Sidecut Reports ha rilasciato gratuitamente un Executive Summary interessante sui possibili sviluppi delle battaglie sulla Net Neutrality in corso negli Stati Uniti fra le telecom e i service provider.
Partendo dall’interminabile battaglia legale fra la Comcast e Bit Torrent la prima convinta del suo diritto a limitare l’uso del P2P sulle proprie reti, la seconda assolutamente intenzionata a far valere i diritti di quanti vogliono usare liberamente i software di scambio, il report si sviluppa attraverso pochi ma interessanti capitoli facendo emergere a mio parere un fattore importante e cioè la necessità di trovare un compromesso fra il diritto di accesso e utilizzo della rete in modo neutrale e l’altrettanto diritto delle telecom di poter gestire le proprie reti per tutelare gli investimenti.
In particolar modo questo è vero per le telecom locali e i Wisp di piccole o medie dimensioni che spesso, purtroppo, per far quadrare i conti devono obbligatoriamente limitare l’uso di applicazioni P2P o Voip che inevitabilmente assorbono risorse importanti.
Potete scaricare il report gratuitamente dal sito della Sidecut o se non avete voglia di lasciargli i vostri dati cliccate qui e scaricatela direttamente ![]()
Ho trovato un interessante articolo su NPR online in cui, come memo per il neo presidente eletto Obama, si denuncia la falimentare politica, non certo l’unica, della Presidenza Bush rispetto lo sviluppo dell’accesso a banda larga negli USA.
L’articolo è corredato da una tabella riepilogativa, pubblicata dalla OECD ( Organisation for Economic Co-operation and Development ), del numero di utenti broadband diviso per paese e, al contrario forse di quanto i più possano pensare, gli USA si posizionano solo al 15° posto, comunque al di sopra di un’Italia al 22° posto ma la cui posizione certo non stupisce.
La Prof.ssa Susan Crawford, della University Law of Michigan, una degli advisor chiamati dal neo Presidente eletto per disegnare le nuove linee di sviluppo del broadband con la FCC, esprime un pensiero che a mio parere sintetizza perfettamente l’importanza di una diffusione democratica e capillare della connettività a banda larga ( in qualsiasi forma sia ) :
“This really is a utility, this is like water, electricity, sewage systems — something that all Americans need in order to succeed in the modern era.”
L’articolo poi alterna pareri favorevoli all’attuale politica sullo sviluppo del broadband ( quasi tutti espressi da componenti dell’attuale Governo o da rappresentanti di Incumbent ) e durissime critiche alla gestione Bush e soprattutto alle politiche che questa amministrazione ha attuato con la FCC.
Ma l’amministrazione Bush tenta ancora una spallata a pochi giorni dall’uscita di scena, ottenendo dalla FCC un rinvio della votazione finale per il progetto Free Wireless Internet che certo piacere nono fa alle grandi Compagnie di telecomunicazione :
FCC Chairman Kevin Martin canceled the commission’s Dec. 18 meeting where the FCC was set to vote on a free wireless Internet plan using AWS-3 spectrum, after receiving a letter from key lawmakers urging him to delay the vote. Continua su FierceWireless

Google continua il suo impegno, certo non disinteressato, verso la creazione di un open spectrum che consenta una rapida espansione delle coperture wi-fi e soprattutto una gestione semplice ed economica.
Alla fine del mese scorso il gigante di Mountain View ha depositato un brevetto per la creazione di un sistema di gestione delle connettività e del billing delle comunicazioni che sia trasparente e indipendente rispetto gli operatori.
In pratica Google vuole che in futuro ogni utente sia libero di collegarsi alla rete telefonica mobile o al servizio broadband wireless più conveniente per lui in quel preciso momento e luogo, proponendo di fatto una sorta di asta al ribasso per gli operatori.
Il progetto depositato descrive, senza troppi dettagli, tutti i processi che consentirebbero la gestione di questa piattaforma di billing open ma il fatto che Google la abbia presentata come un proprio brevetto chiaramente fa emergere molti interrogativi.
A una prima analisi, l’idea del motore di ricerca può sembrare sia più finalizzata a provocare rumore che ad una reale fattibilità anche a lungo termine, ma in realtà con l’avvento degli smartphone di nuova generazione come l’iPhone, l’Android ( ormai alle porte con T-Mobile ) o il nuovo device mobile che Nokia pare tenere in serbo per la fine dell’anno, la possibilità di interagire con tecnologie di trasmissione miste può diventare un driver per lo sviluppo di soluzioni open e ibride.
Google comunque conferma il suo impegno nello sviluppo del broadband attraverso la creazione di lobby molto potenti con la FCC da un lato e dall’altro con investimenti decisamente ingenti per la creazione di tecnologie di Backhaul come quella in corso con la Sprint Nextel per lo sviluppo di tecnologie Wi-Max Based o per il progetto ancora più avvenieristico per la creazione di una rete satellitare mondiale per la copertura delle aree digital divise del Mondo.
Premesso che non sono uno dei Google Fan che vedono nel colosso di Page e Bryn la salvezza del genere umano, continuo a ritenere l’impegno di questa compagnia fondamentale per mantenere alta l’attenzione su un tema di primaria importanza per garantire la possibilità di un accesso alla rete a quanta più popolazione possibile in modo da dare a tutti la possibilità di scegliere se farne un uso o meno.
Perchè, dal mio punto di vista, non è indispensabile essere collegati se si può scegliere di non esserlo.
Fonte : CNET
Comics : Geek and Poke
La tecnologia Wi-Fi mesh è, a mio parere, una valida tecnologia per la copertura pervasiva di vaste aree geografiche che a volte possono arrivare anche a molte decine di km quadrati come nel caso della rete in Alta Langa.
Una delle applicaizioni più efficaci del Wi-Fi e in particolar modo del mesh sono i campus.
Per campus non intendiamo solo quelli Universitari ma in generale tutte quelle aree più o meno ampie che comprendono una serie di edifici collegati fra loro da spazi esterni ( giardini, viottoli, passaggi, ecc. ) e in cui vi è una vita professionale e personale di una certa intensità.
Quindi è il caso degli Ospedali, dei Distretti Industriali, dei Centri Uffici, delle Grandi Aziende che si sviluppano su più edifici e stabilimenti ( pensiamo ad esempio grandi aziende come la Microsoft o Mediaset ) e ovviamente le Scuole e le Università.
In tutte queste situazioni siamo spesso in presenza di personale che si deve spostare da un edificio all’altro avendo bisogno magari di mantenere la propria reperibilità sul numero interno o in molti casi la connettività a banda larga in modo continuativo.
Inoltre nell’area del campus vi potranno essere telecamere di sorveglianza, totem multimediali e gli stessi pali della luce che grazie al portable mesh potranno diventare a loro volta nodi di rete in grado di ricevere ma al contempo ripetere il segnale.
Come Wi-Next abbiamo già fatto alcune esperienze come ad esempio nel Campus dell’Università degli studi di Torino o nel Campus Riberis, appena consegnato, nell’ex ospedale militare di Torino oggi trasformato in alloggi per gli ufficiali impegnati negli studi.
Volevo segnalare però alcuni casi applicativi molto interessanti nel campo ospedaliero che sono stati sviluppati negli Stati Uniti e in particolar modo nel campus della North Carolina Baptist Hospital e della Wake Forest University School of Medicine and Brenner Children’s, un complesso che conta oltre 1.300 letti, in cui è stata sviluppata una rete wireless piuttosto vasta grazie alla quale il personale medico e paramedico degli ospedali è in grado di comunicare ed interagire non solo fra di loro ma addirittura con le macchine diagnostiche a loro volta collegate in Wireless.
I vantaggi però non si sono fatti sentire solo dal punto di vista dell’operatività ma anche dell’ottimizzazione dei costi se si tiene conto che ad esempio l’aver reso tutto wireless ha fatto risparmiare circa 100.000 Dollari solo grazie all’eliminazione della cablatura fissa delle 120 postazioni della scuola e i relativi switch e porte ethernet.
Non sono stati rilasciati dati su altri risparmi ottenuti ma tenendo conto dei 1.300 letti e dei vari edifici che compongono il campus ho la sensazione che l’investimento effettuato si ripagherà piuttosto velocemente.
Potete leggere un lungo articolo su Sci-Tech Today
Di seguito invece un piccolo powerpoint riportante alcune nostre soluzioni e soprattuto il nostro punto di vista sulle modalità di realizzazione e sulle applicazioni possibili delle reti wireless su vaste aree.
Voglio segnalare un bellissimo articolo di Craig Aaron sullo stato dell’arte del Municipal Broadband negli USA.
L’articolo, molto lungo ma interessante, fa uno spietato ma realistico rapporto non solo sui fallimenti e sui successi del Municipal Broadband ma anche sulla politica fallimentare contro il Digital Divide dell’attuale Governo Bush, le minacce anti Net Neutrality di McCain e lo spirito Broadband For Everyone di Obama.
Interessante il caso di MAIN ( Mountain Area Information Network ) del North Carolina, un’organizzazione no profit che ha sviluppato una rete wireless mesh per la copertura dell’intera area attraverso il contributo degli stessi abitanti della zona.
Quello che emerge dal lungo post è una situazione non dissimile a quella che si vive in Italia e per certi aspetti ancora più pericolosa dal punto di vista sociale perchè si è in presenza di un divario digitale ancora più netto fra chi ha accesso e chi non ce l’ha.
Significativa la frase di chiusura :
We treat water as a utility. We do the same thing with electricity. We have to take the same attitude here toward broadband.
Via Sascha’s Blog

Ieri a New York si è tenuta una conferenza di presentazione di una campagna di sensibilizzazione chiamata Internet for Everyone, lanciata da alcuni dei più significativi esponenti della rete a livello mondiale come Jonathan Zittrain, Larry Lessig, Yochai Benkler e che si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione di un accesso democratico ad Internet sul territorio americano.
Il gruppo di lavoro, partendo dalla triste considerazione che la patria che ha dato praticamente i natali ad Internet si ritrova al 15° posto a livello mondiale come penetrazione di Internet perdendo di fatto 11 posizioni dal 2001, tenta di creare i presupposti per la lotta al digital divide americano basando l’iniziativa su 4 principi base :
Quanto riportato nella sezione Why Internet Matters è riconducibile a quanto stiamo vivendo in Italia, come sfortunatamente in buona parte del pianeta, e rappresenta un vero e proprio manifesto adottabile in ogni paese che voglia promuovere seriamente una crescita sostenibile dell’accesso alla rete.
Quanto dichiarato da Robin Chase ” Internet non è essenziale come l’acqua ma sicuramente è essenziale come l’acqua calda” fa scattare un sorriso, anche se un po amaro, ma soprattutto deve far riflettere sull’importanza dell’accesso alla rete per un’ampia partecipazione alla vita sociale e produttiva del paese.
Il Digital Divide o meglio sarebbe chiamarlo Social Divide, non è solo una piaga che divide il nord dal sud del mondo ma una frattura strutturale all’interno degli stessi paesei, degli stessi popoli, in grado di creare in alcuni casi un vero baratro culturale e sociale che lascia sempre più isolati quanti non hanno accesso alla rete.
Qui potete trovare un bel post su ARSTechnica riferito all’evento di NY
Provo a lanciare un appello. Perchè non creare un Internet for Everyone in Italia? Diffondere la cultura digitale e soprattutto difendere il diritto ad un accesso democratico della rete è un dovere di tutti noi che ogni giorno la abitiamo.
La Information Technology e Innovation Foundation ha pubblicato un interessante rapporto sulle politiche di sviluppo del broadband negli Stati Uniti e in alcuni paesi del mondo e non ha risparmiato critiche per le scelte dell’attuale governo Bush affermando chiaramente che gli Stati Uniti potrebbero prendere a modello le politiche utilizzate in altri paesi.
E’ possibile consultare il PDF qui ( armatevi di pazienza sono oltre 100 pagine ma ne vale la pena ).
Contemporaneamente ha rilasciato anche il ranking della penetrazione broadband di 30 principali paesi nel mondo.
Farà piacere sapere che l’Italia si piazza ventunesima con una banda larga disponibile media di 4,2 Mbps.
E’ pensare che qualcuno vorrebbe venderci il fatto che ormai andiamo a 7,2 Mbps su telefonia cellulare.
L’auspicio è che il nuovo governo che si accinge ad occupare le poltrone trovi anche il tempo per riflettere sul fatto che l’accesso alla banda larga è un requisito imprescindibile per aumentare la propria efficienza e capacità produttiva oltre che per fare quello che questo paese alla deriva ha smesso di provare a fare da tempo….. innovare.
A questo proposito segnalo anche la prima bozza di rapporto sul software open source rilasciata dalla commissione per l’uso dell’Opensource nella PA presieduta dal Prof. Angelo Raffaele Meo e che spero non venga dimenticata dal nuovo esecutivo.
Peraltro ho avuto la fortuna di lavorare per un po di tempo con il Prof. Meo e da lui e dai suoi stretti collaboratori, alcuni dei quali sono diventati poi miei colleghi, ho imparato l’importanza dello sviluppo delle tecnologie opensource e soprattutto l’importanza di apportare innovazione seppur in questo paese significhi avere vita molto dura.
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