Il cloud computing è un termine ancora piuttosto recente ma già destinato a cambiare radicalmente il nostro modo di vivere il desktop e tutte le applicazioni che oggi siamo abituati ad avere residenti sul nostro PC.

Seppur ancora lontana dall’ottimale, l’aumento della penetrazione delle connessioni a banda larga, l’emergere sempre più prorompente del mobile broadband, il costo sempre minore delle memorie di massa e dei sistemi server, stanno creando un terreno fertile per lo sviluppo di sistemi decentralizzati che consentono di accedere ad una svariata gamma di applicazioni che vanno dalla semplice web mail, allo storage online di dati e backup, alle applicazioni SaaS ( Software as a Service ) come Google Sites, ThinkFree, ZOHO, Microsoft Office Live e ultimamente agli acceleratori che consentono lo sviluppo di ambiente applicativi anche molto sofisticati.

Esistono sistemi molto evoluti come l’Amazon EC2 e S3 che mettono a disposizione intere librerie e sistemi operativi “virtuali” online che consentono l’installazione e la messa in opera anche di architetture applicative molto complesse pagando solo l’effettivo utilizzo del servizio a costi decisamente concorrenziali rispetto i normali sistemi di hosting a cui siamo abituati.

Ma Amazon S3 consente anche  servizi basici come il back up del proprio hard disc in modo semplice ed economico, io stesso ho il mio backup su S3 e pago 2 Euro al mese per quasi 20 Gb di dati a cui posso accedere da qualsiasi punto della rete.

Anche l’ultimo PDC ( Professional Developer Conference ) di Microsoft, tenutosi a Los Angeles alla fine del mese scorso, si è completamente incentrato sulla nuova strategia di Microsoft basata proprio sul cloud computing attraverso il lancio di Windows Azure,  una piattaforma di accesso online a tutti gli applicativi Microsoft di uso comune e un acceleratore  dedicato agli sviluppatori di tutto il mondo e in piena concorrenza proprio con Amazon S3.

Altro attore del mercato è Joyent che propone, oltre ad un acceleratore e a sistemi di hosting molto simili ai primi due, una piattaforma di collaboration online completa di agenda condivisa, web mail, tagging e file sharing in stile 2.0.

A conferma della curva di crescita esponenziale dell’uso di applicativi di cloud computing vi è una ricerca della Pew Internet and American Life Project sull’uso degli applicativi e dei servizi di Cloud Computing, da cui emerge che il 34% degli utenti Internet statunitensi ha salvato le proprie foto online e ben il 29% ha utilizzato applicativi come Google Documents e Photoshop Express online.

Tabella Cloud Computing

Sempre dalla ricerca della Pew Internet emerge un dato interessante e cioè che il  40% della popolazione online statunitense ha utilizzato nel corso dell’ultimo anno almeno due applicativi riferibili al cloud computing.

Secondo gli internauti a stelle e strisce la convenienza è la principale ragione che li spinge ad utilizzare questi sistemi (  51%), la flessibilità viene al secondo posto ( 41%) seguita a ruota dalla possibilità di condividere facilmente i contenuti ( 39% ).

Fa da contraltare la paura per la privacy e la sicurezza dei dati e in particolar modo il pensiero che turba i sogni dei navigatori è la possibilità che i dati salvati nei sistemi cloud possano essere venduti a terzi ( 90% ) per utilizzi marketing o addirittura per attività di spionaggio industriale.

Ma i veri entusiasti degli applicativi online sembrano essere gli utilizzatori di connessione Wi-Fi i quali, probabilmente perché utenti nomadici, trovano nel cloud computing la possibilità di virtualizzare il proprio desktop e le proprie applicazioni in modo da potervi accedere anche in movimento continuando a rimanere in contatto con il proprio ufficio o il proprio staff.

Tabella sul Cloud Computing

Dai dati della ricerca, effettuata nel maggio scorso, emerge come l’utente Wi-Fi sia una figura decisamente portata ad un uso intensivo di applicativi evoluti e quindi maggiormente sensibile a servizio a valore aggiunto a cui poter accedere anche a pagamento.

Lo sviluppo del cloud computing è quindi alimentato dall’aumento delle connessioni nomadiche a banda larga che a loro volta verranno alimentate dallo sviluppo del cloud computing in un circolo virtuoso che probabilmente porterà nel tempo a spostare la capacità elaborativa sempre più nella rete e negli apparati di accesso, consentendo così l’utilizzo di device sempre più portabili, indossabili e soprattutto connessi tra di loro.