Leggo che FON e il Comune di Arezzo hanno stretto un accordo per creare una rete wireless cittadina attraverso l’uso di modem router Fonera.

Pur apprezzando il modello marketing di FON, sicuramente valido se andiamo a vedere i finanziamenti che FON ha acquisito nel tempo, e condividendone pertaltro la visione di una rete che si crea dal basso, mi viene da fare qualche riflessione sulla scelta fatta dal Comune Toscano :

Il lancio stampa presente sul blog italiano di FON dice “Tutti gli aretini che lo vorranno, potranno diventare Foneros, ovvero membri della community mondiale di FON, e condividere con gli altri la propria connessione a banda larga: in questo modo, con l’installazione di appositi router (le Fonere) nelle proprie abitazioni, ognuno contribuirà alla diffusione del segnale in tutta la città. Inoltre, il municipio farà installare numerosi Hotspot in zone ’strategiche’ del comprensorio, che consentiranno la connessione gratuita al web, garantendo così la ‘copertura’ di tutto il territorio cittadino.

Cosa significa che andandosi a comprare un router Fonera ogni cittadino contribuirà alla rete cittadina? che ogni cittadino potrà ripetere grazie ai Fonera il segnale messo a disposizione dal Comune di Arezzo e lanciato dai router in outdoor?

Oppure che ogni cittadino metterà a disposizione la propria banda Internet acquistata da una telecom mettendo così un contratto fra un’azienda privata e un privato cittadino a disposizione della comunità?

Se così fosse sarebbe doveroso specificare che non si tratta di una rete cittadina ma di una serie di accessi messi a disposizione dai privati. una rete cittadina è un sistema di connessione pervasivo sul territorio, una mappa di accessi è una cosa un po diversa.

E se così fosse a questo punto l’Assessore all’Innovazione del Comune di Arezzo, Ilario Nocentini, non avrebbe fatto prima a dire ai suoi cittadini di togliere le chiavi Wep e lasciare che tutti ci navighino?

Ai fini del decreto Pisanu, che io per primo non condivido, il sistema FON, a mio parere, non è a norma per una semplice ragione :

- non esiste un provider centrale che detenga i log degli utenti che si registrano. I responsabili dei Log e del loro mantenimento per il tempo richiesto dalla Legge rimangono i singoli operatori telefonici che verrebbero chiamati in causa nell’eventualità di un uso fraudolento della linea da parte di terzi. Ma questi non avrebbero la possibilità di sapere l’identità certa di chi si è collegato in quel momento da uno dei loro router perchè l’utente farebbe parte del network FON senza avere un contratto con la telecom di turno.

Quindi ai fini della Legge vigente, per quanto inutile possa questa essere, mettere un Fonera o aprire la chiave Wep è la stessa cosa.

Il lancio stampa FON continua con :”I cittadini di Arezzo che vorranno avere accesso gratuito alla rete dovranno semplicemente installare un Router La Fonera nelle proprie abitazioni, condividendo la propria connessione a Internet e creando contemporaneamente un nuovo punto di accesso della rete municipale stessa. I cittadini che non parteciperanno attivamente potranno comunque navigare 15 minuti gratuitamente (previa visione di un video pubblicitario di 15 secondi) o acquistare un pass giornaliero al costo di soli 3,00 euro.

Cosa significa? che ogni cittadino per poter partecipare alla cosidetta rete cittadina di Arezzo deve comprarsi a spese sue un router obbligatoriamente FON? Se così fosse, una pubblica amministrazione può mettere un’azienda privata, peraltro estera, nella condizione di creare una situazione di monopolio per quello che dovrebbe essere un servizio pubblico?

Inoltre i cittadini che non acquisteranno un router FON non potranno navigare se non per 15 minuti ( non è specificato nell’arco di quanto tempo) e sorbendosi la pubblicità o pagando “solo” 3 Euro al giorno.

I soli 3 Euro al giorno e i proventi pubblicitari a chi vanno? Se andassero a FON penso sarebbe un fatto piuttosto grave perchè di fatto si stanno usando mezzi pubblici per promuovere un’azienda privata e aumentare il suo business.

Il lancio cita ancora : “In una prima fase il Comune di Arezzo installerà i primi HotSpot FON in zone ad alta affluenza: Piazza Grande, Parco Giotto, Piazza della Badia, Parco via Mecenate, Piazza Guido Monico, Parco del Pionta, Piazza S.Agostino, Parco Villa Severi, Foro Boario e altre in fase d’identificazione.

Se gli hot spot sono stati installati a spese di FON ben venga come iniziativa e FON ha il diritto di fornire il servizio in base alle sue regole commerciali.

Se gli hot spot invece sono stati acquistati dal Comune di Arezzo e installati a costo della municipalità allora penso dovrebbe essere doveroso far si che tutti i cittadini abbiano la stessa opportunità di accesso alla rete perchè quest’ultima realizzata con soldi pubblici.

Questo ad oggi non è dato saperlo ma sicuramente in futuro i responsabili del progetto renderanno pubblici i dettagli dell’iniziativa.

In definitiva pur essendo un grande sostenitore di politiche che consentano la generazione di reti wireless dal basso, ritengo che quest’ultime, se promosse da amministrazioni pubbliche, debbano essere progettare nel solo interesse del cittadino e delle reali esigenze del territorio e soprattutto delle zone digitalmente svantaggiate ( se mi limito ad invitare quelli che hanno l’ADSL a metterla in condivisione avrò delle grandi bolle dove l’ADSL già c’è e continuerò a mantenere divise quelle zone che non hanno le connessioni attivate ).

L’amministrazione locale, dove necessario, deve farsi carico di promuovere la creazione di reti digitali o direttamente, attraverso la creazione di società di scopo miste pubblico-private, o attraverso la promozione dell’iniziativa privata fornendo però tutti gli strumenti necessari per consentire alle imprese che volessero partecipare di fare la migliore proposta per il territorio e vigilando alchè non si creino situazioni di monopolio che consentano in futuro all’azienda aggiudicatrice di dettare le regole di accesso.

In ultimo, per evitare che con il tempo le reti wireless cittadine diventino più un modo per ottenere visibilità sui media che per risolvere concretamente il digital divide, sarebbe utile, da parte delle pubbliche amministrazioni, non farsi prendere dalla fretta del lancio stampa e sincerarsi che vengano sempre fornite ai cittadini tutte le informazioni utili e di dettaglio dei servizi che vengono a loro offerti.