3 Giu
In un articolo di qualche giorno fa Stefano Quintarelli sul suo Blog riporta dei dati decisamente interessanti riguardanti la crescita esponenziale del traffico dati in Finlandia su rete Wireless in cui emerge un dato eclatante e cioè che il traffico dati su rete wireless è aumentato del 1.300% e di questo il 92% è generato da PC a discapito di un misero 8% su rete cellulare.
Il mercato finlandese si sa è da sempre all’avanguardia per le telecomunicazioni senza filo, come peraltro tutti i paesi nordici come la Scandinavia e la Norvegia, dove durante un mio viaggio qualche anno fa mi collegavo gratuitamente nel 90% dei posti ( villaggi di pescatori compresi ) in cui mi fermavo.
Ma proprio qui sta il nodo.
Quintarelli al fondo del suo articolo riporta
“Il wireless e’ sufficiente a soddisfare i bisogni di larga fetta degli utenti e verso questo si orienterà il mercato, sottraendo risorse alla rete fissa colpendo la sua remunerabilità. Il bisogno al lungo termine dell’economia del Paese non è soddisfatto dal mercato in presenza di competizione infrastrutturale e pertanto in assenza di pianificazione dell’interesse pubblico con il meccanismo delle concessioni presente nelle altre infrastrutture non replicabili.Prima ne prendiamo atto e prendiamo il toro per le corna, meglio è.”
Il mercato delle telecomunicazioni wireless a banda larga in Italia vive una realtà piuttosto alterata sia da impianti burocratici e decreti legge che ne limitano fortemente lo sviluppo di fatto rendendo molto difficile se non impossibile dare accesso liberamente alle popolazioni, sia da un’oligarchia di consulenti più attenti agli interessi dei grandi vendor che non alle esigenze reali delle aree cittadine e soprattutto rurali a cui dovrebbero dare delle soluzioni.
Nel primo caso, cioè la burocrazia, l’Italia si “giova” di un decreto ( Pisanu ) che, nel nome della sicurezza e della prevenzione contro il terrorismo, impedisce di fatto l’accesso alle reti di copertura geografica, in particolar modo chiaramente quelle wireless, costringendo i provider di banda larga e di connettività in genere a complicate e spesso poco gestibili pratiche che scoraggerebbero anche il più stoico degli operatori.
Il primo risultato è che la connettività nomadica o particolari forme di promozione “virale” dei collegamenti wireless a banda larga non sono praticabili.
Secondo risultato : se volete connettervi in wireless, o vi fate un abbonamento agli hot spot degli operatori nazionali che offrono il servizio direttamente o attraverso società più o meno controllate o vi comprate una fantastica chiavetta USB HSDPA ( dove c’è….ma dove c’è? ) a costi notevolmente superiori ( con buona pace dei sostenitori della Net Neutrality ma via cellulare come il Prof. Fuggetta ).
Si rende indispensabile a mio parere, per poter creare i presupposti minimi per uno sviluppo almeno paragonabile a quello finlandese, abbattere questo paletto burocratico, per molti versi demagogico, che non solo non ritengo sia in grado di fermare eventuali malintenzionati ma sicuramente ha fatto e sta facendo l’interesse di alcuni.
Altro aspetto, non meno importante del primo, è l’atteggiamento di chi dovrebbe dare i giusti consigli agli amministratori per lo sviluppo di reti di informazione accessibili e democratiche in grado di dare un forte e concreto contributo alla lotta contro il digital divide.
Dando un’occhiata in giro non sembra che questo accada visto il proliferare di progetti di coperture geografiche e cittadine costruite a misura della tecnologia rappresentata e non delle esigenze delle popolazioni e del tessuto produttivo della zona.
Così assistiamo a progetti faraonici come quello di Milano il cui solo costo di progettazione pare sia stato deliberato con decina decine di migliaia di Euro di consulenze, e che poi non più di un anno dopo è stato ridimensionato almeno dieci volte il progetto originale ( e mi vien da dire grazie a Dio ).
La creazione di reti di copertura geografica o metropolitane che funzionino è un fatto più culturale che tecnologico e si rende necessario un cambiamento radicale di atteggiamento progettuale che preveda la costruzione di reti che si alimentino “dal basso” in base alle reali esigenze dell’area interessata e dei suoi abitanti e che attraverso un piano di sviluppo in grado di autosostenersi ottimizzi fortemente gli investimenti mettendo nelle condizioni gli operatori pubblici e privati del territorio e perchè no gli stessi cittadini interessati a partecipare all’investimento necessario.
Il bello è che poi i grandi consulenti fanno anche i convegni in cui si fanno pagare per essere ascoltati dal pubblico.
Viviamo in un bellissimo paese. ( pieno di tori da prendere per le corna )
3 Responses per "Il Wireless del bel paese"
Il Wireless del bel paese…
Il mercato delle telecomunicazioni wireless a banda larga in Italia vive una realtà piuttosto alterata sia da impianti burocratici e decreti legge che ne limitano fortemente lo sviluppo di fatto rendendo molto difficile se non impossibile dare accesso…
permettetemi di segnalare la nostra modesta iniziativa di Free WiFi che ormai da due anni cerca di diffondere nel nostro paese il concetto dell’accesso a Internet gratuito attraverso il WiFi.
Abbiamo attivato oltre 100 hotspot in Italia a norma di legge (Pisanu inclusa) e semplici da utilizzare. Mi permetto di segnalare il BITAGE Free WiFi in quanto il servizio alla fine non è a scopo di lucro e di pubblica utilità.
grazie e complimenti per il post
PS in Italia l’unico modo di crescere per servizi innovativi è l’iniziativa privata, nella pubblica amministrazione mancano completamente il know how in campo tecnologico ed il desiderio di innovare e crescere.
Ciao Federico, grazie per il tuo intervento. Conosco la vostra realtà e vi faccio i complimenti per quanto sviluppate.
Incontriamoci cosi si fa due chiacchiere.
A presto
Nicola
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