Wi-Next è nata sulla convinzione che le reti wireless debbano nascere dal basso in modo democratico come l’accesso che devono garantire.
A dire la verità il primo anno è stato abbastanza difficile farsi ascoltare senza vedere dei sorrisi, forse più soghigni, spuntare sulle facce dei grandi esperti di rete che ci ascoltavano.
Ma il tempo, nel nostro piccolo, ci sta dando ragione e sempre più il concetto di reti bottom up sta uscendo dalla sfera della visione da topi di laboratorio o di garage, ad una realtà sempre più concreta in grado di rispondere alle esigenze sempre più importanti di connettività a banda larga.
Penso che il progetto che abbiamo e stiamo tuttora continuando a sviluppare in Sardegna nella zona del Montiferru sia la miglior testimonianza possibile di questo spirito che si basa sempre più spesso sulla volontà ferrea di chi decide di non fermarsi davanti alla burocrazia del paese e soprattutto davanti alle motivazioni delle grandi telecom e dei vendor che interpretano le reti cittadine a misura del proprio business plan più che sulle esigenze del territorio e dei cittadini ( e le due cose non obbligatoriamente vanno in contrasto una con l’altra ).
Oggi un grappolo di paesini della Sardegna fra cui Scano di Montiferro, Cuglieri, Tresnuraghes, Sennariolo, possono avere accesso alla banda larga grazie alla visione e soprattutto alla tenacia di una persona che ha deciso appunto di creare progetti importanti per la collettività, Giuseppe Rosa.
Giuseppe ha il merito soprattutto di aver dato vita a Montiferru, paesino di meno di 2.000 abitanti in provincia di Oristano, il primo corso di laurea di primo livello in Ingegneria Informatica creando un vero e proprio distaccamento del Politecnico di Torino sotto il nome di Centro Multimediale Montiferru.
Non soddisfatto di questo risultato, che lascio solo immaginare quanto è stato importante per i giovani residenti, e conscio della necessità di fornire un collegamento serio alla rete per promuovere la crescita di realtà imprenditoriali nella propria zona, si è rivolto qualche mese fa a noi per capire come poter creare a basso costo un’infrastruttura di rete Wireless in grado di coprire inizialmente un gruppo di paesi e poi di espandersi anche grazie al reinvestimento degli introiti che sarebbero giunti dai servizi erogati sul territorio.
Ad oggi la rete Wireless di Giuseppe, così mi piace chiamarla, sta espandendo con successo la sua copertura e l’unico freno ad uno sviluppo molto più veloce sia in termini di copertura che di clienti è la cronica scarsità di fibra in quella parte di Sardegna.
Ma Giuseppe non si è fermato neanche d’avanti all’assenza di corrente elettrica alimentando alcuni apparati con sistemi fotovoltaici ed eolici, dando anche un esempio piccolo ma concreto di utilizzo delle energie alternative per alimentare sistemi di telecomunicazione.
Sfruttare le risorse naturali e inesauribili del territorio, come aria e sole, per dar vita ad una rete che consenta di abbattere i confini di quel territorio. ( ditemi se non è affascinante )
La perspicacia, il lavoro, la tenacia e soprattutto l’umilta di persone come Giuseppe sono in grado di dare vita a quello che mille annunci di governanti e di grandi aziende non sono spesso in grado di fare, perchè vanno molto oltre i proclami e mirano alla reale soluzioni di un problema che chi governa sembra non riuscire a prendere in considerazione e cioè la pericolosità del divario sociale e culturale.
L’auspicio e soprattutto il nostro impegno è quello di aiutare Giuseppe e tutte le persone che hanno il suo spirito, a dare vita a questo tipo di iniziativa, orgogliosi di farne parte con i nostri apparati e con il nostro lavoro a cui questi risultati danno un senso.
Nicola ( www.winext.eu )
Qualche settimana fa abbiamo presentato i nostri nuovi apparati N.A.A.W. Wi-Fi Mesh per la creazione di reti wireless geografiche, di seguito riporto il link sul sito di Wi-Next.
In questo post più che sulle caratteristiche tecniche di trasmissione e le peculiarità mesh dei prodotti, vorrei soffermarmi sul processo che ha portato alla loro progettazione e realizzazione e su quello per cui andiamo particolarmente orgogliosi ovvero che, a eccezione delle schede madri, sia stato tutto ideato, progettato e realizzato in Italia e in particolar modo in quello che una volta era uno dei grandi poli dell’innovazione tecnologica, Ivrea e l’Olivetti.
Ci sono voluti molti mesi di studio, passione e tanta pazienza per realizzare quelle scatole a forma di casco di Darth Vader ma vedere che i vari pezzi e particolari prendono forma, prima come idea, poi il disegno e poi fisicamente nelle proprie mani è sicuramente un’esperienza che vale la fatica.
Il guscio, Darth Vader appunto, è stato completamente disegnato al nostro interno e realizzato da un’azienda del varesotto che detiene un particolare brevetto per la produzione in un unico blocco del polietilene. Questo ha consentito di creare un guscio piuttosto articolato in un unico pezzo e quindi in grado di resistere maggiormente agli agenti atmosferici e alle escursioni termiche.
Le antenne integrate sono state disegnate, direi quasi cesellate, da un vero e proprio artista ingegnere che ha dedicato molte ore alla progettazione e alla realizzazione dei primi prototipi che fossero in grado di funzionare a 2,4 e 5 Ghz in modalità combinata. ( cosa che gli addetti sanno non essere cosi semplice ).
Il tutto, compresa una speciale meccanica in grado di rendere modulabile il numero di schede interne, è stato ingegnerizzato e reso possibile grazie alla profonda conoscenza tecnologica ancora viva e pulsante che permea Ivrea, ovvero uno dei posti storici dove nacque quella che poteva essere la più grande avventura tecnologica italiana e che ha dato i natali ai grandi manager delle telecomunicazioni oggi seduti sulle poltrone di comando di mezzo mondo tecnologico.
L’Olivetti è stata per anni bistrattata e sottovalutata nei confronti dei colossi come la IBM ma in realtà ha rappresentato per questo paese un’occasione mancata per essere a livello dei grandi paesi digitali e che hanno fatto della ricerca e sviluppo un pilastro della propria economia.
Ma l’Olivetti, come altri poli di eccellenza che oggi praticamente non esistono più, ha lasciato evidenti tracce nel tessuto produttivo e tecnologico di questo paese e ancora oggi esistono interi distretti che continuano a produrre innovazione e business grazie a un bagaglio di conoscenza preservato da singoli uomini che ne hanno impedito la dispersione.
E nel nostro piccolo abbiamo la fortuna di farne parte, umilmente con i nostri prodotti che sono nati come idea, da alcuni ritenuta folle, e che oggi sono realtà grazie all’unione di piccole eccellenze che contribuiscono però a rendere questo paese una terra non solo di santi e di poeti ma anche di scienza e innovazione che fa la differenza nel mondo.
Ogni giorno Google Reader ci riporta la notizia di una rete wireless metropolitana che chiude o un’altra che fatica a tirare avanti a causa non di fattori tecnologici particolari ma semplicemente di business plan completamente campati per aria e finalizzati la maggior parte delle volte a far aumentare il valore dell’azienda che ha installato la rete e fornisce il servizio piuttosto che quello del territorio che serve.
L’ultimo caso è quello dell’operatore Metro-Fi in California che dal 2002 ha scelto come modello di business la copertura di vaste aree in città come Illinois, Portland, San Francisco Bay Area, ecc. e la fornitura di connettività gratuita ai cittadini del luogo.
In questi giorni la compagnia ha annunciato la chiusura progressiva delle reti in alcune di queste città avvisando i cittadini di prepararsi allo shutdown della rete nei prossimi giorni.
Questa scelta non è tanto maturata in seguito allo scarso utilizzo della rete ma soprattutto per l’incapacità della compagnia di trovare un modello di business che consenta di ricavare revenues.
In realtà compagnie come questa non si preoccupano di trovare un modello di ricavi dalle reti wireless metropolitane perchè in realtà il loro modello di business si basa sulla speranza, tipica della vecchia new economy, che poi qualcun altro si compri le reti togliendoli dall’impiccio e consentendogli di fare le valigie per andare a vivere di rendita alle Bahamas.
Come questo esistono almeno una decina di altri casi in giro per il nuovo ma anche per il vecchio continente e il danno derivante da questo tipo di iniziative è molteplice perchè non solo crea un disservizio sul territorio ma mina alle fondamenta la credibilità pubblica rispetto uno strumento invece imprescindibile per la lotta al digital divide e per la creazione di reti di telecomunicazioni efficaci e soprattutto a basso costo sia per le città che per le zone cosi dette rurali.
Il nostro gruppo di lavoro da anni ormai sostiene con forza e in ogni occasione la necessità di rivedere drasticamente le logiche costruttive che stanno alla base della progettazione e della creazione di reti wireless geografiche sia dal punto di vista tecnologico che culturale.
Dal punto di vistra tecnologico riteniamo indispensabile rivedere i modelli realizzativi delle reti prevedendo l’utilizzo di tecnologie che consentano una costruzione scalabile dal basso delle reti attraverso l’uso di soluzioni mesh based e soprattutto open source per evitare di utilizzare soldi pubblici per pagare brevetti privati con il risultato non solo di spendere molto di più ma anche di rendere di fatto l’amministrazione pubblica, centrale o locale che sia, schiava di quel dato fornitore.
Dal punto di vista culturale invece si rende necessario un cambio di atteggiamento che porti ad una progettazione delle reti che prenda in considerazione le esigenze reali del territorio, della popolazione residente e del tessuto produttivo.
Un progetto che non tenga conto della densità di popolazione e del reddito della stessa nelle varie zone, delle aziende presenti sul territorio e che soprattutto non collabori in modo stretto con la pubblica amministrazione locale per la ricerca di un rapporto di scambio di servizi nel comune interesse di aumentare il valore delle proprie attività, è un progetto destinato a morire nell’arco di breve tempo ma non prima aver fatto magari la fortuna del fornitore di apparati che nel frattempo ha venduto i suoi prodotti risultando così l’unico ad aver fatto l’affare.
Non può esistere una rete gestita esclusivamente da privati che hanno preso l’appalto dall’amministrazione pubblica o hanno semplicemente pagato una concessione. Deve essere creato un progetto di sviluppo in cui la PA locale metta a disposizione ad esempio le sue strutture a fronte della garanzia da parte del provider, proprietario della rete, di fornire un determinato livello di servizio per le strutture pubbliche o per zone particolarmente disagiate a costi estremamente contenuti o addirittura gratuitamente.
Deve esser previsto un piano di sensibilizzazione sui cittadini che, a fronte di un servizio a basso costo, si rendano disponibili a collaborare “dal basso” alla creazione di una rete che si espanda con l’espansione delle esigenze del territorio.
Abbiamo sempre ritenuto inutile utilizzare subito migliaia di access point sparsi in modo piu o meno indiscriminato sul territorio, ma al contrario crediamo fermamente in uno sviluppo modulare della rete in grado di farla crescere secondo le reali esigenze della popolazione e delle imprese presenti e non in base alle esigenze di budget degli hardware vendor e dei loro distributori.
In questo modo pensiamo che lo stesso provider privato possa trovare un modello di business sano che veda giungere gli introiti da un modello di servizio modulare in cui possano coesistere tariffe “popolari” senza particolari garanzie di servizio, insieme a tariffe “professionali” per quegli utenti che invece necessitano di livelli di servizio garantiti.
Nel nostro piccolo abbiamo creato e stiamo creando reti in Italia basate su questo modello con una certa soddisfazione da parte di tutti gli attori coinvolti e vediamo che ultimamente città importanti stanno lanciando bandi di gara basati su questo modello come ad esempio quello da poco pubblicato dalla città di Bologna per l’espansione del progetto Iperbole.
A conferma dell’efficacia di questo tipo di modello c’è la case history di Singapore in cui grazie ad un lavoro congiunto fra l’autorità di Governo locale e un gruppo di provider è stata creata una rete wireless cresciuta nel tempo ( oggi conta circa 7.200 hotspots ) e che oggi conta oltre 850.000 utilizzatori felici.
Wireless@SG , questo il nome del progetto, è nata infatti dall’accordo fra pubblica amministrazione e impresa privata in cui la prima ha dettato le regole per assicurare un servizio minimo a zero costo per i primi 3 anni e poi a costo molto basso, si parla di 1,5$/mese per il collegamento Internet e 3,6$/mese per il servizio VOIP, per gli anni successivi.
Inoltre il Governo di Singapore si è garantito il servizio nei luoghi pubblici mettendo sulla bilancia la disponibilità delle proprie strutture e dei propri mezzi.
Dal nostro punto di vista continueremo a condividere questa nostra visione nella decisa convinzione che sia l’unico approccio possibile verso la costruzione di strumenti di comunicazione senza fili veramente efficaci per l’abbattimento progressivo del divario digitale prima che diventi un divario sociale.
Di seguito riporto una nostra presentazione in cui descriviamo più nel dettaglio quanto ho provato a sintetizzare in questo post.
Questo video lo abbiamo realizzato un po di mesi fa ma continua ad essere attuale e soprattutto efficace per condividere la nostra esperienza e il nostro modo di interpretare le reti wireless mesh.
Fino a qualche tempo fa esisteva una mappa che identificava e separava in modo più o meno netto le diverse tecnologie di trasmissione Wireless partendo dalle PAN ( Personal Area Network ) in cui vengono allocati ad esempio il Bluetooth e lo Zigbee, le LAN ( Local Area Network ) dove trovano posto i protocolli Wi-Fi, le MAN ( Metropolitan Area Network ) venute alla ribalta negli ultimi tempi con il Wi-Max e per ultime le WAN ( Wide Area Network ) più comunemente conosciute come le tecnologie cellulari.
In realtà i confini in particolare fra le PAN e le LAN si stanno sempre più assottigliando a favore del Wi-Fi che seppur continuamente bistrattato continua a dimostrarsi l’unico standard wireless veramente stabile a livello internazionale tanto da essere preso sempre più in considerazione anche per la creazione di sistemi di trasmissione wireless a banda larga a corto raggio.
Capita sempre più spesso infatti di vedere progetti in cui il Wi-Fi sta alla base delle Wireless Sensor Networks ( WSN ) o ne costituisce parte integrante con sensori wireless ZigBee based.
Ultimamente anche il nostro team è impegnato nella progettazione di WSN ZigBee e WiFi mesh based ad esempio per il monitoraggio di campi agricoli o per applicazioni automotive che consentano soprattutto l’integrazione di apparati ad esempio di videosorveglianza e forniscano contemporaneamente connettività hot spot agli operatori o in caso di reti geografiche o metropolitane agli stessi cittadini.
Nelle ultime settimane però si stanno susseguendo diversi lanci stampa da parte di alcuni importanti produttori di microchip come Broadcom e Intel che annunciano l’imminente rilascio di soluzioni PAN basate su microchip Wi-Fi integrabili all’interno di apparati consumer come tastiere, lettori DVD, impianti audio wireless, ecc.
Questo tipo di applicazione oggi è possibile con l’utilizzo di tecnologie wireless sicuramente più raffinate ma anche molto più di nicchia come le WirelessHD e le WirelessHDI che consentono la trasmissione di grandi quantitativi di dati che le normali PAN non possono garantire ma presentano alti costi e non sono facilmente reperibili.
L’utilizzo del Wi-Fi potrebbe di fatto massificarne la diffusione e aprire così il mercato grazie al basso costo e ad un uso sostanzialmente semplice.
La presenza di microprocessori Wi-Fi diffusi nell’ambiente potrebbero altresì dare il via a quelle che possiamo identificare come Wireless Content Mesh Network ovvero delle vere e proprie reti di contenuti che all’interno dell’ambiente domestico sarebbero in grado di rendersi automaticamente disponibili da qualsiasi device nell’area.
La presenza di microchip Wi-Fi in apparati di elettronica di consumo è sempre più diffusa come ad esempio negli iPhone, nella serie N dei telefoni Nokia, nei Nintendo DS, in alcune macchine fotografiche digitali e addirittura in alcune memorie flash, ma i prodotti annunciati da questi due colossi potrebbero portare importanti novità all’interno delle nostre case, dei nostri uffici e, perchè no, delle nostre auto.
Immaginate ad esempio la possibilità di avere una rete Wi-Fi all’interno della propria auto in grado di collegarsi con il vostro iPhone o con la vostra memory card o il navigatore satellitare e che consenta al vostro elettrauto ad esempio di fare un check completo e rapido completamente Wireless.
Ma l’altra grande novità potrebbe arrivare nei prossimi mesi da due gruppi di studio della IEEE che stanno sviluppando nuovi protocolli Wi-Fi Gbit-Class funzionanti sulla frequenza di 60 Ghz per applicazioni PAN. Il primo gruppo è il VHT ( Very High Troughput ) e il secondo è il .3c e, se riusciranno a trovare un accordo per l’uso comune della frequenza, potrebbero cambiare sensibilmente lo scenario delle tecnologie wireless a corto raggio.
Per avere maggiori info potete leggere questo articolo su EETIMES.com
La possibilità di distribuire l’intelligenza di routing su tutti questi apparati wi-fi based, a prescindere dalla frequenza di utilizzo, rappresenta un’opportunità unica per la creazione di reti wireless diffuse, autoconfiguranti e soprattutto in grado di garantire la scalabilità per un’ottimizzazione degli investimenti iniziali.
Mi fa piacere segnalare il podcast dell’intervista rilasciata a Radio Emilia Romagna durante la manifestazione Research 2 Business a Bologna.
Ci tengo a ringraziare per la sua simpatia e cortesia Federico Lacche di Radio Città del Capo
Sono stati due giorni piuttosto intensi a Bologna compresa la sorpresa del primo premio ricevuto nell’ambito del Forum degli Investimenti Start2B.
Non posso negare sia stato piacevole e seppure mi renda conto che di questi premi ne esistono un po in giro per le varie manifestazioni devo ammettere che la leggerezza con cui il tutto si è svolto, l’assoluta sorpresa del risultato e soprattutto le condizioni in cui è avvenuto lo hanno reso un’esperienza nel suo piccolo piacevole e perchè no motivo di orgoglio e un pizzico di soddisfazione.
Orgoglio e soddisfazione non tanto per il premio in se, anche se devo dire è stata occasione per conoscere l’Assessore Campagnoli che mi è sembrato persona preparata, attenta e soprattutto veramente disponibile verso le novità, ma perchè penso per noi tutti sia stata una conferma che l’idea alla base della nascita di Wi-Next, seppur evoluta nel tempo, non era sbagliata ne’ tantomeno priva di ogni senso sia tecnologico che di mercato come molti si ostinavano a ripeterci.
Wi-Next vuol dire Andrea, Giampaolo, Francesco, Michele, Gabriele, Andrea ( Snof ), Paola e poi Stefano ed Elena che seppur in IPWorld danno ogni giorno il loro contributo con le loro idee e a volte le bombolette spray per dare un tocco d’arte anche alle piantane. ( il premio aveva una citazione speciale per la bellissima piantana colorata di Blu “Wi-Next” da Elena ).
Wi-Next vuol dire anche altre persone che non sono direttamente coinvolte in prima linea come noi ma che ogni giorno hanno a che fare con i numeri che devono far quadrare per consentirci di andare avanti in questa che è stata forse un’intuizione, magari a metà o forse solo un incontro fortunato di quelli che capitano una volta nella vita ( qualcuno potrebbe dire meno male ) ma sicuramente è stata ed è una bella e faticosa iniziativa che porta l’impronta di ognuno di noi.
Son passati quasi 3 anni dalla prima riunione nell’ufficio del Prof. Angelo Raffaele Meo ( persona che ha lasciato sicuramente un’impronta profonda nel mio modo di intendere la ricerca ) ed è passato ormai un anno e mezzo da quando ci siamo detti che potevamo provarci che l’idea non solo era giusta ma era quasi doveroso portarla avanti perchè non si trattava solo di tecnologia innovativa ma di promuovere un nuovo approccio culturale alle reti wireless e un nuovo modo di vedere l’accesso a quella che ormai possiamo definire la nuova utility e non più una comodity.
Si trattava poi di applicarci un po di creatività e fantasia e questo forse è stato il passaggio più difficile ma che alla lunga, grazie anche al mitico Michele, applicate a piccole dosi ma continuative, hanno contributo a mio parere in modo tangibile a fare di Wi-Next un piccola finestra che consente uno sguardo su un orizzonte diverso.
Come sempre accade le nuove imprese vivono di momenti di grande entusiasmo e passione alternati a momenti, anche più frequenti, di sconforto e anche demoralizzazione che, per chi tenta di fare innovazione, anche se nel piccolo come noi, in Italia a volte sono all’ordine del giorno.
Non contiamo più ad esempio quante volte ci siamo sentiti fare le domande di quelli che dovrebbero fare finanza innovativa ma usano il “manuale dei giovani investitori” ( chi sono i vostri concorrenti, qual’è il vostro mercato, previsioni a 5 anni, ecc.ecc.) e che esordiscono affermando “e sai noi investiamo in società innovative a basso rischio e che abbiano tassi di crescita elevati……”
Allora….. innovazione e basso rischio sono due termini che non vanno proprio d’accordo….. e poi se avessi per le mani una società innovativa a basso rischio e con tassi di crescita elevati……avrei bisogno dei tuoi soldi?!!
Non contiamo più le mille presentazioni e il tempo profuso a spiegare e illustrare il perchè la nostra visione ( non solo nostra chiaramente ) non è solo accettabile ma a volte imprescindibile per disegnare un futuro digitale che consenta un accesso democratico alle reti di telecomunicazioni.
E come noi penso molti altri “imprenditori della ricerca” vivono lo stesso alternarsi di stati d’animo che ruotano però intorno ad una determinazione di ferro.
Ma in questi due giorni a Bologna ci si poteva rendere conto che tutte le difficoltà del caso non possono fermare una marea di entusiasmo e passione per il nuovo che anima un esercito di gente giovane e meno giovane accomunata da un credo tecnologico e scientifico, anche se non sempre condivisibile nei risultati, ma che rappresenta la linfa dell’innovazione che specialmente in Italia penso scorra sempre più grazie all’impegno dei privati più che delle istituzioni.
Voglio chiudere ringraziando l’organizzazione di Research 2 Business non per il premio ma per la cura con cui ha gestito l’evento e perchè per la prima volta mi è sembrato di vedere trattare le start up non come ragazzini che vogliono fare i soldi ma con il rispetto e la cura che si deve a chi ci prova veramente.
Vorrei anche approfittare per ringraziare quanti credendo in Wi-Next ci danno ogni giorno un contributo fondamentale come il team responsabile dell’incubatore delle imprese innovative del Politecnico di Torino.
Questo post non l’ho voluto scrivere per celebrare Wi-Next e i suoi risultati ma è per me un tributo al team con cui ogni giorno ho il piacere di lavorare.
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