La Chrysler ha annunciato qualche giorno fa una nuova linea di accessori Wi-Fi based ( ne ho accennato in un post precendente ).
L’iniziativa si chiama U-Connect ed è finalizzato alla creazione di un vero e proprio eco-sistema di trasmissione multimediale wireless all’interno e all’esterno della vettura attraverso una proposta di 5 soluzioni che possono essere fra di loro combinate.
La novità più importante è la U-Connect Web ovvero un sistema di connettività wireless che sfrutta il Bachaul 3G o HSDPA combinato ad una radio Wi-Fi per la creazione della bolla wireless all’interno e all’esterno dell’auto.
Ed è proprio in questo modo che a mio parere vanno considerate queste auto dal punto di vista della trasmissione wireless, delle bolle di segnale che sono in grado di fornire connettività a banda larga e trasportare quindi quantitativi di dati abbastanza importanti ( il limite rimane un po il Backaul HSDPA ).
Queste bolle però potrebbero anche comunicare fra di loro grazie a particolari tecnologie mesh e comunicare con gli oggetti sulla strada e, se all’interno di un sistema di rete che prevede dello storage intelligente distributo, interagire con sistemi di geotagging in grado ad esempio di dare direttamente indicazioni alle auto sullo stato della strada o sul traffico in tempo reale.
Vi sono anche i primi esperimenti di infrastruttura Wi-Fi sulle autostrade come ad esempio in Korea dove una Società americana specializzata in sistemi mesh, la Strix Systems, ha realizzato una rete Wireless su una prima area test di 31 Kilometri.
Secondo i realizzatori della rete il primo obiettivo è il monitoraggio video del traffico e la trasmissione in tempo reale ai veicoli appunto dotati di un’antenna Wi-Fi mesh che secondo le intenzioni della Strix dovrebbero poter ripetere il segnale alle auto vicine collaborando così all’ampliamento della rete sulla strada.
Pur essendo i primi sostenitori in Italia della reti mesh e avendone fatto la base del nostro business, mi sento di dubitare sull’effettivo utilizzo che si potrà fare di questo tipo di rete perchè inutile negare che esistano forti problemi di switch off del segnale con oggetti in movimento ad una velocità superiore ai 50 Km orari e sulle autostrade mediamente queste velocità vengono superate.
Personalmente ritengo molto utili queste applicazioni in ambito cittadino e finalizzate a rendere ad esempio gli autobus e i tram dei nodi di rete in grado di trasmettere i dati necessari al servizio ma anche di ampliare la copertura della rete sul territorio.
Venendo invece al ludico, fra gli accessori U-Connect, Chrysler ha presentato un sistema di trasmissione audio con hard disc da 30 Gb in grado di interagire via Wi-Fi con il lettore MP3 ( incluso l’iPhone, che potrebbe anche navigare su Web grazie al Backaul HSDPA ).
Questo vuol dire che se siete abbastanza fortunati da vivere in una villa con garage a fianco casa, potete rendere la vostra auto una risorsa della rete domestica e aggiornare il vostro archivio musicale direttamente in Wireless comodamente seduto sulla poltrona e semplicemente copiando i brani dal vostro hard disc domestico a quello dell’auto.
Chiaramente se sarete dotati di una scatoletta multimediale che monitora i movimenti della vostra auto, questa potrà trasmetterli alla centrale della vostra assicurazione o del vostro noleggio che vi addebiterà solo la quota di costo riferita all’effettivo spostamento che avete fatto. Non il massimo per la vostra privacy ma con i tempi che corrono un bel risparmio grazie al fatto di pagare il reale utilizzo.
Nicola ( www.winext.eu )
Qualche settimana fa abbiamo presentato i nostri nuovi apparati N.A.A.W. Wi-Fi Mesh per la creazione di reti wireless geografiche, di seguito riporto il link sul sito di Wi-Next.
In questo post più che sulle caratteristiche tecniche di trasmissione e le peculiarità mesh dei prodotti, vorrei soffermarmi sul processo che ha portato alla loro progettazione e realizzazione e su quello per cui andiamo particolarmente orgogliosi ovvero che, a eccezione delle schede madri, sia stato tutto ideato, progettato e realizzato in Italia e in particolar modo in quello che una volta era uno dei grandi poli dell’innovazione tecnologica, Ivrea e l’Olivetti.
Ci sono voluti molti mesi di studio, passione e tanta pazienza per realizzare quelle scatole a forma di casco di Darth Vader ma vedere che i vari pezzi e particolari prendono forma, prima come idea, poi il disegno e poi fisicamente nelle proprie mani è sicuramente un’esperienza che vale la fatica.
Il guscio, Darth Vader appunto, è stato completamente disegnato al nostro interno e realizzato da un’azienda del varesotto che detiene un particolare brevetto per la produzione in un unico blocco del polietilene. Questo ha consentito di creare un guscio piuttosto articolato in un unico pezzo e quindi in grado di resistere maggiormente agli agenti atmosferici e alle escursioni termiche.
Le antenne integrate sono state disegnate, direi quasi cesellate, da un vero e proprio artista ingegnere che ha dedicato molte ore alla progettazione e alla realizzazione dei primi prototipi che fossero in grado di funzionare a 2,4 e 5 Ghz in modalità combinata. ( cosa che gli addetti sanno non essere cosi semplice ).
Il tutto, compresa una speciale meccanica in grado di rendere modulabile il numero di schede interne, è stato ingegnerizzato e reso possibile grazie alla profonda conoscenza tecnologica ancora viva e pulsante che permea Ivrea, ovvero uno dei posti storici dove nacque quella che poteva essere la più grande avventura tecnologica italiana e che ha dato i natali ai grandi manager delle telecomunicazioni oggi seduti sulle poltrone di comando di mezzo mondo tecnologico.
L’Olivetti è stata per anni bistrattata e sottovalutata nei confronti dei colossi come la IBM ma in realtà ha rappresentato per questo paese un’occasione mancata per essere a livello dei grandi paesi digitali e che hanno fatto della ricerca e sviluppo un pilastro della propria economia.
Ma l’Olivetti, come altri poli di eccellenza che oggi praticamente non esistono più, ha lasciato evidenti tracce nel tessuto produttivo e tecnologico di questo paese e ancora oggi esistono interi distretti che continuano a produrre innovazione e business grazie a un bagaglio di conoscenza preservato da singoli uomini che ne hanno impedito la dispersione.
E nel nostro piccolo abbiamo la fortuna di farne parte, umilmente con i nostri prodotti che sono nati come idea, da alcuni ritenuta folle, e che oggi sono realtà grazie all’unione di piccole eccellenze che contribuiscono però a rendere questo paese una terra non solo di santi e di poeti ma anche di scienza e innovazione che fa la differenza nel mondo.
Si sa la Spagna vive un momento economico, oltre che sportivo, piuttosto felice e l’iniziativa non manca neanche per lo sviluppo di reti wireless a banda larga.
Oggi parleremo di due città nel paese iberico che stanno adottando un approccio decisamente diverso verso lo sviluppo della propria rete Wireless cittadina.
La prima è Malaga che ha deciso di non cimentarsi direttamente nella costruzione di una rete ma di limitarsi a realizzare una mappa degli hot spot liberi che vi sono sul territorio come ad esempio fanno WeFi e Jiwire due start up che hanno come missione la condivisione degli hot spot fra tutti i propri iscritti.
Tale decisione pare sia stata presa anche in conseguenza all’esperienza piuttosto controversa della città di Praga che dopo aver realizzato una rete wi-fi gratuita per i propri cittadini si è vista notificare una diffida da parte della UE che ha costretto a limitare l’utilizzo della rete alle sole attività della PA locale.
Infatti esiste una regolamentazione della UE che impedisce alla pubblica amministrazione di entrare in concorrenza con le imprese private fornendo servizi di telefonia voce e dati alla comunità in maniera gratuita.
Per questo motivo è sempre necessario, dove la municipalità volesse intervenire per risolvere un gap digitale e sociologico grave, creare società miste pubblico-privato o co-finanziare lo sviluppo di una rete attraverso bando pubblico.
La seconda città è Girona dove la rete Wireless realizzata ad oggi è limitata ad un’area all’interno della quale si stanno effettuando test per l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, per la copertura di edifici pubblici e l’offerta di connettività gratuita nella aree pubbliche e nei pressi delle Università.
In base ai risultati del test la copertura wireless verrà espansa all’intera cittadina con modalità e tempi ancora da definire.
I risultati del test diranno inoltre quali potranno essere le applicazioni più interessanti sul territorio cittadino oltre alla connettività, come ad esempio reti di sensori, controllo del traffico e sistemi VOIP per gli operatori pubblici.
Personalmente ritengo questo approccio molto corretto perchè finalizzato alla creazione di una rete Wireless veramente disegnata sull’esigenza del territorio e non, come invece spesso accade, sulle caratteristiche della tecnologia utilizzata.
Nicola (www.winext.eu)
Negli ultimi mesi si fanno sempre più frequenti i dibattiti sull’efficacia di una tecnologia wireless rispetto un’altra e spesso addirittura si levano voci che invitano quasi ad abbandonare soluzioni come il Wi-Fi perchè rese obsolete dalle tecnologie WAN ovvero le HSDPA o le HSUPA.
Più volte abbiamo cercato di portare il nostro contributo esprimendo un’opinione che non vuole contrapporre le WAN alle MAN o addirittura alle PAN ma che vede la necessità di immaginare e progettare degli ecosisitemi di trasmissione in grado di sfruttare al massimo tutte le caratteristiche dei vari protocolli a disposizione.
In questo contesto abbiamo disegnato delle ipotesi che vedevano dei sistemi di trasmissione in grado di accedere al backHaul attraverso le reti mobili HSDPA e poi diffondere a livello locale il segnale attraverso sistemi basati su 802.11 ovvero il Wi-Fi in modo da renderli facilmente accessibili ai devices più comunemente diffusi come banalmente il proprio portatile.
Se fossimo infine in presenza di una soluzione Wi-Fi mesh potremmo anche pensare che ogni oggetto presente all’interno dell’area possa ripetere il segnale e creare magari una rete di contenuti in grado di rendere disponibili informazioni, servizi e appunto contenuti in modalità push senza bisogno di effettuarne una ricerca.
Chiaramente la prima applicazione possibile è quella della connessione al web in mobilità sulla propria auto o su un autobus, treno, ecc.
Fa piacere leggere così la notizia che in Svezia la compagnia di autobus Swebus da qualche giorno fornisce la connettività Internet gratuita sui suoi 80 autobus in servizio verso la Norvegia e la Danimarca.
Il backhaul è “garantito” dalla banda HSPA e la rete locale è servita attraverso Wi-Fi per i passeggeri e cablatura Ethernet per gli apparati degli autobus, sia quelli utili per il funzionamento dello stesso sia quelli dedicati all’intrattenimento dei passeggeri.
Chiaramente il primo dubbio sorge sulla capacità di reggere una comtemporaneità di connessioni sufficiente per servire un certo numero di utenti, ma come dico sempre, cominciamo a portare il segnale e poi per i miglioramenti abbiamo tempo e con l’aiuto degli stessi utilizzatori facciamo prima.
Altra notizia interessante, su cui vorrò tornare nei prossimi giorni, è quella che è rimbalzata la scorsa settimana in tutto il Mondo e che vedeva al centro dell’attenzione la Chrysler e l’annuncio del lancio di una serie di automobili provviste di connettività HSDPA e router Wi-Fi per la fornitura di servizi professionali ma anche ludici durante il viaggio.
Questo è un tema sicuramente molto interessante su cui noi stessi stiamo lavorando da qualche tempo e che promette scenari applicativi estremamente promettenti grazie ad applicazioni di portable mesh che sarebbero in grado di trasformare ognuna di queste auto in veri e propri nodi di rete in grado di ottimizzare ad esempio le stesse reti wireless cittadine.
Impossibile? Giochetto da visionari? vedremo, perchè quello che abbiamo capito in questi anni di lotte e di discussioni infinite sui modelli delle reti wireless è che solo il tempo e la pazienza sono quello che serve per poter vedere chi aveva ragione
Nicola ( www.winext.eu )
Ieri durante l’evento Frontiers of Interaction che si è svolto a Torino, è stata trasmessa un’interessante intervista di Robin Good ad Howard Rheingold, uno dei pionieri e visionario dell’era della partecipazione, autore di Smart Mobs, Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura, un libro che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la cultura della generazione bottom up.
Ritengo molto interessante la riflessione di Rheingold sul significato di Digital Divide che deve essere considerato ormai un divario sociale prima che tecnologico.
Condizione imprescindibile per la crescita economica e sociale del Mondo è l’accesso dei popoli all’informazione nel modo più neutrale possibile e per questo motivo non avere accesso alla rete per i prossimi anni potrebbe significare per le zone interessate vedere il prorio divario sociale aumentare in modo irreversibile rispetto le aree digitalizzate.
In questo contesto sicuramente le tecnologie di comunicazione mobile possono giocare un ruolo fondamentale ma sono sfortunatamente soggette ad un controllo dall’alto degli operatori telefonici che certo non possono essere considerati delle Onlus.
La vera sfida quindi continua a giocarsi su due binari paralleli : da un lato la costruzione di tecnologie di accesso pervasive e a bassissimo costo per garantire un accesso il più democratico possibile e dall’altro una costate azione di educazione per imprimere nella società i presupposti per un uso consapevole delle tecnologie.
Nicola ( www.winext.eu )
Inauguriamo stasera una rubrica dedicata alla nascita, ai successi, ai fallimenti e alle chiusure delle tante reti wireless cittadine che prolificano in giro per il mondo.
Non è un semplice esercizio per riportare notizie che già sono pubblicate sui vari siti online specializzati, ma vuole essere un modo per poter analizzare insieme i vari modelli di business per capire il perchè le reti falliscono e cosa c’è alla base del successo di altre.
Beijing in occasione delle Olimpiadi lancerà la propria rete cittadina servita dall’operatore CECT.Chinacomm.
Il progetto prevede un’implementazione su tre fasi con una copertura di circa 100 Miglia quadrate con accesso gratuito durante le Olimpiadi per finire nel 2010 con la copertura completa in banda larga Wi-Fi.
Non è dato sapere il costo dell’accesso quando il servizio sarà a pagamento ne’ è dato sapere quanto sarà libera la navigazione sulla rete wireless o wired che sia.
La speranza è che facciano scelte illuminate come a Singapore con il progetto Wireless@SG nato anche in questo caso gratis per i primi tre anni ma già con un progetto di sviluppo che prevede costi di accesso a bassissimo costo, fortemente diffusi sul territorio e differenziati sulla base delle esigenze della popolazione e del tessuto produttivo.
Chi invece pare non si sia mosso in modo illuminato è il governo locale di Oakland in Michigan e l’operatore Pontiac-based MichTel Communications che stanno per chiudere la rete wireless cittadina costata fino ad oggi circa 6 milioni di dollari e che, a causa della difficoltà di creare un modello di business concreto, fatica a trovare i rimanenti 60 milioni di Dollari necessari secondo il progetto ideato dall’operatore.
C’è da chiedersi cosa pensavano di fare con 70 milioni di dollari.
Una visione forse anche peggiore di quella che ha guidato il progetto Milano Wireless che prevedeva 16 mila access point come prolunghe della rete in fibra di MetroWeb.
E’ veramente necessario per il successo delle reti wireless metropolitane che ci sia una stretta e fattiva collaborazione fra gli operatori privati e l’amministrazione pubblica locale che non deve sostituirsi al primo ma deve impegnarsi da un lato per mettere a disposizione le proprie risorse infrastrutturali e dall’altro imporre dei criteri di servizio che tengano conto delle reali esigenze del territorio oltre che di quelle del business del provider.
Nicola ( www.winext.eu )
Google ha rilasciato una nuova versione di Google Map che presenta tutte le caratteristiche di un WiKi abbinato alle mappe geografiche.
Con Google Map Maker infatti è possibile inserire punti di proprio interesse sulla mappa e condividerli con gli altri utilizzatori che potranno a loro volta editare quanto voi avete inserito, aggiungendo commenti, eventi, ecc.
Il Geo Tagging è una frontiera molto interessante in particolar modo grazie allo sviluppo esponenziale di device mobili sempre più potenti dal punto di vista della capacità di calcolo e dotati di diverse possibilità di connessione alla rete a banda larga, dal HSDPA al Wi-Fi.
Le applicazioni che possiamo immaginare sono molteplici, pensate ad esempio alla possibilità di collegarsi da un Pub grazie al vostro smartphone Wi-Fi e inserire nella mappa il Tag del locale in cui vi trovate scrivendo un vostro commento e dei suggerimenti per dei luoghi da visitare nelle vicinanze.
Chi verrà dopo di voi, grazie ad applicativi di Social Graph di cui il vostro social network preferito sarà dotato, potrà leggere e magari modificare o commentare a sua volta quanto da voi lasciato, magari aggiungendo delle foto ricordo del posto.
Poi magari attraverso Yahoo FireEagle, potrà condividere istantaneamente l’informazione con tutti i componenti del proprio social network anche attraverso Twitter trasmettendo la propria posizione in quel momento e dando la possibilità a chi lo volesse di salvare l’informazione nel proprio itinerario virtuale che sta organizzando per le prossime vacanze.
Magari lo stesso Pub potrebbe incentivare la pubblicazione di foto e commenti facilitando la ricerca dell’indirizzo del proprio Tag su Google Map esponendo un QR Code ( o codice bidimensionale ) fotografando il quale con il proprio smartphone sarà possibile collegarsi direttamente.
Ad esempio nella colonna di destra del nostro blog potete trovare un QR Code attraverso cui potete registrarvi direttamente al nostro RSS sul vostro telefono cellulare.
E’ solo ormai un problema di fantasia…..
Nicola ( www.winext.eu )
La settimana scorsa il Governo ha approvato la manovra finanziaria per i prossimi 3 anni dando ampio spazio al tema del digital divide e prevedendo 800 milioni di Euro per il periodo 2007-2013 per lo sviluppo di reti a banda larga di nuova generazione.
Non è dato sapere ancora come questi soldi verranno stanziati e in base a quali criteri verranno assegnati e a chi, ma ci sono alcuni passaggi che sembrano interessanti come ad esempio una serie di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate e soprattutto l’impegno entro un anno per il rilascio di una serie di decreti legislativi finalizzati alla definizione di un quadro normativo che faciliti e incentivi lo sviluppo delle nuove reti di trasmissione anche attraverso l’abbattimento di una serie di trafile burocratiche.
Ma il tema più caldo e sicuramente attuale è quello riferito alla razionalizzazione dello spettro radio finalizzato a favorire lo sviluppo e l’utilizzo di sistemi di trasmissione senza fili a larghissima banda.
Il comunicato fa un rapido accenno a possibili liberalizzazioni di frequenze attualmente in utilizzo presso l’amministrazione civile e militare al fine di creare i presupposti per l’utilizzo di frequenze molto utili per lo sviluppo di sistemi avanzati di telecomunicazione.
Qualche mese fa avevamo proposto all’AGCom la liberalizzazione, se pure parziale, di alcune frequenze e in particolar modo dei 700 e dei 900 Mhz per lo sviluppo di reti di telecomunicazioni wireless, in particolar modo nelle aree rurali, facendo notare che tali frequenze, per il cui riutilizzo l’AGCom aveva appunto lanciato una consultazione pubblica, sarebbero la soluzione ideale per la copertura di vaste aree geografiche a bassissimo costo.
Chiaramente all’epoca il tutto cadde nel silenzio, ma chissa se ci hanno ripensato? Noi restiamo allerta.
Peccato non si faccia accenno alcuno ad iniziative per la sensibilizzazione e l’incentivazione all’utilizzo di sistemi opensource in modo da evitare di spendere soldi pubblici a favore di costosissimi brevetti, magari anche stranieri, e ottimizzare gli investimenti utilizzando soluzioni aperte a basso costo e in grado di scalare in base alle reali esigenze del territorio senza rendere le pubbliche amministrazioni locali ostaggi dei vendor e della loro tecnologia.
Chiaramente da buoni italiani scettici seguiremo con molta attenzione l’evolversi delle attività, ma per adesso non possiamo non notare con rammarico che anche questa volta il Governo ha perso l’occasione di fare una cosa semplice, giusta, saggia e soprattutto a costo zero per incentivare lo sviluppo di reti di accesso broadband wireless : eliminare il Decreto Pisanu.
Ma noi non demordiamo e torneremo imperterriti a chiederlo ancora, fin quando non troveremo il modo di farci ascoltare.
Per chi fosse interessato alla lettura allego il documento che avevamo portato all’attenzione dell’AGCom con la proposta di una politica per la lotta al divario digitale attraverso l’uso di sistemi wireless. ( è u po datato come documento ma in certi passaggi penso purtroppo ancora attuale ).

Ieri a New York si è tenuta una conferenza di presentazione di una campagna di sensibilizzazione chiamata Internet for Everyone, lanciata da alcuni dei più significativi esponenti della rete a livello mondiale come Jonathan Zittrain, Larry Lessig, Yochai Benkler e che si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione di un accesso democratico ad Internet sul territorio americano.
Il gruppo di lavoro, partendo dalla triste considerazione che la patria che ha dato praticamente i natali ad Internet si ritrova al 15° posto a livello mondiale come penetrazione di Internet perdendo di fatto 11 posizioni dal 2001, tenta di creare i presupposti per la lotta al digital divide americano basando l’iniziativa su 4 principi base :
Quanto riportato nella sezione Why Internet Matters è riconducibile a quanto stiamo vivendo in Italia, come sfortunatamente in buona parte del pianeta, e rappresenta un vero e proprio manifesto adottabile in ogni paese che voglia promuovere seriamente una crescita sostenibile dell’accesso alla rete.
Quanto dichiarato da Robin Chase ” Internet non è essenziale come l’acqua ma sicuramente è essenziale come l’acqua calda” fa scattare un sorriso, anche se un po amaro, ma soprattutto deve far riflettere sull’importanza dell’accesso alla rete per un’ampia partecipazione alla vita sociale e produttiva del paese.
Il Digital Divide o meglio sarebbe chiamarlo Social Divide, non è solo una piaga che divide il nord dal sud del mondo ma una frattura strutturale all’interno degli stessi paesei, degli stessi popoli, in grado di creare in alcuni casi un vero baratro culturale e sociale che lascia sempre più isolati quanti non hanno accesso alla rete.
Qui potete trovare un bel post su ARSTechnica riferito all’evento di NY
Provo a lanciare un appello. Perchè non creare un Internet for Everyone in Italia? Diffondere la cultura digitale e soprattutto difendere il diritto ad un accesso democratico della rete è un dovere di tutti noi che ogni giorno la abitiamo.
La crescita di un paese passa anche attraverso la sua capacità di diffondere nella popolazione l’uso delle tecnologie di comunicazione e in particolar modo di Internet.
Questo assioma però stenta a essere preso in considerazione in paesi come il nostro che pur facendo parte delle Nazioni più potenti del Mondo rimangono ciechi alla necessità di dotare i propri cittadini, il tessuto produttivo e il mondo didattico di un accesso alla banda larga equamente e democraticamente distribuito sul territorio e in particolar modo nelle aree rurali.
Nel frattempo molti paesi in via di sviluppo o quelli più genericamente identificati come “del terzo mondo” prendono coscienza di questa primaria necessità, come ad esempio il Bangladesh in cui il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, una sorta di nostra AGCOM ma pare molto più illuminata, ha lanciato una massiccia campagna di diffusione dell’accesso alla banda larga nelle aree rurali in cui vivono oltre il 70% dei 144 milioni di abitanti.
Il piano della BTRC consiste nel collegamento di tutte le scuole pubbliche alla banda larga in modalità gratuita e l’abbattimento di oltre il 60% delle tariffe di collegamento per ogni tipo di utenza broadband.
In Italia chiaramente non possiamo aspettarci annunci di questo genere perchè sarebbero sproporzionati ma sarebbe già un ottimo risultato la cancellazione del Decreto Pisanu e l’introduzione di agevolazioni per la creazione di reti wireless geografiche da parte di iniziative private li dove le telecom non ritengono profittevole realizzare reti a banda larga.
Il Prof. Brewer dell’Università di Berkeley, da sempre impegnato nella realizzazione di reti wi-fi nelle aree in via di sviluppo come il sud Africa, in una recente intervista ha dichiarato quello che a nostro parere sta alla base dell’importanza delle reti Wi-Fi :
“il bello delle reti Wi-Fi è che non c’è bisogno del carrier per poterle realizzare e le aree rurali non possono aspettare il carrier”
Ed è quello che anche noi stiamo vivendo non solo in Italia ma anche in altre paesi dove nelle aree rurali cresce sempre di più l’iniziativa privata fatta di persone che si “consorziano”, in alcuni casi con l’aiuto della pubblica amministrazione locale, per creare quell’infrastruttura di rete minima che consenta un accesso democratico alla banda larga.
Reti che devono necessariamente costare molto meno di quello a cui siamo ormai abituati e soprattutto che siano in grado di crescere con il crescere delle reali esigenze e siano sotto il controllo di chi le utilizza e non di chi ha la proprietà degli apparati che la compongono.
Grazie al Wi-Fi mesh persone come il Prof. Brewer realizzano reti a banda larga e a bassissimo costo in grado di consentire anche nelle aree più isolate del Mondo la telemedicina, di portare l’informazione e soprattutto di dare una possibilità di futuro produttivo indipendente rispetto i paesi occidentali.
Solitamente, parlando dell’importanza delle reti a banda larga nelle aree disagiate, mi sento dire che forse sarebbe meglio cercare di dar da mangiare a quelle popolazioni prima che Internet, ma la mia riflessione è che limitando i nostri interventi alla semplice sussistenza, senza creare i presupposti per una crescita economica e produttiva autosufficiente di queste aree, non faremo altro che continuare a tenere in ostaggio intere popolazioni senza dargli una via verso la propria indipendenza.
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