In seguito alla pubblicazione del documento della Commissione Europea per il Digital Dividend dello scorso luglio seguita dalla risoluzione pubblicata  dal Parlamento Europeo in settembre in cui si indica la possibilità di dedicare almeno 100 Mhz del Digital Dividend al mobile broadband per consentire l’accesso alla rete in banda larga alla maggior parte possibile della popolazione europea, la discussione intorno alla riallocazione dello spettro lasciato libero dalle televisioni analogiche si è fatto caldo in tutto il vecchio continente.

A inizio ottobre inoltre il Commissario Europeo Viviane Reding ha ribadito questa posizione del Parlamento Europeo in un’interessante intervento tenuto a Dublino in occasione della conferenza annuale del ComReg.
Le due iniziative più interessanti nate dalle indicazioni di cui sopra  si segnalano  in Inghilterra e in Francia, nazioni da sempre attente alle tecnologie di trasmissione e spesso in prima linea nell’innovazione tecnologica e soprattutto digitale.

In UK la Ofcom, l’Ente regolatore britannico, nello spirito libertario che da sempre la contraddistingue nelle sue scelte, ha lanciato un bando in cui chiede di proporre idee innovative che utilizzino anche bande di frequenza attualmente non liberalizzate.

Non si fa esplicito riferimento al digital dividend ma  ci si spinge più in la presupponendo anche la liberalizzazione di porzioni di frequenze attualmente in uso esclusivo del Governo ( in particolar modo del Ministero della Difesa ).

In pratica la OfCom dice : non siamo sicuri che legiferare prima sia corretto e non sappiamo quale porzione di frequenza sarebbe meglio liberalizzare per consentire dei modelli di business innovativi e quindi in grado di apportare vantaggi economici all’intero paese. Quindi proponeteci, fino al 18 dicembre, delle vostre idee applicative e quelle che verranno selezionate potranno utilizzare le frequenze indicate grazie ad una licenza speciale denominata appunto “Innovation License”.

Potete trovare maggiori informazione e scaricare il modulo per sottoporre la propria proposta dal sito del regolatore britannico.

Dall’altra parte della Manica il Governo francese ha deciso di dedicare una porzione invece del digital dividend alle comunicazioni elettroniche a banda larga così come indicato dal Parlamento Europeo.

La porzione scelta è di 72 Mhz fra i 790 Mhz e gli 862 Mhz e secondo uno studio commissionato dall’Ente regolatore francese ARCEP, l’uso di questa porzione per la creazione di sistemi mobili di trasmissione broadband apporterà  all’economica francese oltre 25 Miliardi di Euro in più rispetto all’esclusiva applicazione per le trasmissione audiovisive.

La riallocazione di queste frequenze dovrà avere luogo entro il 2012, secondo quanto indicato nel piano voluto da Eric Besson, Responsabile dell’innovazione digitale del Governo francese, e si pone l’obiettivo di portare la banda larga mobile al 99% della popolazione francese.

La nota dolente sta nel fatto che nel documento non si fa il minimo riferimento a possibili liberalizzazioni di questa porzione di frequenza facendo specifica menzione al possibile rilascio di una quarta licenza 3G dedicata agli operatori telefonici e assegnata attraverso asta.

Indubbiamente gli interessi intorno al tema del digital dividend sono molto alti e la tentazione dei grandi operatori broadcast di ripetere lo stato di monopolio già ottenuto in precedenza sulle frequenze dell’analogico è molto alta, ma diventa necessario, per garantire  l’accesso alla banda larga alla maggior parte della popolazione e del tessuto produttivo, seguire le indicazioni della Commissione Europea e considerare addirittura la liberalizzazione per consentire un libero accesso a questa opportunità anche da parte dei piccoli operatori, così come proposto da Google durante l’asta per i 700Mhz negli USA.

L’accesso libero a porzioni di frequenza significa aprire il mercato alla vera concorrenza dando la possibilità ai piccoli operatori e vendor di apportare innovazione e creatività indispensabili per una crescita continua dell’economia e fondamentali anche per spronare gli stessi incumbent verso la ricerca e lo sviluppo dei propri prodotti.

L’auspicio è che la decisione presa dal Governo francese trovi un seguito negli altri stati membri, anche dove gli operatori broadcast rappresentano un potere economico e politico forte come in Italia, per consentire una crescita armonica del mercato digitale e per la creazione di una sorta di trattato di Schengen digitale che consenta il libero accesso e la libera circolazione all’interno di una rete mobile broadband europea.

Ma l’augurio profondo è che la Commissione Europea indichi nella possibile liberalizzazione di porzioni di frequenze una strada fortemente auspicabile verso la creazione di un modello economico digitale veramente democratico.

Ho letto con grande interesse il discorso che Viviane Reding, Commissario Europeo incaricato della società dell’informazione e dei media, ha tenuto a Dublino il primo ottobre scorso in occasione della Conferenza Annuale del ComReg, l’organismo di controllo e gestione delle telecomunicazioni in Irlanda, dedicata non a caso al tema del digital dividend ovvero l’utilizzo dello spettro liberato dal passaggio delle trasmissioni televisive dall’analogico al digitale.

Viviane Reding pone l’accento da subito sull’importanza di dedicare almeno una parte di questo spettro ad un uso open per lo sviluppo di quelle autostrade di trasmissione a banda larga fondamentali per rimanere al passo con lo sviluppo economico e sociale del Mondo intero.

Il tema è sicuramente di estrema importanza strategica e in molte parti del mondo, con particolare riferimento alla guerra in corso negli USA e capitanata da Google, i governi e le istituzioni delegate al controllo degli spettri di trasmissione si stanno concretamente muovendo verso la destinazione di porzioni di spettro a bassa frequenza a un uso aperto che consentirebbe di coprire vaste aree geografiche a fronte di un utilizzo estremamente ridotto delle potenze di tramissione.

Penso sia molto significativo un passaggio dell’intervento del Commissario lussemburghese che dice :

“I firmly believe that it won’t be long before the high speed internet will be essential for a full participation in society – for social and family networking, for dealing with government on line, for e-commerce, for e-learning and for small rural businesses or getting job opportunities into the villages and hamlets. Can we afford not to take these opportunities, not just in Ireland but in all countries that have a big rural population that will otherwise be consigned to the slow lane of the web economy?”

Ebbene questo tipo di messaggio dovrebbe toccare la sensibilità di ogni governo che abbia a cuore lo sviluppo non solo economico ma soprattutto sociale del proprio paese e che comprenda bene che non si può più prescindere dallo sviluppo di reti wireless a banda larga in grado di pervadere i territori e portare soprattutto nelle zone rurali la possibilità di essere collegati non solo al resto del mondo ma anche al piccolo mondo che ci circonda ogni giorno.

L’Italia prima fra tutti, forse, dovrebbe attivarsi in questo senso ma purtroppo sul tema del Digital Dividend nel bel paese gli interessi in gioco sono troppo alti e prevalgono i poteri forti delle grandi compagnie broadcast e delle telecom a scapito della crescita della nostra società digitale.

E’ da molto tempo ormai che con  Wi-Next portiamo avanti il nostro impegno per cercare di sensibilizzare le istituzioni italiane su un uso alternativo delle frequenze basse liberate dal Digital Dividend e di quelle in realtà già libere,  ma si è preferito dare alle telecom la prioprità su questi spettri per consentirgli forse di accellerare maggiormente il ritorno degli investimenti colossali fatti per l’UMTS.

La Comunità Europea in un interessantissimo documento dello scorso novembre ha riportato le linee guida per un uso consapevole dello spettro liberato e il titolo stesso della pagina sta a significare il forte impegno delle istituzioni europee verso questo obiettivo : trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa:
un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale
.

Se il nostro paese si sotrarrà a questo impegno potrebbe mettere i propri cittadini in una situzione di inferiorità digitale estremamente pericolosa per la nostra crescita economica e sociale prossima futura.

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