanno già programmato insieme alla Microsoft un nuovo test su un’area più estesa.

    Staremo a vedere ma nel frattempo nutro molte perplessità sullo sviluppo di protocolli proprietari che seppur basati sul Wi-Fi tendono a frammentarne l’efficacia creando tanti piccoli isolotti che fra loro non si parlano. Continuo a pensare sia imprescindibile lo sviluppo di sistemi di trasmissione standard in grado di interagire fra loro e soprattutto di proprietà di nessuno.

    Comunque dai commenti sull’articolo di Daily Tech si evince che ad avere successo è stata più la foto della signorina ( che ho prontamente riportato anch’io ) che l’annuncio della nuova tecnologia….. è sempre la solita storia….

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  • Quando l’auto diventa una bolla mesh


    La Chrysler ha annunciato qualche giorno fa una nuova linea di accessori Wi-Fi based  ( ne ho accennato in un post precendente ).

    L’iniziativa si chiama U-Connect ed è finalizzato alla creazione di un vero e proprio eco-sistema di trasmissione multimediale wireless all’interno e all’esterno della vettura attraverso una proposta di 5 soluzioni che possono essere fra di loro combinate.

    La novità più importante è la U-Connect Web ovvero un sistema di connettività wireless che sfrutta il Bachaul 3G o HSDPA combinato ad una radio Wi-Fi per la creazione della bolla wireless all’interno e all’esterno dell’auto.

    Ed è proprio in questo modo che a mio parere vanno considerate queste auto dal punto di vista della trasmissione wireless, delle bolle di segnale che sono in grado di fornire connettività a banda larga e trasportare quindi quantitativi di dati abbastanza importanti ( il limite rimane un po il Backaul HSDPA ).

    Queste bolle però potrebbero anche comunicare fra di loro grazie a particolari tecnologie mesh e comunicare con gli oggetti sulla strada e, se all’interno di un sistema di rete che prevede dello storage intelligente distributo,  interagire con sistemi di geotagging in grado ad esempio di dare direttamente indicazioni alle auto sullo stato della strada o sul traffico in tempo reale.

    Vi sono anche i primi esperimenti di infrastruttura Wi-Fi sulle autostrade come ad esempio in Korea dove una Società americana specializzata in sistemi mesh, la Strix Systems, ha realizzato una rete Wireless su una prima area test di 31 Kilometri.

    Secondo i realizzatori della rete il primo obiettivo è il monitoraggio video del traffico e la trasmissione in tempo reale ai veicoli appunto dotati di un’antenna Wi-Fi mesh che secondo le intenzioni della Strix dovrebbero poter ripetere il segnale alle auto vicine collaborando così all’ampliamento della rete sulla strada.

    Pur essendo i primi sostenitori in Italia della reti mesh e avendone fatto la base del nostro business, mi sento di dubitare sull’effettivo utilizzo che si potrà fare di questo tipo di rete perchè inutile negare che esistano forti problemi di switch off del segnale con oggetti in movimento ad una velocità superiore ai 50 Km orari e sulle autostrade mediamente queste velocità vengono superate.

    Personalmente ritengo molto utili queste applicazioni in ambito cittadino e finalizzate a rendere ad esempio gli autobus e i tram dei nodi di rete in grado di trasmettere i dati necessari al servizio ma anche di ampliare la copertura della rete sul territorio.

    Venendo invece al ludico, fra gli accessori U-Connect, Chrysler ha presentato un sistema di trasmissione audio con hard disc da 30 Gb in grado di interagire via Wi-Fi con il lettore MP3 ( incluso l’iPhone, che potrebbe anche navigare su Web grazie al Backaul HSDPA ).

    Questo vuol dire che se siete abbastanza fortunati da vivere in una villa con garage a fianco casa, potete rendere la vostra auto una risorsa della rete domestica e aggiornare il vostro archivio musicale direttamente in Wireless comodamente seduto sulla poltrona e semplicemente copiando i brani dal vostro hard disc domestico a quello dell’auto.

    Chiaramente se sarete dotati di una scatoletta multimediale che monitora i movimenti della vostra auto, questa potrà trasmetterli alla centrale della vostra assicurazione o del vostro noleggio che vi addebiterà solo la quota di costo riferita all’effettivo spostamento che avete fatto. Non il massimo per la vostra privacy ma con i tempi che corrono un bel risparmio grazie al fatto di pagare il reale utilizzo.

    Nicola ( www.winext.eu )

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  • Internet for Everyone


    Ieri a New York si è tenuta una conferenza di presentazione di una campagna di sensibilizzazione chiamata Internet for Everyone, lanciata da alcuni dei più significativi esponenti della rete a livello mondiale come Jonathan Zittrain, Larry Lessig, Yochai Benkler e che si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione di un accesso democratico ad Internet sul territorio americano.

    Il gruppo di lavoro, partendo dalla triste considerazione che la patria che ha dato praticamente i natali ad Internet si ritrova al 15° posto a livello mondiale come penetrazione di Internet perdendo di fatto 11 posizioni dal 2001, tenta di creare i presupposti per la lotta al digital divide americano basando l’iniziativa su 4 principi base :

    1. L’accesso a banda larga in ogni casa
    2. Possibilità di scelta grazie ad un mercato competitivo
    3. Innovazione e quindi crescita economica e creazione di posti di lavoro grazie ad un maggior accesso alla rete
    4. Open Spectrum e quindi accesso libero e soprattutto democratico

    Quanto riportato nella sezione Why Internet Matters è riconducibile a quanto stiamo vivendo in Italia, come sfortunatamente in buona parte del pianeta, e rappresenta un vero e proprio manifesto adottabile in ogni paese che voglia promuovere seriamente una crescita sostenibile dell’accesso alla rete.

    Quanto dichiarato da Robin ChaseInternet non è essenziale come l’acqua ma sicuramente è essenziale come l’acqua calda” fa scattare un sorriso, anche se un po amaro, ma soprattutto deve far riflettere sull’importanza dell’accesso alla rete per un’ampia partecipazione alla vita sociale e produttiva del paese.

    Il Digital Divide o meglio sarebbe chiamarlo Social Divide, non è solo una piaga che divide il nord dal sud del mondo ma una frattura strutturale all’interno degli stessi paesei, degli stessi popoli, in grado di creare in alcuni casi un vero baratro culturale e sociale che lascia sempre più isolati quanti non hanno accesso alla rete.

    Qui potete trovare un bel post su ARSTechnica riferito all’evento di NY

    Provo a lanciare un appello. Perchè non creare un Internet for Everyone in Italia? Diffondere la cultura digitale e soprattutto difendere il diritto ad un accesso democratico della rete è un dovere di tutti noi che ogni giorno la abitiamo.

    Un po out of scope….ma divertente….


    By Geek and Poke

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  • Research 2 Business - Fiera di Bologna


    Oggi e domani ( 5 e 6 giugno ) siamo alla Fiera di Bologna nell’ambito della manifestazione Research 2 Business.

    Fa piacere comunque vedere che c’è fermento grazie a nuove piccole e piccolissime imprese che ci credono e investono non solo il denaro ma il proprio futuro sull’innovazione ( chi più chi meno ).

    Vedo anche girare quelli che dovrebbero essere investitori….vediamo se riusciranno a perdersi anche questa occasione chiedendo numeri, budget, quali sono i concorrenti…..

    Per chi capita da questa parti e vuole fare due chiacchiere siamo nel padiglione 35 stand 196 ( Wi-Next ) nell’area Start2b StartUp, Hitech e Spin Off.

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  • Domenica sera è andata in onda una puntata di Report in cui è stato ritrasmesso integralmente un servizio del programma settimanale Panorama della BBC, ormai di un anno fa, dove veniva lanciato un allarme piuttosto importante e grave sull’uso dei sistemi Wi-Fi nelle città inglesi e sui danni che le radiazioni emesse dagli apparati di trasmissione causano ai cittadini e in particolar modo ai bambini nelle scuole.

    Il video era online sul sito di Report fino a ieri nel primo pomeriggio ma poi è misteriosamente scomparso anche se voglio immaginare per un problema di diritti con la BBC.
    Comunque grazie a Youtube il video è ancora accedibile e ne riporto la prima delle tre parti.

    La seconda parte è possibile vederla qui e la terza qui

    Premetto che ho sempre considerato Report un programma di informazione abbastanza attendibile, anche se dai toni un po troppo inquisitori, ma dopo questa puntata devo purtroppo ricredermi e non perchè, come qualcuno potrà sicuramente pensare, io lavoro nel settore delle telecomunicazioni ma semplicemente perchè la Redazione di Report ha volutamente omesso un piccolo dettaglio che da’ l’idea di quanto questo servizio fosse ingannevole.

    Partiamo dall’inizio.

    A Marzo del 2007 BBC Panorama manda in onda il servizio che basa la sue teorie allarmistiche essenzialmente sul parere di Sir William Stewart un quotato biologo cellulare e Capo dell’agenzia per la protezione sulla Salute inglese, una sorta di ARPA italiana.
    Sir William, supportato da altri eminenti scienziati, afferma che le frequenze utilizzate dai sistemi Wi-Fi sono molto dannose arrivando fino ad affermare che l’agenzia mondiale per la salute dovrà rivedere le sue affermazioni “ingannevoli” sulla non esistenza di prove certe sulla pericolosità di queste frequenze.

    Il servizio si sviluppa attraverso misurazioni di campo all’interno di scuole che usano il Wi-Fi e dichiarazioni tecniche che agli occhi di qualsiasi persona un minimo preparata non possono non apparire quantomeno campate per aria.

    A parte continue commistioni fra le tecnologie cellulari e quelle Wi-Fi, si arriva anche ad affermare che utilizzino le stesse frequenze, i tecnici in campo effettuano misurazioni comparando i diversi segnali senza, volutamente, tener conto delle diverse condizioni di utilizzo percui ne viene fuori uno scenario che in pratica dice : dove ci sono i cellulari le radizioni sono minime, dove c’è il Wi-Fi le radiazioni sono decine di volte superiori.

    E’ chiaro che se faccio una misurazione di campo per le tecnologie cellulari, che hanno frequenze molto più basse di quelle Wi-Fi, in un momento in cui le cellule non sono utilizzate rileverò una potenza di segnale molto bassa.
    Se al contrario farò una rilevazione di un segnale Wi-Fi che lavora su una frequenza molto più alta mentre sarò all’interno di una stanza con tutti i PC accessi e magari una decina di download in corso, troverò una potenza di segnale decisamente più elevata anche se all’interno dei parametri massimi definiti dalle normative.

    Ma lo scenario drammatico disegnato dai giornalisti della BBC non si ferma alla scuola dei bambini, prosegue anche oltre confine fino a Stoccolma dove si va a casa di una ragazza che si sta facendo dipingere i muri della propria stanza con una speciale vernice nera per bloccare le radiazioni.

    In realtà non è poi dato bene sapere da quali tipi di radiazioni questa ragazza debba proteggersi.

    Si arriva addirittura a parlare di livelli di invalidità civile per esposizione al Wi-Fi.

    In tutto questo rumore apocalittico cerca di fare un minimo di chiarezza o per lo meno di far sentire un’opinione diversa il Prof. Repacholi che però viene inserito all’interno di un panino mediatico che avrebbe fatto invidia anche al buon Mimun.
    Inoltre in più occasioni l’integrità del Prof. Repacholi viene “velatamente” messa in discussione tirando in ballo suoi passati interessi e consulenze ad aziende del settore.

    Nei giorni subito successivi alla puntata in Inghilterra si è scatenata una feroce polemica non solo nel mondo delle telecomunicazioni ma soprattutto nel mondo scientifico che si è in generale schierato non tanto contro l’allarme lanciato dal programma ma quanto contro il modo non certo definibile trasparente ed equo con cui il problema è stato trattato.

    La BBC ha aperto un’inchiesta interna mirata a chiarire se ci fossero state delle forzature e il risultato è stato un comunicato della ECU (Editorial Complaints Unit) a fine novembre 2007 in cui, seppur sostanzialmente ribadendo l’esistenza di un potenziale problema di salute pubblica, si ammettevano parziali forzature a favore della sola tesi basata sulle opinioni di Sir William Stewart.

    E qui sta a mio parere la grave mancanza e il risvolto anche professionalmente triste dell’atteggiamento della redazione di Report la quale non ha fatto alcun riferimento alla rettifica della stessa BBC che, successivamente ad un’indagine interna, ha definito il proprio servizio non bilanciato e non completamente veritiero sui fatti.
    Dichiarazione peraltro riportata da autorevoli testate giornalistiche come il The Guardian e quindi facilmente reperibile attraverso Google.

    Questo modo di fare giornalismo sfortunatamente non dovrebbe essere di testate che hanno costruito la loro storia sulla credibilità e l’equidistanza, questo giornalismo non è comunicazione ma vero e proprio terrorismo psicologico gratuito.

    Inoltre non mi è chiaro perchè in tutto il servizio Report non abbia fatto alcun accenno alla tecnologia Wi-Max del tutto assimilabile al Wi-Fi ma con potenze in gioco decisamente più elevate ( e con questo ancora non significa che sia per forza letale per la popolazione ).

    Questo modo di informare mi fa venire in mente un sito scientifico che tratta del Monossido di Idrogeno ( questa la versione italiana ) in cui si afferma che questa sostanza sia ad esempio la principale causa delle pioggie acide, che mieta migliaia di vittime ogni anno per la sua inalazione e che sia stata sempre utilizzata dai peggiori killer protagonisti delle stragi nelle scuole.

    Il Monossido di Idrogeno altro non è che l’acqua ma certo descritta così fa molta più paura.

    Chissa se i signori di Report riteranno anche loro di dover fare una rettifica la prossima settimana dando magari voce anche a chi ha un parere scientifico contrario basato su dati altrettanto validi di quelli usati per lanciare l’allarme Wi-Fi.

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  • Il Ranking del Broadband


    La Information Technology e Innovation Foundation ha pubblicato un interessante rapporto sulle politiche di sviluppo del broadband negli Stati Uniti e in alcuni paesi del mondo e non ha risparmiato critiche per le scelte dell’attuale governo Bush affermando chiaramente che gli Stati Uniti potrebbero prendere a modello le politiche utilizzate in altri paesi.

    E’ possibile consultare il PDF qui ( armatevi di pazienza sono oltre 100 pagine ma ne vale la pena ).

    Contemporaneamente ha rilasciato anche il ranking della penetrazione broadband di 30 principali paesi nel mondo.
    Farà piacere sapere che l’Italia si piazza ventunesima con una banda larga disponibile media di 4,2 Mbps.

    E’ pensare che qualcuno vorrebbe venderci il fatto che ormai andiamo a 7,2 Mbps su telefonia cellulare.

    L’auspicio è che il nuovo governo che si accinge ad occupare le poltrone trovi anche il tempo per riflettere sul fatto che l’accesso alla banda larga è un requisito imprescindibile per aumentare la propria efficienza e capacità produttiva oltre che per fare quello che questo paese alla deriva ha smesso di provare a fare da tempo….. innovare.

    A questo proposito segnalo anche la prima bozza di rapporto sul software open source rilasciata dalla commissione per l’uso dell’Opensource nella PA presieduta dal Prof. Angelo Raffaele Meo e che spero non venga dimenticata dal nuovo esecutivo.

    Peraltro ho avuto la fortuna di lavorare per un po di tempo con il Prof. Meo e da lui e dai suoi stretti collaboratori, alcuni dei quali sono diventati poi miei colleghi, ho imparato l’importanza dello sviluppo delle tecnologie opensource e soprattutto l’importanza di apportare innovazione seppur in questo paese significhi avere vita molto dura.

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