Con un contratto da 7.2 Milioni di Dollari la città di Los Angeles ha deciso di utilizzare i servizi cloud computing di Google per la gestione delle email e la condivisione documentale. E’ possibile immaginare che questa possa essere la prima vera importante applicazione di Google Wave e Google Sites.
Nonostante il forte sviluppo delle applicazioni cloud computing non è ancora chiaro se e quanto si tratti di un futuro prossimo o più che altro di Hype.
Personalmente penso sia una strada indispensabile da perseguire e senza ritorno, una vera svolta per le applicazioni sulla rete frutto di anni e anni di ricerca e sviluppo, successi ma anche fallimenti.
Tuttavia i rischi sono sempre dietro l’angolo e c’è chi, in alcuni casi a ragione, esprime forti perplessità sull’attuale affidabilità di questi servizi.
Via Mashable
Sidecut Reports ha rilasciato gratuitamente un Executive Summary interessante sui possibili sviluppi delle battaglie sulla Net Neutrality in corso negli Stati Uniti fra le telecom e i service provider.
Partendo dall’interminabile battaglia legale fra la Comcast e Bit Torrent la prima convinta del suo diritto a limitare l’uso del P2P sulle proprie reti, la seconda assolutamente intenzionata a far valere i diritti di quanti vogliono usare liberamente i software di scambio, il report si sviluppa attraverso pochi ma interessanti capitoli facendo emergere a mio parere un fattore importante e cioè la necessità di trovare un compromesso fra il diritto di accesso e utilizzo della rete in modo neutrale e l’altrettanto diritto delle telecom di poter gestire le proprie reti per tutelare gli investimenti.
In particolar modo questo è vero per le telecom locali e i Wisp di piccole o medie dimensioni che spesso, purtroppo, per far quadrare i conti devono obbligatoriamente limitare l’uso di applicazioni P2P o Voip che inevitabilmente assorbono risorse importanti.
Potete scaricare il report gratuitamente dal sito della Sidecut o se non avete voglia di lasciargli i vostri dati cliccate qui e scaricatela direttamente ![]()
Sta facendo molto discutere, anche in Italia, l’articolo pubblicato dal Wall Street Journal in cui viene fortemente criticata la decisione del motore di ricerca di voler inserire i propri server all’interno di alcuni provider in modo da rendere più facilmente disponibili i propri servizi.
Molti ne hanno scritto e quindi non mi soffermerò ulteriormente ma mi limito a segnalare il post di Luca De Biase che mi sembra fra i più lucidi nell’approccio all’argomento e su cui potete trovare i link ad alcune risorse e commenti di altri blogger italiani oltre all’intervento di Lessig.
Ho solo una nota da aggiungere e cioè che la Net Neutrality a mio parere si deve garantire anche attraverso la disponibilità di tecnologie di trasmissione a bassissimo costo e quindi liberalizzate da ogni licenza governativa e rese disponibili ad esempio attraverso la riallocazione di frequenze che presto verranno dismesse da altri servizi.
In Italia inoltre la net neutrality è fortemente limitata da un assetto regolamentare di accesso alla rete unico al mondo o quasi.
La settimana scorsa il ChairmMan della FCC e il Co-Fondatore di Google, Larry Page, commentando la decisione della FCC di liberalizzare l’uso delle frequenze inutilizzate dello spettro televisivo analogico per lo sviluppo di reti wireless a banda larga, hanno indicato una nuova e rivoluzionaria strada verso un Internet meno caro per tutti.
Infatti l’utilizzo delle frequenze sui 700 Mhz consentiranno la costruzione di autostrade digitali a un costo decisamente più basso delle attuali e con performance nettamente superiori ad esempio dello stesso Wi-Fi che soffre, come si sa, la presenza di muri e ostacoli in generale.
Internet molto più pervasivo e a un costo minore grazie proprio alla scelta di liberazzare l’uso dei White Spaces cosi come fu deciso per il Wi-Fi, aprendo di fatto un nuovo mercato a cui potranno partecipare non solo gli incumbent ma anche le piccole strutture che così saranno in grado di apportare quei caratteri innovativi che ormai le grandi corporation faticano ad apportare.
Si prevedono le prime applicazioni in meno di due anni e vista la decisione di alcuni produttori di Chip, Intel in testa, si ipotizza che i primi embedded potranno essere disponibili entro 18 mesi con un costo del Chip stesso inferiore ai 5 Euro.
Negli USA si prevede quindi una nuova era del Wireless Broadband e un nuova formidabile arma contro il digital divide.
In Italia invece leggo un’intervista del Prof. Decina su Corriere delle Comunicazioni in cui l’esperto di delle reti annuncia di odorare ben 5 Miliardi di Euro dallo switch off delle frequenze televisive analogiche e che sarebbe già pronto a spezzettarle in 4 mega licenze per dar vita all’ennesima gara fra i soliti grandi operatori con tanti saluti alla liberalizzazione e ad un’altra opportunità di creare un mercato veramente libero e in grado di proporre delle concrete soluzioni capaci di soddisfare le reali esigenze di connettività della comunità.
Permettetemi di dire che il tutto fa molta tristezza.
Per approfondimento, l’articolo apparso su Scientific American
Il cloud computing è un termine ancora piuttosto recente ma già destinato a cambiare radicalmente il nostro modo di vivere il desktop e tutte le applicazioni che oggi siamo abituati ad avere residenti sul nostro PC.
Seppur ancora lontana dall’ottimale, l’aumento della penetrazione delle connessioni a banda larga, l’emergere sempre più prorompente del mobile broadband, il costo sempre minore delle memorie di massa e dei sistemi server, stanno creando un terreno fertile per lo sviluppo di sistemi decentralizzati che consentono di accedere ad una svariata gamma di applicazioni che vanno dalla semplice web mail, allo storage online di dati e backup, alle applicazioni SaaS ( Software as a Service ) come Google Sites, ThinkFree, ZOHO, Microsoft Office Live e ultimamente agli acceleratori che consentono lo sviluppo di ambiente applicativi anche molto sofisticati.
Esistono sistemi molto evoluti come l’Amazon EC2 e S3 che mettono a disposizione intere librerie e sistemi operativi “virtuali” online che consentono l’installazione e la messa in opera anche di architetture applicative molto complesse pagando solo l’effettivo utilizzo del servizio a costi decisamente concorrenziali rispetto i normali sistemi di hosting a cui siamo abituati.
Ma Amazon S3 consente anche servizi basici come il back up del proprio hard disc in modo semplice ed economico, io stesso ho il mio backup su S3 e pago 2 Euro al mese per quasi 20 Gb di dati a cui posso accedere da qualsiasi punto della rete.
Anche l’ultimo PDC ( Professional Developer Conference ) di Microsoft, tenutosi a Los Angeles alla fine del mese scorso, si è completamente incentrato sulla nuova strategia di Microsoft basata proprio sul cloud computing attraverso il lancio di Windows Azure, una piattaforma di accesso online a tutti gli applicativi Microsoft di uso comune e un acceleratore dedicato agli sviluppatori di tutto il mondo e in piena concorrenza proprio con Amazon S3.
Altro attore del mercato è Joyent che propone, oltre ad un acceleratore e a sistemi di hosting molto simili ai primi due, una piattaforma di collaboration online completa di agenda condivisa, web mail, tagging e file sharing in stile 2.0.
A conferma della curva di crescita esponenziale dell’uso di applicativi di cloud computing vi è una ricerca della Pew Internet and American Life Project sull’uso degli applicativi e dei servizi di Cloud Computing, da cui emerge che il 34% degli utenti Internet statunitensi ha salvato le proprie foto online e ben il 29% ha utilizzato applicativi come Google Documents e Photoshop Express online.
Sempre dalla ricerca della Pew Internet emerge un dato interessante e cioè che il 40% della popolazione online statunitense ha utilizzato nel corso dell’ultimo anno almeno due applicativi riferibili al cloud computing.
Secondo gli internauti a stelle e strisce la convenienza è la principale ragione che li spinge ad utilizzare questi sistemi ( 51%), la flessibilità viene al secondo posto ( 41%) seguita a ruota dalla possibilità di condividere facilmente i contenuti ( 39% ).
Fa da contraltare la paura per la privacy e la sicurezza dei dati e in particolar modo il pensiero che turba i sogni dei navigatori è la possibilità che i dati salvati nei sistemi cloud possano essere venduti a terzi ( 90% ) per utilizzi marketing o addirittura per attività di spionaggio industriale.
Ma i veri entusiasti degli applicativi online sembrano essere gli utilizzatori di connessione Wi-Fi i quali, probabilmente perché utenti nomadici, trovano nel cloud computing la possibilità di virtualizzare il proprio desktop e le proprie applicazioni in modo da potervi accedere anche in movimento continuando a rimanere in contatto con il proprio ufficio o il proprio staff.
Dai dati della ricerca, effettuata nel maggio scorso, emerge come l’utente Wi-Fi sia una figura decisamente portata ad un uso intensivo di applicativi evoluti e quindi maggiormente sensibile a servizio a valore aggiunto a cui poter accedere anche a pagamento.
Lo sviluppo del cloud computing è quindi alimentato dall’aumento delle connessioni nomadiche a banda larga che a loro volta verranno alimentate dallo sviluppo del cloud computing in un circolo virtuoso che probabilmente porterà nel tempo a spostare la capacità elaborativa sempre più nella rete e negli apparati di accesso, consentendo così l’utilizzo di device sempre più portabili, indossabili e soprattutto connessi tra di loro.
7 Nov
Questi giorni sono stati caratterizzati da una serie di importanti eventi storici, l’elezione del primo Presidente USA di colore, l’incontro avvenuto fra il Papa e i rappresentanti delle comunità mussulmane e soprattutto l’uscita di scena di G.W. Bush, ma ai più è passato inosservata un’importante decisione destinata a cambiare profondamente il futuro delle trasmissioni broadband wireless.
La FCC ha deciso di liberalizzare la porzione di spettro sui 700Mhx conosciuta come White Spaces, ovvero quella parte di spettro adibita a fare da “intercapedine” libera fra due frequenze in uso da altri dispositivi, in questo caso i microfoni wireless e le trasmissioni in analogico delle TV.
La decisione è frutto di un’incessante attività di lobbing portata avanti da compagnie del calibro di Google, Microsoft, Intel e Dell, contrapposti ai grandi broadcaster e ai produttori di apparati microfonici wireless, iniziata subito dopo l’assegnazione della licenza sui 700Mhz assegnata a Verizon per la modica cifra di 4,2 Miliardi di Dollari.
Con questa decisione la FCC ha aperto la strada ad una nuova era delle trasmissioni broadband senza fili, dando vita anche ad un nuovo mercato che potrebbe in termini di volumi e valore generato anche superare il successo del Wi-Fi e questo grazie alla possibilità di avere accesso gratuitamente e liberamente ad una porzione di frequenza in grado di sopperire proprio ai problemi “fisici” del wi-fi e con costi decisamente inferiori ( al netto delle avidità dei singoli produttori ).
Il basso costo dei devices e il libero accesso sono stati i due ingredienti che hanno determinato il successo planetario del Wi-Fi, nonostante appunto i non pochi limiti di questa tecnologia, e si può presupporre che presto vedremo sul mercato statunitense i primi devices in grado di interagire con questa tecnologia, primi fra tutti presumibilmente gli smartphone Android, i laptop Dell, che ha annunciato il giorno stesso della decisione della FCC di avere già in cantiere i primi portatili “White Spaces”, e i router “White Spaces”. ( perché no prodotti da Wi-Next J )
Non sarà una strada facile visti gli interessi in ballo, primo fra tutti Verizon che certo non sarà felice di questa decisione visto l’esborso appena fatto, ma si tratta di una vittoria importante per quelle popolazioni che vivono nelle aree digital divise e che con le tecnologie attuali si fatica a servire.
La speranza adesso è, come accaduto con il Wi-Fi, anche il resto del pianeta decida di aprire a questa opportunità ma i tempi temo saranno comunque lunghi visti gli interessi gravitanti intorno a tecnologie proprietarie come il Wi-Max, appena affacciatosi sul mercato e le tecnologie broadband 3G che stanno guidando in questo periodo la crescita dei ricavi degli operatori mobili.
Spero che questa volta l’Europa non si faccia cogliere impreparata e, cosciente del fatto che siamo d’avanti ad una strada senza ritorno, possa giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo di questo nuovo mercato aperto.
Per approfondimenti :
Intervista a Sascha Meinrath sul blog di Wired
Post su PCWorld
Il team di Google Mobile ha annunciato una nuova funzionalità di geo loacalizzazione basato sugli access point wi-fi.
Infatti all’attuale localizzazione basata sulle cellule mobili, si aggiunge, per i device wi-fi enabled, la possibilità di verificare la propria posizione utilizzando gli access point raggiungibili nei dintorni.
Secondo il team di Google questo sistema dovrebbe diventare ancora più accurato perchè la concentrazione di access point sul territorio è superiore a quella delle torri di telefonica cellulare.
Per adesso la funzionalità è disponbile solo per i nuovi BlackBerry Wi-Fi ma Google promette di rilasciare il plug in prossimamente anche per gli altri device incluso Android.
A prescindere dalla precisione più o meno superiore rispetto la telefonia cellulare, questo tipo di funzionalità apre la strada ad applicazioni di prossimità che la telefonia cellulare non consente così facilmente come ad esempio il geotagging e l’accesso a sistemi di content management system distribuiti sull’intera rete di router wireless.
Le reti wireless mesh pervasive sul territorio consentono lo sviluppo di piattaforme di comunicazione e relazione con il territorio stesso in modo anche relativamente semplice attraverso ad esempio l’uso di applicativi mah-up come FireEagle di Yahoo! e Google Open Social.
Ad esempio il nostro cellulare potrà capire la nostra posizione e visualizzare le informazioni geotag rilasciate da altri utenti classificandone il rating in base all’appartenenza dei singoli utenti ai nostri network di amicizia sui vari social network di cui facciamo parte.
Stay tuned on the wi-fi planet.

Google continua il suo impegno, certo non disinteressato, verso la creazione di un open spectrum che consenta una rapida espansione delle coperture wi-fi e soprattutto una gestione semplice ed economica.
Alla fine del mese scorso il gigante di Mountain View ha depositato un brevetto per la creazione di un sistema di gestione delle connettività e del billing delle comunicazioni che sia trasparente e indipendente rispetto gli operatori.
In pratica Google vuole che in futuro ogni utente sia libero di collegarsi alla rete telefonica mobile o al servizio broadband wireless più conveniente per lui in quel preciso momento e luogo, proponendo di fatto una sorta di asta al ribasso per gli operatori.
Il progetto depositato descrive, senza troppi dettagli, tutti i processi che consentirebbero la gestione di questa piattaforma di billing open ma il fatto che Google la abbia presentata come un proprio brevetto chiaramente fa emergere molti interrogativi.
A una prima analisi, l’idea del motore di ricerca può sembrare sia più finalizzata a provocare rumore che ad una reale fattibilità anche a lungo termine, ma in realtà con l’avvento degli smartphone di nuova generazione come l’iPhone, l’Android ( ormai alle porte con T-Mobile ) o il nuovo device mobile che Nokia pare tenere in serbo per la fine dell’anno, la possibilità di interagire con tecnologie di trasmissione miste può diventare un driver per lo sviluppo di soluzioni open e ibride.
Google comunque conferma il suo impegno nello sviluppo del broadband attraverso la creazione di lobby molto potenti con la FCC da un lato e dall’altro con investimenti decisamente ingenti per la creazione di tecnologie di Backhaul come quella in corso con la Sprint Nextel per lo sviluppo di tecnologie Wi-Max Based o per il progetto ancora più avvenieristico per la creazione di una rete satellitare mondiale per la copertura delle aree digital divise del Mondo.
Premesso che non sono uno dei Google Fan che vedono nel colosso di Page e Bryn la salvezza del genere umano, continuo a ritenere l’impegno di questa compagnia fondamentale per mantenere alta l’attenzione su un tema di primaria importanza per garantire la possibilità di un accesso alla rete a quanta più popolazione possibile in modo da dare a tutti la possibilità di scegliere se farne un uso o meno.
Perchè, dal mio punto di vista, non è indispensabile essere collegati se si può scegliere di non esserlo.
Fonte : CNET
Comics : Geek and Poke
Google continua la battaglia contro le reti televisive e i produttori di microfoni wireless per l’utilizzo dello spettro di frequenze conosciuto come white spaces e cioè lo spazio non utilizzato che c’è fra due frequenze utilizzate ( in questo caso le trasmissioni TV e i microfoni wireless ).
Ne abbiamo parlato qualche tempo fa in questo post
E’ di questa settimana il lancio diFreetheairwaves.com il sito con cui Google intende promuovere l’importanza di liberalizzare questo spettro per realizzare reti wireless a banda larga a basso costo e soprattutto estremamente pervasive sul territorio perchè utilizzanti frequenze basse ( una porzione dei 700 Mhz ).
L’utilizzo di queste frequenze per la creazione di reti wireless a banda larga sarebbe auspicabile se non indispensabile per lo sviluppo di quelle “autostrade digitali” di fondamentale importanza per la lotta al digital divide.
Via Wireless Weblog
Google ha rilasciato una nuova versione di Google Map che presenta tutte le caratteristiche di un WiKi abbinato alle mappe geografiche.
Con Google Map Maker infatti è possibile inserire punti di proprio interesse sulla mappa e condividerli con gli altri utilizzatori che potranno a loro volta editare quanto voi avete inserito, aggiungendo commenti, eventi, ecc.
Il Geo Tagging è una frontiera molto interessante in particolar modo grazie allo sviluppo esponenziale di device mobili sempre più potenti dal punto di vista della capacità di calcolo e dotati di diverse possibilità di connessione alla rete a banda larga, dal HSDPA al Wi-Fi.
Le applicazioni che possiamo immaginare sono molteplici, pensate ad esempio alla possibilità di collegarsi da un Pub grazie al vostro smartphone Wi-Fi e inserire nella mappa il Tag del locale in cui vi trovate scrivendo un vostro commento e dei suggerimenti per dei luoghi da visitare nelle vicinanze.
Chi verrà dopo di voi, grazie ad applicativi di Social Graph di cui il vostro social network preferito sarà dotato, potrà leggere e magari modificare o commentare a sua volta quanto da voi lasciato, magari aggiungendo delle foto ricordo del posto.
Poi magari attraverso Yahoo FireEagle, potrà condividere istantaneamente l’informazione con tutti i componenti del proprio social network anche attraverso Twitter trasmettendo la propria posizione in quel momento e dando la possibilità a chi lo volesse di salvare l’informazione nel proprio itinerario virtuale che sta organizzando per le prossime vacanze.
Magari lo stesso Pub potrebbe incentivare la pubblicazione di foto e commenti facilitando la ricerca dell’indirizzo del proprio Tag su Google Map esponendo un QR Code ( o codice bidimensionale ) fotografando il quale con il proprio smartphone sarà possibile collegarsi direttamente.
Ad esempio nella colonna di destra del nostro blog potete trovare un QR Code attraverso cui potete registrarvi direttamente al nostro RSS sul vostro telefono cellulare.
E’ solo ormai un problema di fantasia…..
Nicola ( www.winext.eu )
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