La settimana scorsa il ChairmMan della FCC e il Co-Fondatore di Google, Larry Page, commentando la decisione della FCC di liberalizzare l’uso delle frequenze inutilizzate dello spettro televisivo analogico per lo sviluppo di reti wireless a banda larga, hanno indicato una nuova e rivoluzionaria strada verso un Internet meno caro per tutti.
Infatti l’utilizzo delle frequenze sui 700 Mhz consentiranno la costruzione di autostrade digitali a un costo decisamente più basso delle attuali e con performance nettamente superiori ad esempio dello stesso Wi-Fi che soffre, come si sa, la presenza di muri e ostacoli in generale.
Internet molto più pervasivo e a un costo minore grazie proprio alla scelta di liberazzare l’uso dei White Spaces cosi come fu deciso per il Wi-Fi, aprendo di fatto un nuovo mercato a cui potranno partecipare non solo gli incumbent ma anche le piccole strutture che così saranno in grado di apportare quei caratteri innovativi che ormai le grandi corporation faticano ad apportare.
Si prevedono le prime applicazioni in meno di due anni e vista la decisione di alcuni produttori di Chip, Intel in testa, si ipotizza che i primi embedded potranno essere disponibili entro 18 mesi con un costo del Chip stesso inferiore ai 5 Euro.
Negli USA si prevede quindi una nuova era del Wireless Broadband e un nuova formidabile arma contro il digital divide.
In Italia invece leggo un’intervista del Prof. Decina su Corriere delle Comunicazioni in cui l’esperto di delle reti annuncia di odorare ben 5 Miliardi di Euro dallo switch off delle frequenze televisive analogiche e che sarebbe già pronto a spezzettarle in 4 mega licenze per dar vita all’ennesima gara fra i soliti grandi operatori con tanti saluti alla liberalizzazione e ad un’altra opportunità di creare un mercato veramente libero e in grado di proporre delle concrete soluzioni capaci di soddisfare le reali esigenze di connettività della comunità.
Permettetemi di dire che il tutto fa molta tristezza.
Per approfondimento, l’articolo apparso su Scientific American
7 Nov
Questi giorni sono stati caratterizzati da una serie di importanti eventi storici, l’elezione del primo Presidente USA di colore, l’incontro avvenuto fra il Papa e i rappresentanti delle comunità mussulmane e soprattutto l’uscita di scena di G.W. Bush, ma ai più è passato inosservata un’importante decisione destinata a cambiare profondamente il futuro delle trasmissioni broadband wireless.
La FCC ha deciso di liberalizzare la porzione di spettro sui 700Mhx conosciuta come White Spaces, ovvero quella parte di spettro adibita a fare da “intercapedine” libera fra due frequenze in uso da altri dispositivi, in questo caso i microfoni wireless e le trasmissioni in analogico delle TV.
La decisione è frutto di un’incessante attività di lobbing portata avanti da compagnie del calibro di Google, Microsoft, Intel e Dell, contrapposti ai grandi broadcaster e ai produttori di apparati microfonici wireless, iniziata subito dopo l’assegnazione della licenza sui 700Mhz assegnata a Verizon per la modica cifra di 4,2 Miliardi di Dollari.
Con questa decisione la FCC ha aperto la strada ad una nuova era delle trasmissioni broadband senza fili, dando vita anche ad un nuovo mercato che potrebbe in termini di volumi e valore generato anche superare il successo del Wi-Fi e questo grazie alla possibilità di avere accesso gratuitamente e liberamente ad una porzione di frequenza in grado di sopperire proprio ai problemi “fisici” del wi-fi e con costi decisamente inferiori ( al netto delle avidità dei singoli produttori ).
Il basso costo dei devices e il libero accesso sono stati i due ingredienti che hanno determinato il successo planetario del Wi-Fi, nonostante appunto i non pochi limiti di questa tecnologia, e si può presupporre che presto vedremo sul mercato statunitense i primi devices in grado di interagire con questa tecnologia, primi fra tutti presumibilmente gli smartphone Android, i laptop Dell, che ha annunciato il giorno stesso della decisione della FCC di avere già in cantiere i primi portatili “White Spaces”, e i router “White Spaces”. ( perché no prodotti da Wi-Next J )
Non sarà una strada facile visti gli interessi in ballo, primo fra tutti Verizon che certo non sarà felice di questa decisione visto l’esborso appena fatto, ma si tratta di una vittoria importante per quelle popolazioni che vivono nelle aree digital divise e che con le tecnologie attuali si fatica a servire.
La speranza adesso è, come accaduto con il Wi-Fi, anche il resto del pianeta decida di aprire a questa opportunità ma i tempi temo saranno comunque lunghi visti gli interessi gravitanti intorno a tecnologie proprietarie come il Wi-Max, appena affacciatosi sul mercato e le tecnologie broadband 3G che stanno guidando in questo periodo la crescita dei ricavi degli operatori mobili.
Spero che questa volta l’Europa non si faccia cogliere impreparata e, cosciente del fatto che siamo d’avanti ad una strada senza ritorno, possa giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo di questo nuovo mercato aperto.
Per approfondimenti :
Intervista a Sascha Meinrath sul blog di Wired
Post su PCWorld

Google continua il suo impegno, certo non disinteressato, verso la creazione di un open spectrum che consenta una rapida espansione delle coperture wi-fi e soprattutto una gestione semplice ed economica.
Alla fine del mese scorso il gigante di Mountain View ha depositato un brevetto per la creazione di un sistema di gestione delle connettività e del billing delle comunicazioni che sia trasparente e indipendente rispetto gli operatori.
In pratica Google vuole che in futuro ogni utente sia libero di collegarsi alla rete telefonica mobile o al servizio broadband wireless più conveniente per lui in quel preciso momento e luogo, proponendo di fatto una sorta di asta al ribasso per gli operatori.
Il progetto depositato descrive, senza troppi dettagli, tutti i processi che consentirebbero la gestione di questa piattaforma di billing open ma il fatto che Google la abbia presentata come un proprio brevetto chiaramente fa emergere molti interrogativi.
A una prima analisi, l’idea del motore di ricerca può sembrare sia più finalizzata a provocare rumore che ad una reale fattibilità anche a lungo termine, ma in realtà con l’avvento degli smartphone di nuova generazione come l’iPhone, l’Android ( ormai alle porte con T-Mobile ) o il nuovo device mobile che Nokia pare tenere in serbo per la fine dell’anno, la possibilità di interagire con tecnologie di trasmissione miste può diventare un driver per lo sviluppo di soluzioni open e ibride.
Google comunque conferma il suo impegno nello sviluppo del broadband attraverso la creazione di lobby molto potenti con la FCC da un lato e dall’altro con investimenti decisamente ingenti per la creazione di tecnologie di Backhaul come quella in corso con la Sprint Nextel per lo sviluppo di tecnologie Wi-Max Based o per il progetto ancora più avvenieristico per la creazione di una rete satellitare mondiale per la copertura delle aree digital divise del Mondo.
Premesso che non sono uno dei Google Fan che vedono nel colosso di Page e Bryn la salvezza del genere umano, continuo a ritenere l’impegno di questa compagnia fondamentale per mantenere alta l’attenzione su un tema di primaria importanza per garantire la possibilità di un accesso alla rete a quanta più popolazione possibile in modo da dare a tutti la possibilità di scegliere se farne un uso o meno.
Perchè, dal mio punto di vista, non è indispensabile essere collegati se si può scegliere di non esserlo.
Fonte : CNET
Comics : Geek and Poke
Continua la lotta a suon di lobby di Google per la liberazione dell’uso del White Space, la porzione dei 700 Mhz attualmente utilizzata da una serie di apparati wireless professionali come i microfoni senza filo.
La disputa vede la National Association Broadcaster e la Wireless Mic Manufacturer da un lato e la Wireless Innovation Alliance capitanata dal colosso di Mountain View.
I primi sostengono che la liberazione dell’uso di detta porzione porterebbe al proliferare di apparati non professionali che senza un’accurata installazione e manutenzione porterebbe ad un “inquinamento” della frequenza con conseguente disastro per gli apparati di trasmissione attualmente autorizzati al funzionamento.
I secondi invece ritengono che questo sia un finto problema che invece nasconde la volontà precisa di non aprire la possibilità ai milioni di utenti americani di usufruire di una connessione a bassissimo costo se non gratuita.
In entrambe i casi chiaramente ci sono in ballo parecchi milioni di Dollari e la necessità per Google di trovare una piattaforma per l’espansione del suo Android ma quello che emerge sempre più prepotentemente è la necessità di creare delle infrastrutture di trasmissione broadband sempre più diffuse e soprattutto a basso costo in modo da incentivarne l’uso non solo per il privato cittadino ma anche per il tessuto produttivo che sarebbe così in grado di sviluppare nuovi modelli di business basati proprio sul open spectrum.
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