Google continua la battaglia contro le reti televisive e i produttori di microfoni wireless per l’utilizzo dello spettro di frequenze conosciuto come white spaces e cioè lo spazio non utilizzato che c’è fra due frequenze utilizzate ( in questo caso le trasmissioni TV e i microfoni wireless ).
Ne abbiamo parlato qualche tempo fa in questo post
E’ di questa settimana il lancio diFreetheairwaves.com il sito con cui Google intende promuovere l’importanza di liberalizzare questo spettro per realizzare reti wireless a banda larga a basso costo e soprattutto estremamente pervasive sul territorio perchè utilizzanti frequenze basse ( una porzione dei 700 Mhz ).
L’utilizzo di queste frequenze per la creazione di reti wireless a banda larga sarebbe auspicabile se non indispensabile per lo sviluppo di quelle “autostrade digitali” di fondamentale importanza per la lotta al digital divide.
Via Wireless Weblog
Continua la lotta a suon di lobby di Google per la liberazione dell’uso del White Space, la porzione dei 700 Mhz attualmente utilizzata da una serie di apparati wireless professionali come i microfoni senza filo.
La disputa vede la National Association Broadcaster e la Wireless Mic Manufacturer da un lato e la Wireless Innovation Alliance capitanata dal colosso di Mountain View.
I primi sostengono che la liberazione dell’uso di detta porzione porterebbe al proliferare di apparati non professionali che senza un’accurata installazione e manutenzione porterebbe ad un “inquinamento” della frequenza con conseguente disastro per gli apparati di trasmissione attualmente autorizzati al funzionamento.
I secondi invece ritengono che questo sia un finto problema che invece nasconde la volontà precisa di non aprire la possibilità ai milioni di utenti americani di usufruire di una connessione a bassissimo costo se non gratuita.
In entrambe i casi chiaramente ci sono in ballo parecchi milioni di Dollari e la necessità per Google di trovare una piattaforma per l’espansione del suo Android ma quello che emerge sempre più prepotentemente è la necessità di creare delle infrastrutture di trasmissione broadband sempre più diffuse e soprattutto a basso costo in modo da incentivarne l’uso non solo per il privato cittadino ma anche per il tessuto produttivo che sarebbe così in grado di sviluppare nuovi modelli di business basati proprio sul open spectrum.
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