Il Wi-Fi libero e inteligente


L’accesso libero alle reti Wi-Fi pubbliche può rappresentare una risorsa sociale molto importante per la popolazione cittadina e in particolar modo per quelle fasce di popolazione a minor reddito o che si trovano in una situazione economica sfavorevole ad esempio per la perdita del proprio lavoro.

Il free Wi-Fi è anche in grado di valorizzare quei luoghi pubblici come ad esempio le biblioteche che possono cosi trasformarsi in luoghi di lavoro per quanti possono trovare nella rete una fonte di reddito o semplicemente usarla per trovare lavoro ma non possono permettersi di pagare il canone di un abbonamento domestico.

Allo stesso modo può valorizzare zone cittadine di minor passaggio o degradate grazie alla possibilità di offrire connessione gratuita nei ristoranti, in prossimità delle università, dando così vita ad un afflusso di pubblico che con il suo passaggio e stazionamento contribuisce a rendere più sicure e piacevoli quelle zone.

In un articolo apparso su Muniwireless vengono raccontate le esperienze positive di alcune cittadine americane che hanno optato per la creazione di reti wi-fi pubbliche mirate a zone e luoghi con precise caratteristiche sociodemografiche ottenendo risultati decisamente positivi con un investimento di gran lunga inferiore a quello che sarebbe stato speso per la creazione di una rete Wi-Fi cittadina non pianificata.

Personalmente sono molto d’accordo con questo tipo di approccio che vede il cittadino e il territorio al centro di un progetto che deve tenere conto delle necessità di quest’ultimi e non, come spesso accade, delle esigenze di budget di chi sviluppa le reti.

Le reti cittadine vanno sviluppate secondo logiche mirate al soddisfacimento di specifiche richieste sul territorio derivanti da ragioni socio demografiche o produttive e poi devono espandersi in base alla effettiva crescita della richiesta. Questo consente investimenti ridotti, anche se continuati nel tempo, e una crescita della rete organica rispetto il territorio e le sue esigenze.

Chi progetta le reti wi-fi pubbliche deve sempre essere guidato da un dovere morale che è quello di accompagnare i responsabili del governo locale verso la pianificazione di una rete che sia di vera utilità per i propri cittadini e per il tessuto produttivo e che non si debba dissolvere in uno sterile lancio stampa fine più alla visibilità di chi ha creato o finanziato la rete piuttosto che agli interessi della comunità.

Interessante anche un post a commento pubblicato su WNN in cui emerge il valore sociale che una rete wi-fi pubblica può giocare anche solo in una biblioteca.

Il Manifesto di Wi-Next contro il Digital Divide


Abbiamo pubblicato una pagina che riporta un nostro documento “manifesto” per una politica sul divario digitale.

Si tratta di un documento redatto ormai nella sua prima versione oltre un anno fa con cui abbiamo voluto condividere la nostra visione sul futuro delle reti wireless partendo da quella che è stata la storia delle telecomunicazioni e delle reti in generale.

Abbiamo pensato fosse importante condividerla in rete e farne un vero e proprio manifesto specialmente viste le recenti importantissime novità d’oltreoceano sulla liberalizzazione del White Spaces e la prossima discussione in Italia sul rinnovo del famoso decreto Pisanu.

Il nostro testo vuole quindi essere un contributo per meglio comprendere l’importanza di una politica sul divario digitale basata sulla creazione di autostrade digitali condivise e tecnologie di rete opensource, nella speranza che possa anche sensibilizzare chi sarà chiamato a prendere delle decisioni che potranno cambiare lo sviluppo del wireless broadband nel bel paese.

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  • Nella categoria: Digital Divide
  • Paese che vai Wi-Fi che trovi


    Questa volta il paese ( anzi la cittadina ) è proprio in Italia e ho voluto segnalarlo perchè mi è sembrato che sia stata applicata una formula intelligente di costruzione di una rete cittadina, seppur piccola, cresciuta nel tempo e penso con oculatezza di investimento del denaro pubblico.

    Si tratta della rete cittadina di Bra realizzata con tecnologia mesh dal Provider Elsynet e promossa dall’Ascom Bra e dal centro commerciale naturale “La Zizzola” in collaborazione con l’Amministrazione comunale.

    Il servizio è ancora in espansione e viene fornito gratuitamente dallo stesso provider ai cittadini che andranno a registrarsi presso l’ufficio relazioni con il cittadino rilasciando un proprio documento valido ( per fetto del famigerato e a mio parere inutile Decreto Pisanu ).

    Speriamo che il provider e gli attori che hanno creato questa iniziativa sappiano trovare un modello di business in grado di reggere nel tempo. Per adesso il provider annuncia la possibilità di sviluppare servizi che hanno un senso.

    Via i-Dome

    Nicola

    FON e Arezzo….alcune riflessioni


    Leggo che FON e il Comune di Arezzo hanno stretto un accordo per creare una rete wireless cittadina attraverso l’uso di modem router Fonera.

    Pur apprezzando il modello marketing di FON, sicuramente valido se andiamo a vedere i finanziamenti che FON ha acquisito nel tempo, e condividendone pertaltro la visione di una rete che si crea dal basso, mi viene da fare qualche riflessione sulla scelta fatta dal Comune Toscano :

    Il lancio stampa presente sul blog italiano di FON dice “Tutti gli aretini che lo vorranno, potranno diventare Foneros, ovvero membri della community mondiale di FON, e condividere con gli altri la propria connessione a banda larga: in questo modo, con l’installazione di appositi router (le Fonere) nelle proprie abitazioni, ognuno contribuirà alla diffusione del segnale in tutta la città. Inoltre, il municipio farà installare numerosi Hotspot in zone ’strategiche’ del comprensorio, che consentiranno la connessione gratuita al web, garantendo così la ‘copertura’ di tutto il territorio cittadino.

    Cosa significa che andandosi a comprare un router Fonera ogni cittadino contribuirà alla rete cittadina? che ogni cittadino potrà ripetere grazie ai Fonera il segnale messo a disposizione dal Comune di Arezzo e lanciato dai router in outdoor?

    Oppure che ogni cittadino metterà a disposizione la propria banda Internet acquistata da una telecom mettendo così un contratto fra un’azienda privata e un privato cittadino a disposizione della comunità?

    Se così fosse sarebbe doveroso specificare che non si tratta di una rete cittadina ma di una serie di accessi messi a disposizione dai privati. una rete cittadina è un sistema di connessione pervasivo sul territorio, una mappa di accessi è una cosa un po diversa.

    E se così fosse a questo punto l’Assessore all’Innovazione del Comune di Arezzo, Ilario Nocentini, non avrebbe fatto prima a dire ai suoi cittadini di togliere le chiavi Wep e lasciare che tutti ci navighino?

    Ai fini del decreto Pisanu, che io per primo non condivido, il sistema FON, a mio parere, non è a norma per una semplice ragione :

    - non esiste un provider centrale che detenga i log degli utenti che si registrano. I responsabili dei Log e del loro mantenimento per il tempo richiesto dalla Legge rimangono i singoli operatori telefonici che verrebbero chiamati in causa nell’eventualità di un uso fraudolento della linea da parte di terzi. Ma questi non avrebbero la possibilità di sapere l’identità certa di chi si è collegato in quel momento da uno dei loro router perchè l’utente farebbe parte del network FON senza avere un contratto con la telecom di turno.

    Quindi ai fini della Legge vigente, per quanto inutile possa questa essere, mettere un Fonera o aprire la chiave Wep è la stessa cosa.

    Il lancio stampa FON continua con :”I cittadini di Arezzo che vorranno avere accesso gratuito alla rete dovranno semplicemente installare un Router La Fonera nelle proprie abitazioni, condividendo la propria connessione a Internet e creando contemporaneamente un nuovo punto di accesso della rete municipale stessa. I cittadini che non parteciperanno attivamente potranno comunque navigare 15 minuti gratuitamente (previa visione di un video pubblicitario di 15 secondi) o acquistare un pass giornaliero al costo di soli 3,00 euro.

    Cosa significa? che ogni cittadino per poter partecipare alla cosidetta rete cittadina di Arezzo deve comprarsi a spese sue un router obbligatoriamente FON? Se così fosse, una pubblica amministrazione può mettere un’azienda privata, peraltro estera, nella condizione di creare una situazione di monopolio per quello che dovrebbe essere un servizio pubblico?

    Inoltre i cittadini che non acquisteranno un router FON non potranno navigare se non per 15 minuti ( non è specificato nell’arco di quanto tempo) e sorbendosi la pubblicità o pagando “solo” 3 Euro al giorno.

    I soli 3 Euro al giorno e i proventi pubblicitari a chi vanno? Se andassero a FON penso sarebbe un fatto piuttosto grave perchè di fatto si stanno usando mezzi pubblici per promuovere un’azienda privata e aumentare il suo business.

    Il lancio cita ancora : “In una prima fase il Comune di Arezzo installerà i primi HotSpot FON in zone ad alta affluenza: Piazza Grande, Parco Giotto, Piazza della Badia, Parco via Mecenate, Piazza Guido Monico, Parco del Pionta, Piazza S.Agostino, Parco Villa Severi, Foro Boario e altre in fase d’identificazione.

    Se gli hot spot sono stati installati a spese di FON ben venga come iniziativa e FON ha il diritto di fornire il servizio in base alle sue regole commerciali.

    Se gli hot spot invece sono stati acquistati dal Comune di Arezzo e installati a costo della municipalità allora penso dovrebbe essere doveroso far si che tutti i cittadini abbiano la stessa opportunità di accesso alla rete perchè quest’ultima realizzata con soldi pubblici.

    Questo ad oggi non è dato saperlo ma sicuramente in futuro i responsabili del progetto renderanno pubblici i dettagli dell’iniziativa.

    In definitiva pur essendo un grande sostenitore di politiche che consentano la generazione di reti wireless dal basso, ritengo che quest’ultime, se promosse da amministrazioni pubbliche, debbano essere progettare nel solo interesse del cittadino e delle reali esigenze del territorio e soprattutto delle zone digitalmente svantaggiate ( se mi limito ad invitare quelli che hanno l’ADSL a metterla in condivisione avrò delle grandi bolle dove l’ADSL già c’è e continuerò a mantenere divise quelle zone che non hanno le connessioni attivate ).

    L’amministrazione locale, dove necessario, deve farsi carico di promuovere la creazione di reti digitali o direttamente, attraverso la creazione di società di scopo miste pubblico-private, o attraverso la promozione dell’iniziativa privata fornendo però tutti gli strumenti necessari per consentire alle imprese che volessero partecipare di fare la migliore proposta per il territorio e vigilando alchè non si creino situazioni di monopolio che consentano in futuro all’azienda aggiudicatrice di dettare le regole di accesso.

    In ultimo, per evitare che con il tempo le reti wireless cittadine diventino più un modo per ottenere visibilità sui media che per risolvere concretamente il digital divide, sarebbe utile, da parte delle pubbliche amministrazioni, non farsi prendere dalla fretta del lancio stampa e sincerarsi che vengano sempre fornite ai cittadini tutte le informazioni utili e di dettaglio dei servizi che vengono a loro offerti.

    Hot Spot che crescono


    Secondo una recente ricerca rilasciata dalla ABI Research il numero di hot spot nel Mondo nel 2008 è cresciuto del 40% rispetto lo stesso periodo del 2007.

    Il tasso di crescita varia a seconda delle zone, ad esempio la Gran Bretagna fa da padrona in Europa, ma soprattutto l’incremento si accompagna a importanti cambiamenti dei modelli di business che le società che forniscono i servizi di hot spot stanno adottando.

    Infatti l’hot spot wi-fi sembra stia passando da una percezione di costo o al massimo di servizio accessorio per attirare i clienti ad un’opportunità per aumentare le entrate economiche attraverso ad esempio, come in molti aeroporti, la fornitura di connettività wi-fi gratuita a fronte dell’acquisto di film o musica per il proprio viaggio.

    Starbucks invece ha creato un programma di loyalty che premia i clienti più fedeli con minuti di comunicazione gratuiti.

    Questo è sicuramente un fatto positivo, segno che il wi-fi è vissuto sempre più come un vero e proprio asset aziendale in particolar modo per il mercato retail.

    Per un piccolo approfondimento clicca qui

    Per chiudere due segnalazioni che dovrebbero stare nella rubrica “Paese che vai Wi-Fi che trovi” :

    A Gangneung City cittadina di 250.000 abitabti circa nella Corea del Sud, la compagnia Korea Telecom ha realizzato una rete wireless cittadina dedicata alla sicurezza del territorio con telecamere e sensori per il rilevamento di elementi chimici, Co2, ecc.

    La rete è stata realizzata con tecnologia mesh.

    La rete è utilizzabile anche dagli operatori di sicurezza e fornisce connettività gratuita nella zona adiacente alla spiaggia ( Gangneung City è una località balneare piuttosto famosa nella zona ).

    Vedi articolo

    In Estonia invece esiste un progetto per la creazione di una rete wi-fi gratuita su tutto il territorio con una banda minima di 128 Kbps.

    La formula è molto interessante perchè appunto garantirebbe una connessione minima per un uso nomadico e di servizi della rete all’occorrenza senza però interferire con il business degli operatori telefonici della zona.

    Vedi articolo

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  • Nella categoria: Reti Cittadine
  • Quando l’auto diventa una bolla mesh


    La Chrysler ha annunciato qualche giorno fa una nuova linea di accessori Wi-Fi based  ( ne ho accennato in un post precendente ).

    L’iniziativa si chiama U-Connect ed è finalizzato alla creazione di un vero e proprio eco-sistema di trasmissione multimediale wireless all’interno e all’esterno della vettura attraverso una proposta di 5 soluzioni che possono essere fra di loro combinate.

    La novità più importante è la U-Connect Web ovvero un sistema di connettività wireless che sfrutta il Bachaul 3G o HSDPA combinato ad una radio Wi-Fi per la creazione della bolla wireless all’interno e all’esterno dell’auto.

    Ed è proprio in questo modo che a mio parere vanno considerate queste auto dal punto di vista della trasmissione wireless, delle bolle di segnale che sono in grado di fornire connettività a banda larga e trasportare quindi quantitativi di dati abbastanza importanti ( il limite rimane un po il Backaul HSDPA ).

    Queste bolle però potrebbero anche comunicare fra di loro grazie a particolari tecnologie mesh e comunicare con gli oggetti sulla strada e, se all’interno di un sistema di rete che prevede dello storage intelligente distributo,  interagire con sistemi di geotagging in grado ad esempio di dare direttamente indicazioni alle auto sullo stato della strada o sul traffico in tempo reale.

    Vi sono anche i primi esperimenti di infrastruttura Wi-Fi sulle autostrade come ad esempio in Korea dove una Società americana specializzata in sistemi mesh, la Strix Systems, ha realizzato una rete Wireless su una prima area test di 31 Kilometri.

    Secondo i realizzatori della rete il primo obiettivo è il monitoraggio video del traffico e la trasmissione in tempo reale ai veicoli appunto dotati di un’antenna Wi-Fi mesh che secondo le intenzioni della Strix dovrebbero poter ripetere il segnale alle auto vicine collaborando così all’ampliamento della rete sulla strada.

    Pur essendo i primi sostenitori in Italia della reti mesh e avendone fatto la base del nostro business, mi sento di dubitare sull’effettivo utilizzo che si potrà fare di questo tipo di rete perchè inutile negare che esistano forti problemi di switch off del segnale con oggetti in movimento ad una velocità superiore ai 50 Km orari e sulle autostrade mediamente queste velocità vengono superate.

    Personalmente ritengo molto utili queste applicazioni in ambito cittadino e finalizzate a rendere ad esempio gli autobus e i tram dei nodi di rete in grado di trasmettere i dati necessari al servizio ma anche di ampliare la copertura della rete sul territorio.

    Venendo invece al ludico, fra gli accessori U-Connect, Chrysler ha presentato un sistema di trasmissione audio con hard disc da 30 Gb in grado di interagire via Wi-Fi con il lettore MP3 ( incluso l’iPhone, che potrebbe anche navigare su Web grazie al Backaul HSDPA ).

    Questo vuol dire che se siete abbastanza fortunati da vivere in una villa con garage a fianco casa, potete rendere la vostra auto una risorsa della rete domestica e aggiornare il vostro archivio musicale direttamente in Wireless comodamente seduto sulla poltrona e semplicemente copiando i brani dal vostro hard disc domestico a quello dell’auto.

    Chiaramente se sarete dotati di una scatoletta multimediale che monitora i movimenti della vostra auto, questa potrà trasmetterli alla centrale della vostra assicurazione o del vostro noleggio che vi addebiterà solo la quota di costo riferita all’effettivo spostamento che avete fatto. Non il massimo per la vostra privacy ma con i tempi che corrono un bel risparmio grazie al fatto di pagare il reale utilizzo.

    Nicola ( www.winext.eu )

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  • Nella categoria: Senza categoria
  • Paese che vai Wi-Fi che trovi


    Si sa la Spagna vive un momento economico, oltre che sportivo, piuttosto felice e l’iniziativa non manca neanche per lo sviluppo di reti wireless a banda larga.

    Oggi parleremo di due città nel paese iberico che stanno adottando un approccio decisamente diverso verso lo sviluppo della propria rete Wireless cittadina.

    La prima è Malaga che ha deciso di non cimentarsi direttamente nella costruzione di una rete ma di limitarsi a realizzare una mappa degli hot spot liberi che vi sono sul territorio come ad esempio fanno  WeFi e Jiwire due start up che hanno come missione la condivisione degli hot spot fra tutti i propri iscritti.

    Tale decisione pare sia stata presa anche in conseguenza all’esperienza piuttosto controversa della città di Praga che dopo aver realizzato una rete wi-fi gratuita per i propri cittadini si è vista notificare una diffida da parte della UE che ha costretto a limitare l’utilizzo della rete alle sole attività della PA locale.

    Infatti esiste una regolamentazione della UE che impedisce alla pubblica amministrazione di entrare in concorrenza con le imprese private fornendo servizi di telefonia voce e dati alla comunità in maniera gratuita.

    Per questo motivo è sempre necessario, dove la municipalità volesse intervenire per risolvere un gap digitale e sociologico grave, creare società miste pubblico-privato o co-finanziare lo sviluppo di una rete attraverso bando pubblico.

    La seconda città è Girona dove la rete Wireless realizzata ad oggi è limitata ad un’area all’interno della quale si stanno effettuando test per l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, per la copertura di edifici pubblici e l’offerta di connettività gratuita nella aree pubbliche e nei pressi delle Università.

    In base ai risultati del test la copertura wireless verrà espansa all’intera cittadina con modalità e tempi ancora da definire.

    I risultati del test diranno inoltre quali potranno essere le applicazioni più interessanti sul territorio cittadino oltre alla connettività, come ad esempio reti di sensori, controllo del traffico e sistemi VOIP per gli operatori pubblici.

    Personalmente ritengo questo approccio molto corretto perchè finalizzato alla creazione di una rete Wireless veramente disegnata sull’esigenza del territorio e non, come invece spesso accade, sulle caratteristiche della tecnologia utilizzata.

    Nicola (www.winext.eu)

    Paese che vai Wi-Fi che trovi


    Inauguriamo stasera una rubrica dedicata alla nascita, ai successi, ai fallimenti e alle chiusure delle tante reti wireless cittadine che prolificano in giro per il mondo.

    Non è un semplice esercizio per riportare notizie che già sono pubblicate sui vari siti online specializzati, ma vuole essere un modo per poter analizzare insieme i vari modelli di business per capire il perchè le reti falliscono e cosa c’è alla base del successo di altre.

    Beijing in occasione delle Olimpiadi lancerà la propria rete cittadina servita dall’operatore CECT.Chinacomm.

    Il progetto prevede un’implementazione su tre fasi con una copertura di circa 100 Miglia quadrate con accesso gratuito durante le Olimpiadi per finire nel 2010 con la copertura completa in banda larga Wi-Fi.

    Non è dato sapere il costo dell’accesso quando il servizio sarà a pagamento ne’ è dato sapere quanto sarà libera la navigazione sulla rete wireless o wired che sia.

    La speranza è che facciano scelte illuminate come a Singapore con il progetto Wireless@SG nato anche in questo caso gratis per i primi tre anni ma già con un progetto di sviluppo che prevede costi di accesso a bassissimo costo, fortemente diffusi sul territorio e differenziati sulla base delle esigenze della popolazione e del tessuto produttivo.

    Chi invece pare non si sia mosso in modo illuminato è il governo locale di Oakland in Michigan e l’operatore Pontiac-based MichTel Communications che stanno per chiudere la rete wireless cittadina costata fino ad oggi circa 6 milioni di dollari e che, a causa della difficoltà di creare un modello di business concreto, fatica a trovare i rimanenti 60 milioni di Dollari necessari secondo il progetto ideato dall’operatore.

    C’è da chiedersi cosa pensavano di fare con 70 milioni di dollari.

    Una visione forse anche peggiore di quella che ha guidato il progetto Milano Wireless che prevedeva 16 mila access point come prolunghe della rete in fibra di MetroWeb.

    E’ veramente necessario per il successo delle reti wireless metropolitane che ci sia una stretta e fattiva collaborazione fra gli operatori privati e l’amministrazione pubblica locale che non deve sostituirsi al primo ma deve impegnarsi da un lato per mettere a disposizione le proprie risorse infrastrutturali e dall’altro imporre dei criteri di servizio che tengano conto delle reali esigenze del territorio oltre che di quelle del business del provider.

    Nicola ( www.winext.eu )

    Il Wireless del bel paese


    In un articolo di qualche giorno fa Stefano Quintarelli sul suo Blog riporta dei dati decisamente interessanti riguardanti la crescita esponenziale del traffico dati in Finlandia su rete Wireless in cui emerge un dato eclatante e cioè che il traffico dati su rete wireless è aumentato del 1.300% e di questo il 92% è generato da PC a discapito di un misero 8% su rete cellulare.

    Il mercato finlandese si sa è da sempre all’avanguardia per le telecomunicazioni senza filo, come peraltro tutti i paesi nordici come la Scandinavia e la Norvegia, dove durante un mio viaggio qualche anno fa mi collegavo gratuitamente nel 90% dei posti ( villaggi di pescatori compresi ) in cui mi fermavo.

    Ma proprio qui sta il nodo.

    Quintarelli al fondo del suo articolo riporta

    Il wireless e’ sufficiente a soddisfare i bisogni di larga fetta degli utenti e verso questo si orienterà il mercato, sottraendo risorse alla rete fissa colpendo la sua remunerabilità. Il bisogno al lungo termine dell’economia del Paese non è soddisfatto dal mercato in presenza di competizione infrastrutturale e pertanto in assenza di pianificazione dell’interesse pubblico con il meccanismo delle concessioni presente nelle altre infrastrutture non replicabili.Prima ne prendiamo atto e prendiamo il toro per le corna, meglio è.

    Il mercato delle telecomunicazioni wireless a banda larga in Italia vive una realtà piuttosto alterata sia da impianti burocratici e decreti legge che ne limitano fortemente lo sviluppo di fatto rendendo molto difficile se non impossibile dare accesso liberamente alle popolazioni, sia da un’oligarchia di consulenti più attenti agli interessi dei grandi vendor che non alle esigenze reali delle aree cittadine e soprattutto rurali a cui dovrebbero dare delle soluzioni.

    Nel primo caso, cioè la burocrazia, l’Italia si “giova” di un decreto ( Pisanu ) che, nel nome della sicurezza e della prevenzione contro il terrorismo, impedisce di fatto l’accesso alle reti di copertura geografica, in particolar modo chiaramente quelle wireless,  costringendo i provider di banda larga e di connettività in genere a  complicate e spesso poco gestibili pratiche che scoraggerebbero anche il più stoico degli operatori.

    Il primo risultato è che la connettività nomadica o particolari forme di promozione “virale” dei collegamenti wireless a banda larga non sono praticabili.

    Secondo risultato : se volete connettervi in wireless, o vi fate un abbonamento agli hot spot degli operatori nazionali che offrono il servizio direttamente o attraverso società più o meno controllate o vi comprate una fantastica chiavetta USB HSDPA ( dove c’è….ma dove c’è? ) a costi notevolmente superiori ( con buona pace dei sostenitori della Net Neutrality ma via cellulare come il Prof. Fuggetta ).

    Si rende indispensabile a mio parere, per poter creare i presupposti minimi per uno sviluppo almeno paragonabile a quello finlandese, abbattere questo paletto burocratico, per molti versi demagogico, che non solo non ritengo sia in grado di fermare eventuali malintenzionati ma sicuramente ha fatto e sta facendo l’interesse di alcuni.

    Altro aspetto, non meno importante del primo, è l’atteggiamento di chi dovrebbe dare i giusti consigli agli amministratori per lo sviluppo di reti di informazione accessibili e democratiche in grado di dare un forte e concreto contributo alla lotta contro il digital divide.

    Dando un’occhiata in giro non sembra che questo accada visto il proliferare di progetti di coperture geografiche e cittadine costruite a misura della tecnologia rappresentata e non delle esigenze delle popolazioni e del tessuto produttivo della zona.

    Così assistiamo a progetti faraonici come quello di Milano il cui solo costo di progettazione pare sia stato deliberato con decina decine di migliaia di Euro di consulenze, e che poi non più di un anno dopo è stato ridimensionato almeno dieci volte il progetto originale ( e mi vien da dire grazie a Dio ).

    La creazione di reti di copertura geografica o metropolitane che funzionino è un fatto più culturale che tecnologico e si rende necessario un cambiamento radicale di atteggiamento progettuale che preveda la costruzione di reti che si alimentino “dal basso” in base alle reali esigenze dell’area interessata e dei suoi abitanti e che attraverso un piano di sviluppo in grado di autosostenersi ottimizzi fortemente gli investimenti mettendo nelle condizioni gli operatori pubblici e privati del territorio e perchè no gli stessi cittadini interessati a partecipare all’investimento necessario.

    Il bello è che poi i grandi consulenti fanno anche i convegni in cui si fanno pagare per essere ascoltati dal pubblico.

    Viviamo in un bellissimo paese. ( pieno di tori da prendere per le corna )

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  • Nella categoria: Reti Cittadine
  • Foto da Flickr

    • Indicazioni stradali
    • Wi-fighters all'opera
    • N.A.A.W. nell'area test
    • Rete_Montiferru_2
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    • IMG00157
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    • 26 Installazione notturna al Centro Multimediale Montiferru.JPG
    • Antonio Cirone@Wi-NextBPD
    • Wi-Next Business Partner Day
    • Mancho in meeting@Wi-NextBPD

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