Spesso in modo più o meno provocatorio consigliamo ai clienti che abbiano forti esigenze di sicurezza sulle reti di utilizzare il cavo e lasciar perdere il WI-Fi.
Lo facciamo un po’ per sdrammatizzare e un po’, soprattutto, perchè non crediamo in chi afferma che il wireless può essere sicuro come un cavo grazie alle tecnologie “hard” di criptaggio come il WPA e il WPA2.
Quello che abbiamo sempre consigliato a chi pur avendo esigenze di sicurezza stringenti non vuole rinunciare alla mobilità nella propria azienda o altro luogo di lavoro, è di dotare la rete wireless di una VPN così da avere un ambiente con standard di criptaggio sicuramente elevati.
D’avanti a queste affermazioni siamo stati sempre guardati un po’ di sbieco dai nostri interlocutori e da molti consulenti di sicurezza che hanno fatto del WPA e del WPA2 una bandiera all’insegna della garanzia e della sicurezza dei propri dati, spendendo termini come : “la sua rete sarà come una cassaforte…”.
Un paio di giorni fa, una società moscovita, la ElcomSoft, specializzata in sistemi per il decriptaggio delle password, ha rilasciato un applicativo in GPU che, attraverso l’utilizzo di una scheda di accellerazione video della NVidia, è in grado di decriptare piuttosto velocemente le reti protette con WPA e WPA2.
Nel lungo articolo apparso su ItWire, David Hobson, Managing Director della Global Secure Systems, una delle più importanti società specializzate nella sicurezza dei dati in UK, ha ammesso che in effetti questi protocolli di criptaggio considerati “hard” non sono in realtà molto sicuri e anche lui conferma che in caso di esigenza di sicurezza stringente è consigliabile l’uso di una VPN.
Sulle reti wireless, essendo appunto onde radio nell’etere, garantire la sicurezza è molto difficile e per la maggior parte dei casi ritengo che le problematiche di sicurezza vengano sollevate più per complicare la vita e alzare i costi che per reali esigenze.
Chiaramente non posso far altro che essere d’accordo con Hobson nel ribadire un’attenta analisi delle proprie reali esigenze e li’ dove veramente necessario, un’attenta valutazione delle relative soluzioni possibili.
Repubblica.it ha pubblicato una divertente Gallery di foto scattate a Internet Point in giro per il Mondo.
Ne riporto una piccola selezione anche se Repubblica non ha gentilmente messo a disposizione l’indirizzo Internet di foto fatte sicuramente da altri.
Saranno a norma?
Potete vedere il resto della galleria fotografica sulla gallery di Repubblica.it
In pochi anni il team di Wi-Next ha portato un progetto di ricerca nato al Politecnico di Torino a diventare una delle realtà di riferimento del Wi-Fi mesh in Italia e questo non solo per la tecnologia sviluppata o i dispositivi progettati e realizzati ma anche e forse soprattutto per il nostro impegno costante nella sensibilizzazione verso una cultura che veda una nuova politica sul divario digitale che noi per primi temiamo ormai si possa chiamare divario sociale.
Oggi, a distanza di 2 anni dalla fondazione, pensiamo sia arrivato il momento di mettere a disposizione dei System Integrator e Wisp italiani la nostra tecnologia frutto non solo di anni di ricerca e sviluppo ma anche di impegno concreto sul campo per verificare l’effettiva efficacia e usabilità delle nostre soluzioni.
Nasce così il Wi-Next Business Partner Program con cui intendiamo dare vita ad una rete di professionisti delle tecnologie Wi-Fi mesh in grado non solo di progettare e realizzare reti Wi-Fi per coperture geografiche, aziendali o domestiche, ma anche e soprattutto di fare informazione e formazione per una migliore comprensione delle potenzialità delle tecnologie mesh e soprattutto per portare sul mercato un approccio concreto e trasparente verso la costruzione di reti che siano disegnate e realizzate tenendo conto delle reali esigenze degli utilizzatori pubblici e privati.
I partner del Wi-Next Business Program rappresenteranno quindi una rete di professionisti molto capillare sul territorio e in grado di sviluppare relazioni Win-Win non solo con noi ma anche con le altre Società del programma attraverso la costruzione di nuove soluzioni tecnologiche uniche sul mercato e di sicura efficacia per i propri clienti.
Per saperne di più è possibile consultare la presentazione seguente oppure visitare le pagine del nostro sito dedicate ai Partner.
Dal 15 al 18 ottobre saremo anche allo SMAU presso il Padiglione 1 Stand P10 ( Percorsi di Innovazione ) per incontrare tutti coloro che vorranno con noi approfondire l’opportunità di far parte del nostro network.
E’ con piacere che riporto la notizia di una gara internazionale vinta dal gruppo di ricercatori dello Ixem di Torino guidati dal Prof. Trinchero, grazie alla quale saranno realizzate reti wireless su vaste aree geografiche nel Sud America per consentire alle popolazioni del luogo di accedere a servizi importantissimi come la telemedicina e la formazione a distanza.
La proposta del gruppo di ricercatori del Polito, scelta fra 141 proposte giunte da 21 paesi del Mondo, è basata sull’utilizzo di PC a basso costo in grado di comportarsi come dei router wireless con capacità elaborativa molto potente e quindi in grado di coprire vaste aree e soprattutto gestire connessioni per numero e per tipologia di dati molto importanti.
E’ anche per questo che per noi è motivo di profondo orgoglio poter vivere all’interno dell’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino ( I3P) e poter condividere quanto di importante accade in quel campus per la ricerca non solo italiana ma internazionale.
Fonte : Repubblica.it
Grazie a Mauro Buratti per la sua costante attenzione e per la segnalazione.
Qualche giorno fa mi arriva una mail di Key4Biz in cui si annuncia un intervento su Larete.net riguardo la tematica del Dividendo Digitale scritto da Augusto Petra e Giuseppe Richeri due professionisti di spessore ed esperienza.
L’intervento, pur presentando degli spunti interessanti, in realtà mi da la sensazione di non approfondire nulla e quindi decido di lasciare un mio commento.
Nel commento facevo riferimento proprio all’intervento del Commissario Europeo Viviane Reding tenuto a Dublino e di cui ho riportato notizia e alcune riflessioni personale in un posto precedente.
Al termine del commento mi appare il messaggio che temevo….. Grazie per aver lasciato un tuo commento che sarà preso in esame dalla redazione, blah, blah, blah……
Chiaramente a distanza di giorni il commento non è mai stato pubblicato ne’ mi è arrivata una mail di motivazioni ( sia chiaro non pretendo che i miei commenti vengano pubblicati ma almeno vorrei sapere il perchè… )
Dunque…. riporto alcuni passaggi della presentazione de Larete.net :
….Siamo convinti che un dibattito caratterizzato da un metodo condiviso sui temi centrali dell’ICMT, temi fondamentali per lo sviluppo del Paese, sia non solo utile, ma anche indispensabile….
e poi ancora :
….Da queste considerazioni nasce la-rete.net, che intende proporre e articolare un dibattito aperto, rigoroso nel metodo e fondato su analisi documentate e informazioni affidabili.
Sarete voi stessi, interagendo con noi in rete, con i vostri commenti e giudizi, con le vostre contribuzioni analitiche, a certificare la validità di questa iniziativa ed a consentirci di migliorare lungo il percorso…
La domanda sorge spontanea….. cosa intende quindi Larete.net per : proporre e articolare un dibattito aperto? e con sarete voi stessi, interagendo con i vostri commenti e giudizi a consentirci di migliorare?
Tutto questo non prevede la possibilità di lasciare commenti liberi ai loro interventi sul sito? Non sarebbe certo una bel modo di essere coerenti con la propria missione.
Ma forse la stessa associazione chiarisce quale vuole essere il suo obiettivo finale :
Vi chiediamo pertanto di considerare nella lista dei vostri siti preferiti www.la-rete.net e di iscrivervi alla nostra mailing-list/newsletter per ricevere in tempo reale le segnalazioni di ogni articolo pubblicato.
Ci risiamo, nell’epoca del famigerato e sbandierato User Generated Content, l’atteggiamento non cambia, chi sa, o ripeto pensa di sapere, sta sul palco e chi non sa, o pensa di non sapere, sta in platea ad ascoltare e al massimo può fare qualche domanda agli esperti attraverso il mediatore dell’iniziativa.
Chiaramente essendo questo spazio, nel suo piccolo, un territorio aperto a commenti, puntualizzazioni e soprattutto discussioni, spero qualcuno possa smentirmi.
Un gruppo di ricercatori della Boston University’s College of Engineering ha presentato un nuovo sistema di trasmissione wireless a banda larga in grado di utilizzare fonti luminose generate dai Led come backbone di rete.
In pratica la trasmissione si basa su una modulazione ad impulsi luminosi impercettibile dall’occhio umano ma in grado di trasportare dati ad una velocità che va da 1 a 10 Mb.
Non sono chiari alcuni dettagli della tecnologia come ad esempio come avviene l’interfacciamento con i client e come viene gestito l’uplink ma le applicazioni potrebbero essere interessanti in un futuro forse non proprio prossimo.
Anche questo progetto è il sintomo di un grande impegno da parte dei principali centri di ricerca mondiale per lo sviluppo di soluzioni di trasmissione wireless a banda larga in grado di garantire la pervasività sul territorio al più basso costo possibile.
Per maggiori info il sito del Boston University’s College
Via PhysOrg
Ho letto con grande interesse il discorso che Viviane Reding, Commissario Europeo incaricato della società dell’informazione e dei media, ha tenuto a Dublino il primo ottobre scorso in occasione della Conferenza Annuale del ComReg, l’organismo di controllo e gestione delle telecomunicazioni in Irlanda, dedicata non a caso al tema del digital dividend ovvero l’utilizzo dello spettro liberato dal passaggio delle trasmissioni televisive dall’analogico al digitale.
Viviane Reding pone l’accento da subito sull’importanza di dedicare almeno una parte di questo spettro ad un uso open per lo sviluppo di quelle autostrade di trasmissione a banda larga fondamentali per rimanere al passo con lo sviluppo economico e sociale del Mondo intero.
Il tema è sicuramente di estrema importanza strategica e in molte parti del mondo, con particolare riferimento alla guerra in corso negli USA e capitanata da Google, i governi e le istituzioni delegate al controllo degli spettri di trasmissione si stanno concretamente muovendo verso la destinazione di porzioni di spettro a bassa frequenza a un uso aperto che consentirebbe di coprire vaste aree geografiche a fronte di un utilizzo estremamente ridotto delle potenze di tramissione.
Penso sia molto significativo un passaggio dell’intervento del Commissario lussemburghese che dice :
“I firmly believe that it won’t be long before the high speed internet will be essential for a full participation in society – for social and family networking, for dealing with government on line, for e-commerce, for e-learning and for small rural businesses or getting job opportunities into the villages and hamlets. Can we afford not to take these opportunities, not just in Ireland but in all countries that have a big rural population that will otherwise be consigned to the slow lane of the web economy?”
Ebbene questo tipo di messaggio dovrebbe toccare la sensibilità di ogni governo che abbia a cuore lo sviluppo non solo economico ma soprattutto sociale del proprio paese e che comprenda bene che non si può più prescindere dallo sviluppo di reti wireless a banda larga in grado di pervadere i territori e portare soprattutto nelle zone rurali la possibilità di essere collegati non solo al resto del mondo ma anche al piccolo mondo che ci circonda ogni giorno.
L’Italia prima fra tutti, forse, dovrebbe attivarsi in questo senso ma purtroppo sul tema del Digital Dividend nel bel paese gli interessi in gioco sono troppo alti e prevalgono i poteri forti delle grandi compagnie broadcast e delle telecom a scapito della crescita della nostra società digitale.
E’ da molto tempo ormai che con Wi-Next portiamo avanti il nostro impegno per cercare di sensibilizzare le istituzioni italiane su un uso alternativo delle frequenze basse liberate dal Digital Dividend e di quelle in realtà già libere, ma si è preferito dare alle telecom la prioprità su questi spettri per consentirgli forse di accellerare maggiormente il ritorno degli investimenti colossali fatti per l’UMTS.
La Comunità Europea in un interessantissimo documento dello scorso novembre ha riportato le linee guida per un uso consapevole dello spettro liberato e il titolo stesso della pagina sta a significare il forte impegno delle istituzioni europee verso questo obiettivo : trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa:
un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale.
Se il nostro paese si sotrarrà a questo impegno potrebbe mettere i propri cittadini in una situzione di inferiorità digitale estremamente pericolosa per la nostra crescita economica e sociale prossima futura.
Il TRAI ( Telecom Regulatory Authority of India ), in seguito agli ultimi attentati, ha diffuso una serie di linee guida e raccomandazioni per invitare gli ISP a rendere maggiormente certa l’identificazione di chi si collega da hot spot wireless o Internet Point.
Il TRAI ha per adesso solo trasmesso le raccomandazioni al Governo indiano che personalmente spero si renda conto dell’importanza della diffusione dell’accesso alla banda larga per la popolazione del proprio paese e rifletta seriamente prima di promulgare una legge che per adesso vige solo in Italia.
Sull’efficacia di queste restrizioni esistono molti e concreti dubbi ma quello che di certo c’è sono le conseguenze di non poco conto sullo sviluppo degli accessi broadband nel nostro paese.
Via Economic Times
In questo video c’è il futuro “presente” del Mobile Social Tagging.
Si tratta di Sekai Camera, un’applicazione per iPhone sviluppata in Giappone, patria per eccellenza delle applicazioni avvenieristiche su mobile, e che consente la visualizzazione e l’interazione con Tag geo localizzati.

Google continua il suo impegno, certo non disinteressato, verso la creazione di un open spectrum che consenta una rapida espansione delle coperture wi-fi e soprattutto una gestione semplice ed economica.
Alla fine del mese scorso il gigante di Mountain View ha depositato un brevetto per la creazione di un sistema di gestione delle connettività e del billing delle comunicazioni che sia trasparente e indipendente rispetto gli operatori.
In pratica Google vuole che in futuro ogni utente sia libero di collegarsi alla rete telefonica mobile o al servizio broadband wireless più conveniente per lui in quel preciso momento e luogo, proponendo di fatto una sorta di asta al ribasso per gli operatori.
Il progetto depositato descrive, senza troppi dettagli, tutti i processi che consentirebbero la gestione di questa piattaforma di billing open ma il fatto che Google la abbia presentata come un proprio brevetto chiaramente fa emergere molti interrogativi.
A una prima analisi, l’idea del motore di ricerca può sembrare sia più finalizzata a provocare rumore che ad una reale fattibilità anche a lungo termine, ma in realtà con l’avvento degli smartphone di nuova generazione come l’iPhone, l’Android ( ormai alle porte con T-Mobile ) o il nuovo device mobile che Nokia pare tenere in serbo per la fine dell’anno, la possibilità di interagire con tecnologie di trasmissione miste può diventare un driver per lo sviluppo di soluzioni open e ibride.
Google comunque conferma il suo impegno nello sviluppo del broadband attraverso la creazione di lobby molto potenti con la FCC da un lato e dall’altro con investimenti decisamente ingenti per la creazione di tecnologie di Backhaul come quella in corso con la Sprint Nextel per lo sviluppo di tecnologie Wi-Max Based o per il progetto ancora più avvenieristico per la creazione di una rete satellitare mondiale per la copertura delle aree digital divise del Mondo.
Premesso che non sono uno dei Google Fan che vedono nel colosso di Page e Bryn la salvezza del genere umano, continuo a ritenere l’impegno di questa compagnia fondamentale per mantenere alta l’attenzione su un tema di primaria importanza per garantire la possibilità di un accesso alla rete a quanta più popolazione possibile in modo da dare a tutti la possibilità di scegliere se farne un uso o meno.
Perchè, dal mio punto di vista, non è indispensabile essere collegati se si può scegliere di non esserlo.
Fonte : CNET
Comics : Geek and Poke
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