24 Giu
La crescita di un paese passa anche attraverso la sua capacità di diffondere nella popolazione l’uso delle tecnologie di comunicazione e in particolar modo di Internet.
Questo assioma però stenta a essere preso in considerazione in paesi come il nostro che pur facendo parte delle Nazioni più potenti del Mondo rimangono ciechi alla necessità di dotare i propri cittadini, il tessuto produttivo e il mondo didattico di un accesso alla banda larga equamente e democraticamente distribuito sul territorio e in particolar modo nelle aree rurali.
Nel frattempo molti paesi in via di sviluppo o quelli più genericamente identificati come “del terzo mondo” prendono coscienza di questa primaria necessità, come ad esempio il Bangladesh in cui il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, una sorta di nostra AGCOM ma pare molto più illuminata, ha lanciato una massiccia campagna di diffusione dell’accesso alla banda larga nelle aree rurali in cui vivono oltre il 70% dei 144 milioni di abitanti.
Il piano della BTRC consiste nel collegamento di tutte le scuole pubbliche alla banda larga in modalità gratuita e l’abbattimento di oltre il 60% delle tariffe di collegamento per ogni tipo di utenza broadband.
In Italia chiaramente non possiamo aspettarci annunci di questo genere perchè sarebbero sproporzionati ma sarebbe già un ottimo risultato la cancellazione del Decreto Pisanu e l’introduzione di agevolazioni per la creazione di reti wireless geografiche da parte di iniziative private li dove le telecom non ritengono profittevole realizzare reti a banda larga.
Il Prof. Brewer dell’Università di Berkeley, da sempre impegnato nella realizzazione di reti wi-fi nelle aree in via di sviluppo come il sud Africa, in una recente intervista ha dichiarato quello che a nostro parere sta alla base dell’importanza delle reti Wi-Fi :
“il bello delle reti Wi-Fi è che non c’è bisogno del carrier per poterle realizzare e le aree rurali non possono aspettare il carrier”
Ed è quello che anche noi stiamo vivendo non solo in Italia ma anche in altre paesi dove nelle aree rurali cresce sempre di più l’iniziativa privata fatta di persone che si “consorziano”, in alcuni casi con l’aiuto della pubblica amministrazione locale, per creare quell’infrastruttura di rete minima che consenta un accesso democratico alla banda larga.
Reti che devono necessariamente costare molto meno di quello a cui siamo ormai abituati e soprattutto che siano in grado di crescere con il crescere delle reali esigenze e siano sotto il controllo di chi le utilizza e non di chi ha la proprietà degli apparati che la compongono.
Grazie al Wi-Fi mesh persone come il Prof. Brewer realizzano reti a banda larga e a bassissimo costo in grado di consentire anche nelle aree più isolate del Mondo la telemedicina, di portare l’informazione e soprattutto di dare una possibilità di futuro produttivo indipendente rispetto i paesi occidentali.
Solitamente, parlando dell’importanza delle reti a banda larga nelle aree disagiate, mi sento dire che forse sarebbe meglio cercare di dar da mangiare a quelle popolazioni prima che Internet, ma la mia riflessione è che limitando i nostri interventi alla semplice sussistenza, senza creare i presupposti per una crescita economica e produttiva autosufficiente di queste aree, non faremo altro che continuare a tenere in ostaggio intere popolazioni senza dargli una via verso la propria indipendenza.
One Response per "L’importanza di un accesso democratico alle reti"
L’importanza di un accesso democratico alle reti passa sicuramente per la larghezza di banda ma, di certo DEVE fare i conti con aspetti come l’Usabilità e l’Accessibilità dei servizi che sono sul Web.
La banda larga, il Wi-fi non sono la panacea per tutti i mali, come ho avuto modo di scrivere su un post nel mio blog
http://antoniogrillo.wordpress.com/2008/05/21/digital-divide-davvero-tutta-colpa-della-banda-larga/
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