Giovedi scorso si è tenuto il primo Business Partner Day di Wi-Next presso la nostra sede all’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino.

Voglio ringraziare i System Integrator e i Wisp che hanno partecipato a questa iniziativa con cui abbiamo potuto, ancor prima che condividere le peculiarità dei nostri prodotti e le opportunità commerciali che le nostre soluzioni abilitano, discutere le reali esigenze del mercato e quelle che sono le problematiche pratiche con cui ci si deve confrontare quotidianamente e la cui conoscenza ci aiuta a offrire sempre soluzioni si all’avanguardia ma soprattutto rispondenti alle esigenze degli utilizzatori.

Voglio riingraziare in particolar modo Antonio Cirone di Pirelli Broadband con cui abbiamo sviluppato una soluzione gateway Mesh molto interessante di cui parleremo nei prossimi giorni.

Questi appuntamenti si ripeteranno nell’arco del prossimo anno e vedranno il loro naturale proseguimento online attraverso la piattaforma di collaboration che presto rilasceremo a disposizione dei nostri partner.
Il Wi-Next Business Partner è la rappresentazione della nostra ferma volontà di creare un network di professionisti delle reti wi-fi mesh in Italia in grado di portare sul mercato delle soluzioni efficaci e a basso costo.
Nexa, l’autorevole Centro su Internet & Società del Politecnico di Torino, in un comunicato stampa ha chiesto alle autorità competenti una profonda riflessione sull’opportunità, con l’approssimarsi della scadenza del 31 dicembre 2008, di non rinnovare l’efficacia dell’art. 7 dell’ormai famoso Decreto Pisanu che impone una serie di obblighi procedurali e amministrativi pesso onerosi e sicuramente di difficile gestione soprattutto per i piccoli operatori.
Non possiamo che plaudere a questa iniziativa promossa da un Centro che annovera studiosi e tecnici di altissimo livello come il Prof. Angelo Raffaele Meo, il Prof. Juan Carlos De Martin, il Prof. Rodotà e il Prof. Yochai Benkler della Harvard University e unirci alla richiesta che, pur rischiando di rimanere inascoltata, dovrebbe essere abbracciata da tutti coloro che vedono in questa normativa un ostacolo oggettivo non solo alla libertà di connessione alla rete ma anche e soprattutto alla crescita di iniziative di importanza strategica per questo paese.
Importante soprattutto l’invito lanciato da Nexa per la valutazione di quelli che sono gli impatti sociali ed economici delle decisioni che qualunque Governo potrà prendere in futuro in merito all’utilizzo di Internet prima che queste vengano promulgate.
Infatti pochi considerano quelli che sono stati gli impatti tecnologici dell’art. 7 sopra citato e il conseguente impatto economico e sociale causato dall’impossibilità spesso per i piccoli operatori di adeguare le proprie infrastrutture alla nuova normativa troppo stringente e che obbliga all’uso di sistemi anche molto costosi e di difficile gestione.
Questo di fatto si è tradotto in una barriera d’accesso per la piccola imprenditoria che, invece, potrebbe trovare in questo mercato in forte crescita ottime opportunità di business anche in nicchie verticali.
Riteniamo quindi che l’articolo 7 ancora prima che determinare una sostanziale limitazione al libero utilizzo dei mezzi di comunicazione ( sancito dallo stesso codice delle comunicazioni DLGS 259/03 all’articolo 3 ) rappresenti una significativa barriera verso la creazione di un libero mercato concorrenziale, trasparente e soprattutto tecnologicamente neutrale ovvero che non discrimini tra particolari tecnologie imponendo l’uso di sistemi che necessitino di investimenti a cui sarebbero in grado di sopperire solo le grandi imprese.
Inoltre l’efficacia dal punto di vista della sicurezza non è mai stata provata metre rimane l’anomalia di una norma che neanche i paesi sottoposti a sanguinosi attacchi terroristici come gli USA, la Gran Bretagna e la Spagna hanno voluto mettere in atto.
Solo il governo indiano, ancor più dopo gli efferati attacchi terrostici degli ultimi giorni, sta discutendo l’applicazioni di tali restrizioni che tuttavia, vista la vastita del territorio e la complicata situazione socio-demografica, risulterebbe di difficile applicazione.
Non certo di minore importanza l’impatto che questa Legge ha avuto ad oggi sullo sviluppo di progetti di connettività pubblica specialmente nelle zone rurali fortemente penalizzate dalle scelte di investimento delle grandi telecom che di fatto hanno costretto vaste aree geografiche al totale o quasi divario digitale e che solo attraverso la creazione di provider locali possono sperare di risolvere.
Auspichiamo che Nexa, supportata da enti pubblici e privati, si possa fare parte attiva di una serie di concrete iniziative che facciano emergere in modo obiettivo le discrepanze e forse l’inutilità parziale di tale normativa e che pongano soprattutto le basi per la creazione di un modello di valutazione socio-economico delle restrizioni che i Governi potranno decidere verso l’uso della rete.
Altre fonti : il post di Stefano Quintarelli
Abbiamo pubblicato una pagina che riporta un nostro documento “manifesto” per una politica sul divario digitale.
Si tratta di un documento redatto ormai nella sua prima versione oltre un anno fa con cui abbiamo voluto condividere la nostra visione sul futuro delle reti wireless partendo da quella che è stata la storia delle telecomunicazioni e delle reti in generale.
Abbiamo pensato fosse importante condividerla in rete e farne un vero e proprio manifesto specialmente viste le recenti importantissime novità d’oltreoceano sulla liberalizzazione del White Spaces e la prossima discussione in Italia sul rinnovo del famoso decreto Pisanu.
Il nostro testo vuole quindi essere un contributo per meglio comprendere l’importanza di una politica sul divario digitale basata sulla creazione di autostrade digitali condivise e tecnologie di rete opensource, nella speranza che possa anche sensibilizzare chi sarà chiamato a prendere delle decisioni che potranno cambiare lo sviluppo del wireless broadband nel bel paese.
Comunicato Stampa
Dopo il successo riscontrato allo SMAU di Milano, Wi-Next presenta all’Expo Comm di Roma la nuova linea di apparati Wi-Fi Connect CPE e i router mesh da indoor Naawigo
Milano, 18 novembre 2008 – Wi-Next, la società torinese impegnata nello sviluppo di soluzioni wi-fi mesh semplici e sicure contro l’esclusione dall’accesso a Internet, in occasione del prossimo Expo Comm di Roma, la prima edizione italiana di uno dei più importanti eventi internazionali nel settore delle telecomunicazioni, lancia la nuova linea di CPE Connect e presenta al mercato in anteprima i nuovi router mesh Naawigo.
Continua la crescita della start up nata da un gruppo di ricerca del Politecnico di Torino che ha sviluppato il software N.A.A.W., un firmware innovativo per lo creazione di reti wireless mesh.
Dopo il lancio a inizio anno delle linee di prodotti N.A.A.W. Enterprise e N.A.A.W. Xtend, apparati outdoor ideali per la creazione di reti wi-fi mesh di grandi dimensioni, e del N.A.A.W. Connect, una soluzione CPE per il collegamento di ambienti domestici e aziendali a reti wireless outdoor, presenta al mercato la nuova linea di router indoor Naawigo.
Il Naawigo è un router 802.11b/g ( 2,4 Ghz ) e rappresenta la soluzione ideale per la creazione di reti wireless indoor mesh completamente auto configuranti e soprattutto economiche, grazie al software N.A.A.W. Embedded che consente di ottenere coperture pervasive anche su superfici di notevoli dimensioni in modo semplice ed automatico.
Altra importante novità sono i tre nuovi N.A.A.W. Connect che Wi-Next lancerà dai primi di dicembre e che andranno a completare l’offerta di apparati CPE per la connessione della propria abitazione o del luogo di lavoro con reti wireless offerte da Wisp o operatori broadband.
“Con i nuovi N.A.A.W. Connect e Naawigo abbiamo voluto completare la nostra offerta di apparati mesh – afferma Nicola De Carne Amministratore di Wi-Next – ma continueremo nei prossimi mesi presentando al mercato altri nuovi prodotti che stiamo sviluppando anche in collaborazione con importanti Vendor mondiali”
Ma l’evento romano sarà anche l’occasione per continuare la promozione del Wi-Next Business Partner Program e per incontrare i numerosi System Integrator e Wisp del centro sud che hanno già fatto richiesta di entrare nel programma di affiliazione della Società torinese.
“A poche settimane dal lancio, il Wi-Next Business Program – continua Nicola De Carne - rappresenta già una rete di professionisti capillare sul territorio e in grado di sviluppare nuove soluzioni di connettività broadband uniche sul mercato e di sicura efficacia per i propri clienti.”
Per maggiori informazioni sul Wi-Next Business Partner Program : www.winext.eu/business_partner
IL SOFTWARE N.A.A.W. E I PRODOTTI N.A.A.W. BASED
N.A.A.W. (Nuovo Apparato Autoconfigurante Wireless) è il nome del software, sviluppato grazie alla stretta collaborazione con il Politecnico di Torino, che permette di creare una reti wireless, senza limiti geografici o infrastrutturali, in modo veloce, automatico e economico.
Wi-Next offre oggi una delle più complete soluzioni, sviluppata completamente in Italia, per la creazione di reti wireless mesh a banda larga :
• N.A.A.W. Enterprise, dispositivi wi-fi mesh per la creazione di reti mesh estese
• N.A.A.W. Xtend, dispositivi wi-fi mesh per ampliare in modo semplice la copertura di una rete mesh
• N.A.A.W. Connect, dispositivi wi-fi mesh per collegare ad una rete wireless il proprio ambiente domestico o professionale
L’offerta di dispositivi N.A.A.W. è corredata da due applicazioni di controllo web based fondamentali per una corretta gestione delle reti e degli utenti :
• Herdboy : per il monitoraggio e la gestione delle reti wireless
• Doorman : per la gestione e il controllo degli utenti e degli accessi
CHI E’ WI-NEXT
Wi-Next, nata dal lavoro di un gruppo di ricerca del Politecnico di Torino, è una Società italiana in rapida espansione specializzata nello sviluppo e commercializzazione di prodotti Wi-Fi mesh per la creazione di reti wireless istantanee, automatiche, affidabili e soprattutto economiche.
Sviluppiamo prodotti e servizi di semplice implementazione, facili da usare, economici che consentano la creazione di reti broadband wireless e, soprattutto, in grado di garantire la massima estensione delle coperture e delle funzionalità grazie all’applicazione di un’avanzata soluzione mesh e l’utilizzo di piattaforme open.
Wi-Next è all’interno dell’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino e ha vinto l’ultima edizione del premio Start2Business di Bologna, iniziativa finalizzata alla valorizzazione di start-up con forte base tecnologica e a elevato contenuto di conoscenza.
Per ulteriori informazioni: www.winext.eu
La settimana scorsa il ChairmMan della FCC e il Co-Fondatore di Google, Larry Page, commentando la decisione della FCC di liberalizzare l’uso delle frequenze inutilizzate dello spettro televisivo analogico per lo sviluppo di reti wireless a banda larga, hanno indicato una nuova e rivoluzionaria strada verso un Internet meno caro per tutti.
Infatti l’utilizzo delle frequenze sui 700 Mhz consentiranno la costruzione di autostrade digitali a un costo decisamente più basso delle attuali e con performance nettamente superiori ad esempio dello stesso Wi-Fi che soffre, come si sa, la presenza di muri e ostacoli in generale.
Internet molto più pervasivo e a un costo minore grazie proprio alla scelta di liberazzare l’uso dei White Spaces cosi come fu deciso per il Wi-Fi, aprendo di fatto un nuovo mercato a cui potranno partecipare non solo gli incumbent ma anche le piccole strutture che così saranno in grado di apportare quei caratteri innovativi che ormai le grandi corporation faticano ad apportare.
Si prevedono le prime applicazioni in meno di due anni e vista la decisione di alcuni produttori di Chip, Intel in testa, si ipotizza che i primi embedded potranno essere disponibili entro 18 mesi con un costo del Chip stesso inferiore ai 5 Euro.
Negli USA si prevede quindi una nuova era del Wireless Broadband e un nuova formidabile arma contro il digital divide.
In Italia invece leggo un’intervista del Prof. Decina su Corriere delle Comunicazioni in cui l’esperto di delle reti annuncia di odorare ben 5 Miliardi di Euro dallo switch off delle frequenze televisive analogiche e che sarebbe già pronto a spezzettarle in 4 mega licenze per dar vita all’ennesima gara fra i soliti grandi operatori con tanti saluti alla liberalizzazione e ad un’altra opportunità di creare un mercato veramente libero e in grado di proporre delle concrete soluzioni capaci di soddisfare le reali esigenze di connettività della comunità.
Permettetemi di dire che il tutto fa molta tristezza.
Per approfondimento, l’articolo apparso su Scientific American
Il cloud computing è un termine ancora piuttosto recente ma già destinato a cambiare radicalmente il nostro modo di vivere il desktop e tutte le applicazioni che oggi siamo abituati ad avere residenti sul nostro PC.
Seppur ancora lontana dall’ottimale, l’aumento della penetrazione delle connessioni a banda larga, l’emergere sempre più prorompente del mobile broadband, il costo sempre minore delle memorie di massa e dei sistemi server, stanno creando un terreno fertile per lo sviluppo di sistemi decentralizzati che consentono di accedere ad una svariata gamma di applicazioni che vanno dalla semplice web mail, allo storage online di dati e backup, alle applicazioni SaaS ( Software as a Service ) come Google Sites, ThinkFree, ZOHO, Microsoft Office Live e ultimamente agli acceleratori che consentono lo sviluppo di ambiente applicativi anche molto sofisticati.
Esistono sistemi molto evoluti come l’Amazon EC2 e S3 che mettono a disposizione intere librerie e sistemi operativi “virtuali” online che consentono l’installazione e la messa in opera anche di architetture applicative molto complesse pagando solo l’effettivo utilizzo del servizio a costi decisamente concorrenziali rispetto i normali sistemi di hosting a cui siamo abituati.
Ma Amazon S3 consente anche servizi basici come il back up del proprio hard disc in modo semplice ed economico, io stesso ho il mio backup su S3 e pago 2 Euro al mese per quasi 20 Gb di dati a cui posso accedere da qualsiasi punto della rete.
Anche l’ultimo PDC ( Professional Developer Conference ) di Microsoft, tenutosi a Los Angeles alla fine del mese scorso, si è completamente incentrato sulla nuova strategia di Microsoft basata proprio sul cloud computing attraverso il lancio di Windows Azure, una piattaforma di accesso online a tutti gli applicativi Microsoft di uso comune e un acceleratore dedicato agli sviluppatori di tutto il mondo e in piena concorrenza proprio con Amazon S3.
Altro attore del mercato è Joyent che propone, oltre ad un acceleratore e a sistemi di hosting molto simili ai primi due, una piattaforma di collaboration online completa di agenda condivisa, web mail, tagging e file sharing in stile 2.0.
A conferma della curva di crescita esponenziale dell’uso di applicativi di cloud computing vi è una ricerca della Pew Internet and American Life Project sull’uso degli applicativi e dei servizi di Cloud Computing, da cui emerge che il 34% degli utenti Internet statunitensi ha salvato le proprie foto online e ben il 29% ha utilizzato applicativi come Google Documents e Photoshop Express online.
Sempre dalla ricerca della Pew Internet emerge un dato interessante e cioè che il 40% della popolazione online statunitense ha utilizzato nel corso dell’ultimo anno almeno due applicativi riferibili al cloud computing.
Secondo gli internauti a stelle e strisce la convenienza è la principale ragione che li spinge ad utilizzare questi sistemi ( 51%), la flessibilità viene al secondo posto ( 41%) seguita a ruota dalla possibilità di condividere facilmente i contenuti ( 39% ).
Fa da contraltare la paura per la privacy e la sicurezza dei dati e in particolar modo il pensiero che turba i sogni dei navigatori è la possibilità che i dati salvati nei sistemi cloud possano essere venduti a terzi ( 90% ) per utilizzi marketing o addirittura per attività di spionaggio industriale.
Ma i veri entusiasti degli applicativi online sembrano essere gli utilizzatori di connessione Wi-Fi i quali, probabilmente perché utenti nomadici, trovano nel cloud computing la possibilità di virtualizzare il proprio desktop e le proprie applicazioni in modo da potervi accedere anche in movimento continuando a rimanere in contatto con il proprio ufficio o il proprio staff.
Dai dati della ricerca, effettuata nel maggio scorso, emerge come l’utente Wi-Fi sia una figura decisamente portata ad un uso intensivo di applicativi evoluti e quindi maggiormente sensibile a servizio a valore aggiunto a cui poter accedere anche a pagamento.
Lo sviluppo del cloud computing è quindi alimentato dall’aumento delle connessioni nomadiche a banda larga che a loro volta verranno alimentate dallo sviluppo del cloud computing in un circolo virtuoso che probabilmente porterà nel tempo a spostare la capacità elaborativa sempre più nella rete e negli apparati di accesso, consentendo così l’utilizzo di device sempre più portabili, indossabili e soprattutto connessi tra di loro.
Riceviamo molte richieste di delucidazioni sulle pratiche buracratiche da espletare per poter diventare WISP.
Abbiamo così deciso di dare il nostro contributo per quanti intendano cimentarsi nel magico mondo della banda larga come fornitori di connettività, un po’ per business ma spesso per necessità di organizzarsi per poter avere una connessione decente.
Questo post non vuole avere alcun valore di consulenza e quindi invitiamo chiaramente a rivolgersi a uno studio legale specializzato prima di procedere con le attività.
Precisando che a valle delle varie autorizzazioni è necessario ottemperare ad una serie di obblighi regolamentari di non poco conto previsti dal codice delle comunicazioni elettroniche come ad esempio sistemi di sicurezza, trattamento dei dati, sistemi di autenticazione, ecc., riportiamo di seguito gli step base necessari.
Prima di tutto consigliamo di leggere con molta attenzione il Codice delle Comunicazioni Elettroniche Dlgs 259/03.
Premesso che per chiedere l’autorizzazione è necessario essere in possesso di regolare iscrizione alla camera di commercio e possessori di P.IVA, è necessario compilare l’Allegato A “autorizzazione generale per l’offerta al pubblico dell’accesso radio LAN alla rete ed ai servizi di telecomunicazioni” ai sensi del decreto 28 maggio 2003 e relative modifiche apportate dal decreto del 4 ottobre 2005.
All’autorizzazione generale sarà necessario allegare :
Importante ricordarsi che per la fornitura di connettività Internet pubblica è necessario attenersi a quanto stabilito in materia di prevenzione antiterrorismo dal Dlgs 155/2005 meglio conosciuto come Decreto Pisanu.
Su questo ultimo punto vi è una confusione notevole e una pletora di interpretazioni piu o meno personali e quasi tutte finalizzate a giustificare la non linearità dei sistemi con quanto decretato da questa legge che, per quanto inutile e dannosa, esiste e va rispettata nelle sue linee che in realtà sono piuttosto chiare.
Abbiamo allegato al post, per maggiore comodità, i documenti necessari ma invitiamo ancora a consultare, per conferme ed aggiornamenti eventuali, uno studio legale.
In ultimo consigliamo di valutare molto bene gli obblighi regolamentari, che spesso vengono molto sottovalutati, e riflettere bene sugli investimenti necessari per fonire un servizio di buon livello e un’assistenza post vendita allo stesso livello.
Continua la lunga battaglia fra sostenitori e oppositori del Wi-Fi libero e condiviso.
Luca Annunziata, su Punto Informatico, riporta la notizia riguardante il provider inglese Karoo che impedirebbe da contratto la condivisione della propria connessione Wi-Fi minnacciando addirittura l’immediata sospensione del servizio e recessione unilaterale dal contratto.
Il provider inglese giustifica la scelta adducendo motivi di sicurezza e di controllo degli accessi seppure in Inghilterra non vi sia una legge che obblighi all’identificazione certa dell’utente cosi come abbiamo il piacere di avere noi in Italia grazie all’ormai famigerato Decreto Pisanu.
Ma il territorio britannico non è nuovo a questo tipo di iniziative, nel lontano 2005 proprio qui ci fu uno dei primi casi di condanna per Warddriver di un ragazzo che fu colto in flagrante dalla Polizia britannica mentre si collegava ad una rete wireless aperta e per questo fu condannato a 12 mesi di galera con la condizionale e 500 sterline di multa. ( quanti di noi meriterebbero praticamente l’ergastolo?….. ;) ).
Tuttavia ritengo che queste siano scelte più commerciali che altro e ho il dubbio che in realtà i responsabili di Karoo fossero più preoccupati di salvaguardare la banda inutilizzata che fermare il traffico più o meno pericoloso.
Nel suo post Annunziata cita anche Bruce Schneier, uno dei massimi esperti mondiali di sicurezza, che qualche mese annuncio che la sua connessione wi-fi era libera e che non era importante proteggere le reti ma il proprio pc….. quanto sono d’accordo con Bruce….
Immagine da : Lifehacker
7 Nov
Questi giorni sono stati caratterizzati da una serie di importanti eventi storici, l’elezione del primo Presidente USA di colore, l’incontro avvenuto fra il Papa e i rappresentanti delle comunità mussulmane e soprattutto l’uscita di scena di G.W. Bush, ma ai più è passato inosservata un’importante decisione destinata a cambiare profondamente il futuro delle trasmissioni broadband wireless.
La FCC ha deciso di liberalizzare la porzione di spettro sui 700Mhx conosciuta come White Spaces, ovvero quella parte di spettro adibita a fare da “intercapedine” libera fra due frequenze in uso da altri dispositivi, in questo caso i microfoni wireless e le trasmissioni in analogico delle TV.
La decisione è frutto di un’incessante attività di lobbing portata avanti da compagnie del calibro di Google, Microsoft, Intel e Dell, contrapposti ai grandi broadcaster e ai produttori di apparati microfonici wireless, iniziata subito dopo l’assegnazione della licenza sui 700Mhz assegnata a Verizon per la modica cifra di 4,2 Miliardi di Dollari.
Con questa decisione la FCC ha aperto la strada ad una nuova era delle trasmissioni broadband senza fili, dando vita anche ad un nuovo mercato che potrebbe in termini di volumi e valore generato anche superare il successo del Wi-Fi e questo grazie alla possibilità di avere accesso gratuitamente e liberamente ad una porzione di frequenza in grado di sopperire proprio ai problemi “fisici” del wi-fi e con costi decisamente inferiori ( al netto delle avidità dei singoli produttori ).
Il basso costo dei devices e il libero accesso sono stati i due ingredienti che hanno determinato il successo planetario del Wi-Fi, nonostante appunto i non pochi limiti di questa tecnologia, e si può presupporre che presto vedremo sul mercato statunitense i primi devices in grado di interagire con questa tecnologia, primi fra tutti presumibilmente gli smartphone Android, i laptop Dell, che ha annunciato il giorno stesso della decisione della FCC di avere già in cantiere i primi portatili “White Spaces”, e i router “White Spaces”. ( perché no prodotti da Wi-Next J )
Non sarà una strada facile visti gli interessi in ballo, primo fra tutti Verizon che certo non sarà felice di questa decisione visto l’esborso appena fatto, ma si tratta di una vittoria importante per quelle popolazioni che vivono nelle aree digital divise e che con le tecnologie attuali si fatica a servire.
La speranza adesso è, come accaduto con il Wi-Fi, anche il resto del pianeta decida di aprire a questa opportunità ma i tempi temo saranno comunque lunghi visti gli interessi gravitanti intorno a tecnologie proprietarie come il Wi-Max, appena affacciatosi sul mercato e le tecnologie broadband 3G che stanno guidando in questo periodo la crescita dei ricavi degli operatori mobili.
Spero che questa volta l’Europa non si faccia cogliere impreparata e, cosciente del fatto che siamo d’avanti ad una strada senza ritorno, possa giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo di questo nuovo mercato aperto.
Per approfondimenti :
Intervista a Sascha Meinrath sul blog di Wired
Post su PCWorld
In seguito alla pubblicazione del documento della Commissione Europea per il Digital Dividend dello scorso luglio seguita dalla risoluzione pubblicata dal Parlamento Europeo in settembre in cui si indica la possibilità di dedicare almeno 100 Mhz del Digital Dividend al mobile broadband per consentire l’accesso alla rete in banda larga alla maggior parte possibile della popolazione europea, la discussione intorno alla riallocazione dello spettro lasciato libero dalle televisioni analogiche si è fatto caldo in tutto il vecchio continente.
A inizio ottobre inoltre il Commissario Europeo Viviane Reding ha ribadito questa posizione del Parlamento Europeo in un’interessante intervento tenuto a Dublino in occasione della conferenza annuale del ComReg.
Le due iniziative più interessanti nate dalle indicazioni di cui sopra si segnalano in Inghilterra e in Francia, nazioni da sempre attente alle tecnologie di trasmissione e spesso in prima linea nell’innovazione tecnologica e soprattutto digitale.
In UK la Ofcom, l’Ente regolatore britannico, nello spirito libertario che da sempre la contraddistingue nelle sue scelte, ha lanciato un bando in cui chiede di proporre idee innovative che utilizzino anche bande di frequenza attualmente non liberalizzate.
Non si fa esplicito riferimento al digital dividend ma ci si spinge più in la presupponendo anche la liberalizzazione di porzioni di frequenze attualmente in uso esclusivo del Governo ( in particolar modo del Ministero della Difesa ).
In pratica la OfCom dice : non siamo sicuri che legiferare prima sia corretto e non sappiamo quale porzione di frequenza sarebbe meglio liberalizzare per consentire dei modelli di business innovativi e quindi in grado di apportare vantaggi economici all’intero paese. Quindi proponeteci, fino al 18 dicembre, delle vostre idee applicative e quelle che verranno selezionate potranno utilizzare le frequenze indicate grazie ad una licenza speciale denominata appunto “Innovation License”.
Potete trovare maggiori informazione e scaricare il modulo per sottoporre la propria proposta dal sito del regolatore britannico.
Dall’altra parte della Manica il Governo francese ha deciso di dedicare una porzione invece del digital dividend alle comunicazioni elettroniche a banda larga così come indicato dal Parlamento Europeo.
La porzione scelta è di 72 Mhz fra i 790 Mhz e gli 862 Mhz e secondo uno studio commissionato dall’Ente regolatore francese ARCEP, l’uso di questa porzione per la creazione di sistemi mobili di trasmissione broadband apporterà all’economica francese oltre 25 Miliardi di Euro in più rispetto all’esclusiva applicazione per le trasmissione audiovisive.
La riallocazione di queste frequenze dovrà avere luogo entro il 2012, secondo quanto indicato nel piano voluto da Eric Besson, Responsabile dell’innovazione digitale del Governo francese, e si pone l’obiettivo di portare la banda larga mobile al 99% della popolazione francese.
La nota dolente sta nel fatto che nel documento non si fa il minimo riferimento a possibili liberalizzazioni di questa porzione di frequenza facendo specifica menzione al possibile rilascio di una quarta licenza 3G dedicata agli operatori telefonici e assegnata attraverso asta.
Indubbiamente gli interessi intorno al tema del digital dividend sono molto alti e la tentazione dei grandi operatori broadcast di ripetere lo stato di monopolio già ottenuto in precedenza sulle frequenze dell’analogico è molto alta, ma diventa necessario, per garantire l’accesso alla banda larga alla maggior parte della popolazione e del tessuto produttivo, seguire le indicazioni della Commissione Europea e considerare addirittura la liberalizzazione per consentire un libero accesso a questa opportunità anche da parte dei piccoli operatori, così come proposto da Google durante l’asta per i 700Mhz negli USA.
L’accesso libero a porzioni di frequenza significa aprire il mercato alla vera concorrenza dando la possibilità ai piccoli operatori e vendor di apportare innovazione e creatività indispensabili per una crescita continua dell’economia e fondamentali anche per spronare gli stessi incumbent verso la ricerca e lo sviluppo dei propri prodotti.
L’auspicio è che la decisione presa dal Governo francese trovi un seguito negli altri stati membri, anche dove gli operatori broadcast rappresentano un potere economico e politico forte come in Italia, per consentire una crescita armonica del mercato digitale e per la creazione di una sorta di trattato di Schengen digitale che consenta il libero accesso e la libera circolazione all’interno di una rete mobile broadband europea.
Ma l’augurio profondo è che la Commissione Europea indichi nella possibile liberalizzazione di porzioni di frequenze una strada fortemente auspicabile verso la creazione di un modello economico digitale veramente democratico.
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