26 Giu
La settimana scorsa il Governo ha approvato la manovra finanziaria per i prossimi 3 anni dando ampio spazio al tema del digital divide e prevedendo 800 milioni di Euro per il periodo 2007-2013 per lo sviluppo di reti a banda larga di nuova generazione.
Non è dato sapere ancora come questi soldi verranno stanziati e in base a quali criteri verranno assegnati e a chi, ma ci sono alcuni passaggi che sembrano interessanti come ad esempio una serie di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate e soprattutto l’impegno entro un anno per il rilascio di una serie di decreti legislativi finalizzati alla definizione di un quadro normativo che faciliti e incentivi lo sviluppo delle nuove reti di trasmissione anche attraverso l’abbattimento di una serie di trafile burocratiche.
Ma il tema più caldo e sicuramente attuale è quello riferito alla razionalizzazione dello spettro radio finalizzato a favorire lo sviluppo e l’utilizzo di sistemi di trasmissione senza fili a larghissima banda.
Il comunicato fa un rapido accenno a possibili liberalizzazioni di frequenze attualmente in utilizzo presso l’amministrazione civile e militare al fine di creare i presupposti per l’utilizzo di frequenze molto utili per lo sviluppo di sistemi avanzati di telecomunicazione.
Qualche mese fa avevamo proposto all’AGCom la liberalizzazione, se pure parziale, di alcune frequenze e in particolar modo dei 700 e dei 900 Mhz per lo sviluppo di reti di telecomunicazioni wireless, in particolar modo nelle aree rurali, facendo notare che tali frequenze, per il cui riutilizzo l’AGCom aveva appunto lanciato una consultazione pubblica, sarebbero la soluzione ideale per la copertura di vaste aree geografiche a bassissimo costo.
Chiaramente all’epoca il tutto cadde nel silenzio, ma chissa se ci hanno ripensato? Noi restiamo allerta.
Peccato non si faccia accenno alcuno ad iniziative per la sensibilizzazione e l’incentivazione all’utilizzo di sistemi opensource in modo da evitare di spendere soldi pubblici a favore di costosissimi brevetti, magari anche stranieri, e ottimizzare gli investimenti utilizzando soluzioni aperte a basso costo e in grado di scalare in base alle reali esigenze del territorio senza rendere le pubbliche amministrazioni locali ostaggi dei vendor e della loro tecnologia.
Chiaramente da buoni italiani scettici seguiremo con molta attenzione l’evolversi delle attività, ma per adesso non possiamo non notare con rammarico che anche questa volta il Governo ha perso l’occasione di fare una cosa semplice, giusta, saggia e soprattutto a costo zero per incentivare lo sviluppo di reti di accesso broadband wireless : eliminare il Decreto Pisanu.
Ma noi non demordiamo e torneremo imperterriti a chiederlo ancora, fin quando non troveremo il modo di farci ascoltare.
Per chi fosse interessato alla lettura allego il documento che avevamo portato all’attenzione dell’AGCom con la proposta di una politica per la lotta al divario digitale attraverso l’uso di sistemi wireless. ( è u po datato come documento ma in certi passaggi penso purtroppo ancora attuale ).
One Response per "Una finanziaria anti digital divide?"
Mah, per adesso l’atto concreto e’ stato quello di congelare i fondi gia’ allocati alle Regioni … mumble … mumble …
Chiamiamola strategia flessibile …
Mauro
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